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I Nobel in economia che non premiamo mai l’Italia

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Franco Modigliani nel 1985 diviene il primo (e unico) italiano vincitore del Premio Nobel per l’economia, per i suoi rivoluzionari lavori sul risparmio e i mercati finanziari. Poi più nulla ci ha riguardato. Perchè ? Cosa realmente ci manca per essere competitivi con i maggiori centri di ricerca a livello mondiale. Non ho risposte certe ma qualche suggestione può sorgere dall’assegnazione dei premi di quest’anno a tre studiosi, provenienti da prestigiose università statunitensi.A domande complesse hanno tentato di dare risposte semplici. Semplici  fino al punto di rischiare di essere banali.

L’analisi delle relazioni tra causa ed effetto è, quindi, questione da Nobel, più correttamente da premio della Sveriges Riksbank Prize in memoria di Nobel. Chi l’avrebbe mai pensato. Mi scotto le mani e capisco che devo stare attento ai fornelli della mia cucina. Come scoprire l’acqua calda. E’ così ? Non credo. A parte le battute di una simpatica economista inglese che ha proposto l’abolizione del premio Nobel per le scienze economiche, i lavori di questi economisti, definiti natural esperiments, sono degni di attenzione se aiutano a migliorare con ricerche sul campo le misure di politica economica. Qui di seguito riporto una parte della motivazione.

Many of the big questions in the social sciences deal with cause and effect. How does immigration affect pay and employment levels? How does a longer education affect someone’s future income? These questions are difficult to answer because we have nothing to use as a comparison. We do not know what would have happened if there had been less immigration or if that person had not continued studying.

However, this year’s Laureates have shown that it is possible to answer these and similar questions using natural experiments. The key is to use situations in which chance events or policy changes result in groups of people being treated differently, in a way that resembles clinical trials in medicine.

In Italia è subito rimbalzata l’idea di applicare queste metodologie al reddito di cittadinanza e alle distorsioni, ovvie in tal caso, che ha provocato.

Io ne farei una maggiore provocazione in campo finanziario con due domande le cui risposte, che non riesco ad immaginare, potrebbero essere degne di un prossimo Nobel per i tanti accademici italiani. Con tutta l’educazione finanziaria che somministriamo al popolo analfabeta perchè siamo sempre così ignoranti nell’universo mondo? Con l’abnorme mole di dati e informazioni che raccogliamo sulle banche perchè poi falliscono una dietro l’altra?

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