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Lo sceicco diversificato

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Petrolio, a letto col nemico

Gli Stati del Golfo Persico hanno un’economia fortemente dipendente dal petrolio, croce e delizia di quella parte del mondo. Negli ultimi anni, soprattutto croce.

Ebbene sì, anche i ricchi piangono…. gli sceicchi risentono del crollo del petrolio causato dalla protratta recessione mondiale, aggravata dalla pandemia (10/20 dollari al barile rispetto ai 70/80 dollari al barile del 2008).

Di conseguenza, i vari paesi dell’area del golfo hanno avviato piani di diversificazione dell’economia.

Il premio per il più accattivante progetto di modernizzazione del sistema va sicuramente all’Arabia Saudita e al suo piano per l’evoluzione socio-economica-finanziaria del paese: VISION 2030.

Un progetto da “Mille e una notte”

VISION 2030 si fonda su 3 pilastri: crescita delle attività culturali (soprattutto turismo); diversificazione dell’economia (ingresso massivo delle donne nel sistema economico, iniziative di sviluppo della PMI, investimenti pubblici a sostegno di specifici settori); affermazione dell’Arabia Saudita come hub globale.

La storia del progetto è degna di House of Cards, intrisa come è da un’avvincente serie di intrighi di palazzo.

Dominus del piano di diversificazione, ed eroe della nostra storia, è Mohammad bin Salman –  anche noto come MbS, figlio, nonché principe ereditario, del Sovrano Salman bin Abdulaziz Al Saud.  MbS nel 2011 riesce abilmente ad ottenere l’approvazione del progetto da parte del Consiglio dei Ministri.

Ma il progetto è strabiliante anche nel budget, oltre che nei contenuti…servono altrettanto strabilianti finanziamenti.

Purtroppo, la situazione economica saudita è caratterizzata da pronunciata incertezza e quindi da uno scarso afflusso di investimenti esteri. Il principe avrebbe dovuto contare, almeno in una fase iniziale, su fonti di finanziamento domestiche.

Peccato che dal 2011 in poi, in seguito alla seconda crisi finanziaria globale, il prezzo del petrolio sia sempre stato troppo basso per sostenere i conti e gli investimenti pubblici sauditi.

Il progetto giaceva lettera morta, in attesa di finanziamenti.

Aspettando il re

Con un ritardo degno della burocrazia italiana, VISION 2030 viene comunque lanciato nel 2016. Ma i lavori procedono a singhiozzo, visto che le casse del Tesoro sono vuote.

Nel 2018 al nostro inesauribile principe ereditario viene in mente l’idea geniale: la quotazione del “gioiellino di famiglia”, la Saudi Aramco!

Per notizia, Saudi Aramco è l’azienda più redditizia al mondo con un utile (2018) di 111,1 miliardi di dollari – il  doppio di Apple e il quintuplo delle major petrolifere (Royal Dutch, Exxon Mobil) –  e un giro d’affari di oltre 350 miliardi di dollari. VISION 2030 potrà finalmente decollare!

Ma qualcuno non è d’accordo…. il potente Ministro dell’energia, Khalid al Falih – artefice dello storico accordo OPEC+ per il taglio della produzione di greggio – è infatti contrario all’operazione in quanto causerebbe un depauperamento delle risorse nazionali.

Per tutta risposta, MbS rimuove dall’incarico il ministro al Falih nominando Abdulaziz bin Salman, altro figlio del Sovrano Salman bin Abdulaziz Al Saud. E’ la prima volta che un membro della famiglia reale viene messo a capo della politica petrolifera del paese, segnalando un accentramento del potere senza precedenti.

Per completare l’opera, lo sceicco diversificatore procede anche alla sostituzione di al Falih come presidente della Saudi Aramco, conferendo l’incarico ad un finanziere vicino alla casa reale.

Comunque sia, la rimozione di al Falih da tutte le sue cariche favorisce il processo di quotazione di Saudi Aramco, programmato da MbS in due fasi, sulla Borsa domestica entro il 2019 e sulla borsa di Tokyo nel 2021.

Il consorzio di banche d’affari che seguono l’operazione valutano il colosso saudita circa 2 trilioni di dollari. Dall’IPO per il collocamento dell’1,5% del capitale sono stati raccolti circa 30 miliardi di dollari soprattutto tra fondi sovrani di paesi “amici” (Emirati, per intenderci).

Peccato che – indifferenti persino alla riduzione del prezzo di collocamento del 15% – gli investitori esteri si siano disinteressati dell’operazione, frenati dai troppi rischi geopolitici e di governance pendenti sulla compagnia petrolifera. Infatti, abitualmente, la casa reale si auto-elargisce dividendi straordinari (20 miliardi di dollari nel solo primo semestre 2019). MbS non ha chiarito se questa “policy” aziendale permarrà anche dopo la quotazione.

Le speranze per Saudi Aramco di intercettare investimenti esteri sul mercato secondario crollano a dicembre 2019. I droni dei ribelli yemeniti sferrano un attacco micidiale al più grande impianto mondiale per il trattamento di greggio (Abqaiq) e al secondo campo petrolifero saudita (Khurais). Un episodio che costituisce una escalation drammatica delle tensioni geopolitiche nell’area,  stravolge gli scenari e avrà inevitabilmente un riflesso negativo sul processo di quotazione di Saudi Aramco.

