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Sei panchine in cerca d’autore

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Tempo di lettura: 2’. Leggibilità ***.

I sette racconti ispirati dalla foto sono la dimostrazione di come possano essere diversamente lette le immagini degli scatti.

Nell’esempio erano state indicate delle linee guida che hanno, in qualche modo, fatto convergere tutte le narrazioni. Nei prossimi giorni verrà proposta una nuova fotografia, in questo caso senza alcun suggerimento, che si presterà di certo a letture ancor più variegate.

Per l’ascolto dei sette racconti clicca qui.

Gli autori, come convenuto, restano anonimi. Di seguito il mio racconto.

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“Si direbbe una mattina come tante, ma siamo davanti alla sede del Tribunale di Palermo in una mattinata soleggiata. E’ ancora presto e, chi non ha voluto rischiare di arrivare tardi, si è premurato di anticipare i tempi del viaggio.

Fortunatamente ci sono le panchine e si può approfittarne, evitando di accalcarsi in piedi per ore davanti al portone d’ingresso.

Nell’attesa ciascuno dei personaggi sembra assorto nei suoi pensieri. Sulla destra, in primo piano, una giovane coppia che appare serena, nell’attesa, si è persino addormentata.

Con un radar ultrasonico di nuova generazione e un po’ di fantasia si possono intercettare le frequenze cerebrali dei diversi soggetti e catturare sensazioni e messaggi.

Il primo a sinistra, quello con la mano in testa, pensa ai guai che di lì a poco potrebbero profilarsi, per quella che è stata in fin dei conti una sciocchezza. La donna che gli sta di fronte guarda nel vuoto e sembra assente, ma entrambi sono irradiati da chiari raggi di sole che potrebbero anche essere profetici di buone notizie: chi sa! Del resto sono entrambi fervidi credenti.

Sulla sinistra, quasi fuori scena, un signore più attempato è munito di coppola: ha forse pensato che l’attesa potrebbe essere lunga e il tempo in inverno è sempre mutevole.

Al centro, un signore più robusto è rivolto verso l’edificio e sta pensando: “ma quando arriva l’avvocato? Aveva detto ieri che ci saremmo visti qui intorno alle otto. Va bene che gli uffici aprono alle nove, ma lui quando arriva? Non facciamo che l’ha dimenticato?”

La panchina alle sue spalle è l’unica vuota, forse lo è sempre stata quella mattina o chi la occupava si è poi scocciato di aspettare, si è avviato o è andato a rifocillarsi al bar, magari per una bevanda calda. Potrebbe pure essere, dato l’orario.

Lo sguardo torna sugli unici personaggi che appaiono rilassati e dormono sereni.

L’accenno d’abbraccio di lui è in verità solo un arto che si appoggia dolcemente alla ragazza, che naviga anch’ella in una realtà onirica. Che cosa in verità stiano sognando non è dato sapere.

Forse, per il tiepido sole sognano entrambi di essere distesi in amache legate a palme, ad abbronzarsi, alle Maldive o alle Seychelles; guai a scoprire l’un l’altro se stanno vivendo avventure differenti, che li vedono separati nei rispettivi sogni.

E’ comunque certa una cosa, quell’alzataccia mattutina è stata, per loro, che hanno lavorato ieri fino a tarda ora, una mazzata. E poi, prendere la corriera alle sei, per venire in tempo dal paese …

La staticità dei sei soggetti è assoluta e associa tutti i personaggi presenti sulla scena. Sono tutti isolati sì, ma pure accomunati nell’attesa di qualcosa o di qualcuno in questa mattinata di gennaio, ove raggi di sole regalano un tepore di primavera.”

Buona luce a tutti!

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