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Notte di paura e di speranza

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Vincent Van Gogh - La notte stellata (1889)
Tempo di lettura: 2’. Leggibilità ***.

Dal drammatico, e auguriamoci non disperato, intervento governativo di questa notte sul contrasto alla epidemia da Corona Virus abbiamo capito due cose

a) Che, sanitariamente parlando, da oggi, uno non vale più uno, dato che le strozzature esistenti nei servizi ospedalieri potrebbero costringere a scelte laceranti su chi far accedere alle apparecchiature di rianimazione, in base alle maggiori o minori probabilità di sopravvivenza. A ciascuno di noi meditare su questa potenziale perdita di civiltà.

b) Perché noi Italiani abbiamo, nella diffusione del virus anche a livello internazionale, responsabilità non da poco, che, tutt’altro che velatamente, altri paesi ci attribuiscono.

Il decreto di stanotte ha un padre, che non è il Governo, bensì la lobby, e sia questo termine pronunciato con assoluta riconoscenza, dei medici che ha fatto finalmente sentire forte e chiaro il suo grido di allarme tanto sul piano scientifico quanto su quello organizzativo. Non è tempo di polemiche, ma le indecisioni e le incertezze di coloro che ci amministrano stanno davanti a tutti.

Forse da stanotte è stato posto fine anche al fervente opinionismo, stimolato dai nostri mezzi di comunicazione, che non ha a che fare con la libertà di espressione, ma con un protagonismo da coglioni. Gli untori mediatici giustificano i comportamenti individuali più a rischio, pronunciando, con pretesa autorevolezza, la boiata di turno. Per tutte l’affermazione, sentita più volte, che il Corona virus sia come un’influenza.

Ora ci sarà da combattere un altro pericolo mediatico, quello della spettacolarizzazione delle notizie più allarmanti.

Ed eccoci al secondo punto che riguarda la nostra indisciplina, che ci ha fatto prendere sotto gamba i rischi di diffusione dell’epidemia. Come oggi siamo a costatare che le persone nelle zone più prossime ai focolai non hanno autoregolamentato le proprie abitudini sociali (la corsa di stanotte ai treni per uscire dalla Lombardia e l’affollamento sulle piste di sci di questi giorni sono le ultime manifestazioni di civismo), ci dobbiamo chiedere quanta frenesia abbia continuato a governare anche i rapporti economici di noi italiani con la Cina.

Business as usual è stato quasi certamente il mantra da seguire fino alle settimane di conclamata emergenza, facendo, in nome degli affari, la spola con il Paese asiatico. Il quale ci ha viceversa insegnato il valore della disciplina, trasmessa anche alle comunità di altri paesi, comprese quelle presenti in Italia.

Ora l’obiettivo primario è di uscire da questa situazione. Poi dovrebbe essere quello di interrogarci sulle lezioni apprese. Ma, scusateci se anticipiamo i tempi, la fiducia che saremo in grado di farlo non ci accompagna. Ci dimenticheremo presto di tutti i nostri sgangherati modi di agire, tenendo fede al motto Io speriamo che me la cavo.

 

 

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