Inoltre, dispiace dirlo, ma la controversa figura del principe ereditario, dominus de facto del Regno, rappresenta un rilevante fattore di incertezza per gli investitori esteri. La mancanza di prudenza nella gestione dei dossier internazionali e la spietatezza nell’affrontare le questioni interne (giornalista Kashoggi, cugino Mohammad bin Nayef) sono serie fonti di discredito, che mettono a rischio l’appetibilità del paese.

Tutto è bene….

Non tutto è perduto, però, per il nostro eroe diversificatore.

Nonostante lo scenario non favorevole, le politiche di attrazione di capitali esteri intraprese dalle autorità politiche saudite sembrano funzionare. L’aumento di aziende straniere operanti nel paese è da record (+54% nel 2019), consentendo all’Arabia Saudita di scalare ben 30 posizioni nel Doing Business della World Bank.

Con i forzieri del Tesoro belli pieni, le autorità politiche saudite si sono finalmente determinate a perseguire i piani di riforma e ad accelerare gli investimenti nel 2020.

Lasciamo quindi il nostro principe ereditario con una sensazione di incoraggiante (ma moderato) ottimismo e… Arrivederci al 2030 !

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Laureata con massimi voti in Economia all’Università di Bologna e poi in Psicologia Evolutiva presso La Sapienza di Roma, svolgo attività di consulente in materia di business model bancario e innovazione finanziaria. Beneficio inoltre di una consolidata esperienza di lavoro presso organismi internazionali. Attualmente collaboro con una prominente università di Roma per la pianificazione di corsi e master in materie giuridiche e gestionali e partecipo come relatore a numerosi seminari presso le maggiori università italiane. Ho lasciato nel cassetto le abilitazioni a commercialista e revisore dei conti. Appassionata di psicodinamica, sono molto sensibile agli aspetti psico-socio-culturali di ogni evento e fenomeno, anche oltre i confini nazionali. Vivo il mio tempo con un approccio critico al mondo e un costruttivo spirito di cambiamento. Figlia di 3 figlie adolescenti, che mi hanno insegnato tutto della vita, risiedo a Roma da oltre 20 anni mal sopportando la noncuranza che l’avvolge. La mia capacità predittiva sugli eventi mi ha fatto guadagnare il soprannome (e il trattamento) di Cassandra 2.0

3 COMMENTS

  1. Diversificare un sistema economico è impresa ardua soprattutto quando genera risorse enormi. In tempi di crisi, come nel caso arabo, tutto diventa difficile. Sembra lontano il problema per il nostro paese, ma le cifre e i volumi di affari del settore turistico pari al 10/15 per cento del PIL pongono un problema simile, dopo il terribile calo dovuto alla pandemia. In alcune aree la dipendenza economica è paragonabile a quella dei paesi arabi per il petrolio.Come recuperare la flessione e in quali tempi ? Ieri ho partecipato a un interessante webinar della fondazione CESIFIN di Firenze. Molte idee, turismo di qualità, allungamento dell’offerta nelle case vacanza, turismo di prossimità, ma difficilmente si recupereranno i milioni di arrivi e di presenze. Un dato su tutti mi ha colpito, il settore turistico non ha una grande attitudine a pagare imposte e tasse ad iniziare dalle piattaforme di prenotazione che in Italia quasi le evitano a fronte di miliardi di ricavi, e poi tutti gli altri. Tutto in modo legale.

  2. E’ indubbio, come già sottolineato nelle sue valutazioni di multi-dimensionalità mondiale e complessità educativa “affordance” lo sceicco diversificato, che ritengo un processo globale e dinamico volto ad identificare e descrivere la natura e l’entità dei problemi, spec. per quanto concerne i loro punti di contatto e la loro reciproca armonizzazione, che la globalizzazione sia multidimensionale, ovvero che essa investa numerosi ambiti della nostra vita, ma pensiamo che sia più semplice, e probabilmente più utile, analizzarla e comprenderla a partire dalla sua dimensione economica. L’economia diventa globale quando le sue attività fondamentali raggiungono un grado di integrazione elevato dal punto di vista temporale e geografico. I mercati dei capitali, ad esempio, sono interconnessi su scala mondiale allorché in tutti i paesi il rendimento di risparmi e investimenti, anche se impiegati solo in misura modesta al di fuori dei confini nazionali, come nel caso degli Stati del Golfo Persico, dipendono dall’evoluzione e dal comportamento dei mercati finanziari internazionali.

  3. L’operazione finanziaria efficacemente descritta illustra delle realtà che, più che seguire delle regole di mercato, assecondano voleri elitari di potentati economici e politici che dominano, incontrastati, realtà “feudali”.
    Il potere del mondo finanziario è, del resto, un fatto ormai acclarato e gli equilibri socio-politici che caratterizzano in ogni tempo i luoghi del pianeta assecondano le logiche finalizzate principalmente al mantenimento del potere.
    L’esempio saudita, in quest’ottica, appare abbastanza emblematico e la semplicità del disegno politico ne facilita la lettura.
    Altrettanti disegni, ma molto più complessi, attanagliano il pianeta. Ma noi restiamo indifferenti nel vivere nella bolla mediatica che attenua i rumori, abbassa le luci e ci mantiene piacevolmente sonnolenti.

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