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Per chi suona la campana delle banche?

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Sono lugubri i rintocchi che provengono dal mondo delle banche. Problematiche di natura diversa, che in comune hanno quella di prefigurare il forte ridimensionamento dell’intermediazione finanziaria nel nostro paese.

Sia chiaro le banche godono sontuosamente dei miliardi del risparmio delle famiglie italiane e, alla bisogna, dei lauti aiuti di Stato ma sono completamente ferme, immobili, forse non più vive. Vediamo tre questioni in particolare che dovrebbero togliere il sonno anche alle autorita’.

Concentrazione

L’ottimo articolo di Salvatore Bragantini sul Corriere della Sera del 3 luglio I rischi di uno squilibrio del sistema bancario ripercorre i profili essenziali della intenzione  di Intesa Sanpaolo di acquisire UBI. E lo fa con maestria e malcelata perfidia. Signori, ci dice, l’unico modo per vivere nell’asfittico mondo bancario e’ il consolidamento. La concentrazione delle banche e’ necessaria perche’ e’ il mezzo idoneo per assicurare agli azionisti appetitosi dividendi, una volta tagliati i rami secchi tra personale, sportelli e altri centri di spesa.

Nulla da eccepire anche perché pochi giorni fa la BCE si è apertamente schierata con un documento in pubblica consultazione a favore di questa prospettiva.

“Consolidation may help euro area banks achieve economies of scale, become more efficient and improve their capacity to face new challenges such as digitalisation. The profitability and sustainability of banks’ business models are among the supervisory priorities for 2020, and are important for increasing the resilience of banks and their capacity to service the economy, including in the context of the coronavirus (COVID-19) pandemic.”

E’ evidente che c’è modo e modo di procedere in questa direzione.

Concorrenza

Ovviamente, poiche’ non tutte le palle possono andare in buca, l’operazione di cui parla Bragantini andrà a discapito del grado di concorrenza del sistema tanto che l’Antitrust ne ha bloccato per ora l’attuazione.

Ricordiamo infatti che l’AGCM  l’11 maggio ha avviato il procedimento istruttorio, ai sensi dell’art. 16, commi 4 e 6, della legge n.287/90, in relazione all’operazione di concentrazione con la quale il Gruppo Intesa Sanpaolo intende acquisire il Gruppo UBI – Unione di Banche Italiane, tramite l’offerta pubblica di scambio (OPS) promossa in data 17 febbraio 2020.

E qui veniamo al secondo punto, quello della scarsa concorrenza del sistema bancario italiano, che si accompagna a una sbilenca distribuzione dimensionale delle banche. Da una parte, Unicredit e Intesa, anzi sempre più soltanto Intesa, perché Unicredit e’ vestita di esteromania e ha rinunciato in Italia a importanti aree di business bancario a cominciare dal risparmio gestito e, dall’altra, una pletora di banchine, residuo di quelle che erano un tempo le banche del territorio, che sono fallite o divenute insignificanti.

In considerazione dell’importanza dell’operazione, l’istruttoria dell’Antitrust è volta a verificare i possibili effetti sulle dinamiche concorrenziali nei mercati bancari, finanziari e assicurativi, nazionali e locali.

Nel provvedimento dell’AGCM di apertura dell’istruttoria, che suggeriamo di leggere, troviamo infatti importanti indicazioni sulla struttura del mercato bancario nazionale.

“Con riguardo alla raccolta bancaria diretta, solamente a livello nazionale, ISP detiene una quota pari a [20-25%] e si posiziona come primo operatore, seguito da Unicredit S.p.A., con [10-15%], e dal Gruppo cooperativo ICCREA, con una quota di [5-10%] e il Gruppo Banco BPM, con il [5-10%]; la quota di UBI è pari a [5-10%], mentre BPER detiene invece una quota pari a [1-5%]. Tra i principali gruppi bancari in termini di raccolta diretta figurano anche Monte dei Paschi di Siena S.p.A., con il [1-5%], Cassa Centrale Banca, con il [1-5%] e Banca Nazionale del Lavoro S.p.A., con il [1-5%]”.

Intesa e UBI insieme arriverebbero a detenere il 35% della raccolta con punte intorno al 40% in alcune importanti aree italiane. Si accentuerebbe l’atipica distribuzione di un sistema concentrato in poche banche con quote di mercato importanti e piccole banche con quote insignificanti. Manca il mondo di mezzo, la banca regionale tanto osannata in passato perché artefice con le PMI del miracolo economico del Paese.

E’ come se una squadra di calcio giocasse con molti giocatori sulle ali del campo e nessuno al centro. E’ una voragine tattica che può essere letale perché mancano i presidi nella zona di centrocampo, ove in genere si vincono le partite.

Alla fine, crediamo che  l’operazione di aggregazione Intesa Ubi andra’ in porto, mentre alle ortiche andra’ la possibilita’ di creare il terzo polo bancario dopo la stessa Intesa e Unicredit. Il quale terzo polo vedeva proprio in UBI una solida banca potenzialmente aggregante di altre in condizioni di fragilità.

Rimarranno con tutta probabilità i problemi di MPS, sempre più vicino alla definitiva nazionalizzazione, potranno accentuarsi i segnali di criticità di BPM, emersi con i dubbi sulla gestione espressi dallo stesso fondo di investimento che detiene la maggioranza relativa del capitale, riprenderanno forza i tentennamenti del mondo cooperativo, per rimettere in discussione la riforma centrata sul Gruppo Bancario Cooperativo, tirando di nuovo in ballo il valore delle autonomie di trecento piccoli soggetti da considerare più importante dei rischi di frammentazione. Per non dire della cronicizzazione di crisi come quella di Carige e della Banca Popolare di Bari, salvo se altre pronte a manifestarsi.  Di una Banca del Sud non si parla più neanche nelle discussioni di maniera. Insomma avremo una sola grande banca nazionale, circondata da un sistema disomogeneo e non in condizioni di robustezza per innovare e migliorarsi.


L’occasione persa

Che il sistema agisca secondo logiche statiche è emerso dai comportamenti delle banche durante la pandemia. Era una occasione per rilanciare la propria presenza nei servizi di qualità alle famiglie e alle imprese. Non necessariamente di natura finanziaria potendo esserci spazio per una offerta qualificata di consulenza, di promozione dei servizi da remoto, di sviluppo di azioni di inclusione finanziaria.

Come sentiamo quotidianamente in TV, ciò che non ha funzionato nella catena di trasmissione degli input governativi poteva essere in buona parte appannaggio delle banche, proprio per la posizione centrale che esse hanno nel sistema economico. Purtroppo, non è stato finora così, essendo prevalse logiche burocratiche, financo manifestazioni di sfiducia verso clientela conosciuta da sempre. Ha colpito molto l’annuncio di alcuni banchieri che dovevano procedere con attente selezioni prima di erogare i benefici pubblici. Eppure molti erano clienti da anni: imprese, artigiani, famiglie di lavoratori e chissà quanti altri che lamentano di essere stati lasciati indietro, ingiustamente e forse irreparabilmente a causa di certe esasperate prudenze. Non lo sapremo mai.

Tra le infrastrutture sulle quali poter contare per una effettiva ripresa del Paese i dubbi di un sistema bancario all’altezza crescono ogni giorno di più.

 

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