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Ci sarà un’esplosione enorme

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Tempo di lettura 7’.
Mario Mancini ha voluto riprendere la storia curiosa e divertente raccontata da Mario Matteini attraverso la valigia.  La valigia nella vita di viaggio dell’uomo. Davvero un’originale modalità di affabularci. Cliccate previa iscrizione alla newsletter di Mario e leggete i vari episodi. La settima narrazione su un totale di otto puntate collega l’oggetto con alcune tragiche vicende della nostra vita recente, iniziando con una citazione che è già stata profetica una volta e che non vorremmo che lo fosse di nuovo.

Episodi della serie sono:
1. Le valigie della speranza
2. Le valigie salvifiche
3. Le valigie del grand tour… de force
4. Le valigie delle sorprese
5. Le valigie dei migranti
6. Le valigie dai tempi di guerra

7. Le valigie delle stragi

In questo episodio alcuni orrori che non avremmo voluto mai raccontare. Purtroppo la storia non ha nascondigli e quindi non possiamo tacere su queste valigie dell’apocalisse, della catastrofe e della vergogna. Dentro c’erano ordigni letali destinati ad esplodere laddove potevano fare più vittime innocenti. A farli esplodere erano persone fatte come tutti le altre. Quale scopo le muoveva? Rimane una domanda senza risposta.

Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.
—FINE—
Da: Italo Svevo, La coscienza di Zeno, 1923

Buona lettura!

La strage di Bologna

2 Agosto 1980, ore 10.25

Alla stazione centrale di Bologna c’è un orologio che segna sempre la stessa ora: le 10.25. Chissà quanti di coloro che lo notano sanno il perché. Eppure è lì, fermo su quell’ora, per ricordare uno degli eventi più tragici della storia della repubblica italiana, quello che sui titoli dei giornali ormai appare solo nelle ricorrenze annuali con il titolo “La strage di Bologna”.

È la mattina del 2 agosto 1980, primo sabato del mese, e la stazione di Bologna, che è un nodo strategico della rete ferroviaria nazionale, è affollatissima. Tanti sono i viaggiatori e tante le valigie.

Una di queste ha un contenuto tragicamente diverso dalle altre: 23 chilogrammi di una micidiale miscela di tritolo, T4 e nitroglicerina.

È collocata su un tavolo della sala d’attesa di seconda classe. Chi l’ha messa lì, quel giorno e a quell’ora, ha chiaramente l’intenzione di provocare una strage.

E così è: 85 morti e 200 feriti. Ora dell’esplosione le 10 e 25, quella a cui si ferma per sempre l’orologio della stazione.

Falsari

Un lungo e tormentato iter giudiziario evidenzierà un complesso intreccio fra terrorismo neofascista, criminalità comune, criminalità organizzata, servizi segreti deviati e loggia massonica P2.

Le indagini saranno ostacolate da impedimenti di vario tipo: false informazioni, prove fasulle, veri e propri depistaggi. Il più clamoroso sarà attuato con una valigia di prove false.

Fatta ritrovare nel gennaio del 1981 sul treno Espresso Taranto-Milano, essa conteneva otto lattine piene di esplosivo simile a quello impiegato per la strage, un mitra, un fucile da caccia, due biglietti aerei intestati a due fantomatici terroristi, uno francese e uno tedesco.

Collocata sul treno da agenti dei servizi segreti deviati, essa aveva lo scopo di indirizzare le indagini su una presunta pista straniera.

Quattro esecutori, tutti terroristi neofascisti, insieme ad alcuni responsabili dei depistaggi saranno condannati, ma molto resterà da chiarire, specialmente sui mandanti e sui finanziatori.

La strategia della tensione

Una pioggia di piombo

La strage di Bologna è uno dei più tragici eventi dei cosiddetti “anni di piombo”, un drammatico periodo della storia dell’Italia repubblicana.

Fra il 1969 e il 1988 una complessa trama di forze eversive, di estrema sinistra e di estrema destra, scatenò un violento attacco contro le istituzioni democratiche. Impressionante il bilancio: 268 gruppi terroristici armati in azione (97 “rossi” e 171 “neri”), più di 7000 attentati; diverse centinaia di morti e migliaia di feriti.

Brigate rosse, nuclei armati proletari e altri gruppi armati di estrema sinistra uccisero e ferirono magistrati, uomini politici, sindacalisti, dirigenti industriali e forze dell’ordine. Il loro obiettivo dichiarato era l’abbattimento del capitalismo e dello stato “borghese”, da perseguire attraverso la lotta armata clandestina.

Borse di morte

Le forze eversive di estrema destra praticavano la cosiddetta “strategia della tensione”. Teorizzata già all’inizio degli anni Sessanta, in accordo con apparati deviati dello stato per arginare la temuta espansione del comunismo, essa prevedeva l’organizzazione di attentati, volti a colpire vittime indiscriminate e senza rivendicazione, in modo che si potessero attribuire a gruppi terroristici di comodo veri o inventati.

E se questi attentati provocavano vere e proprie stragi non importava, anzi potevano meglio raggiungere l’obiettivo, che era quello di alimentare allarme sociale, paura e senso di impotenza, che si riteneva potessero favorire una svolta reazionaria.

La scelta dei luoghi e dei tempi evidenzia chiaramente tale intenzione: spazi pubblici, stazioni, treni, in occasione di manifestazioni o eventi che li rendano particolarmente affollati.

Ed ecco allora che borse e valigie diventano strumenti di morte: possono contenere l’esplosivo in quantità più che sufficiente e si camuffano facilmente fra i bagagli trasportati dalle altre, numerose persone.

A Milano un 12 dicembre come altri

La prima strage si consuma alla fine degli anni Sessanta, quando le forze eversive di destra decidono di passare all’attuazione pratica della strategia della tensione, perché preoccupate dalla situazione politica e sociale, soprattutto dal rafforzamento dei sindacati e dei partiti di sinistra, di quello comunista in particolare, dalla protesta studentesca, con le sue violente manifestazioni, dalle lotte operaie e dal loro successo. Tutto questo mentre il contrasto fra i partiti causa ripetute crisi di governo.

Tutto avviene secondo un copione destinato a ripetersi negli anni successivi. Il 12 dicembre, a Milano, sotto un tavolo della affollata sala principale della Banca Nazionale dell’Agricoltura viene collocata una valigia contenente sette chilogrammi di tritolo. L’esplosione provoca diciassette morti e un centinaio di feriti.

Le indagini, dopo aver seguito senza successo una scontata e fasulla “pista anarchica”, sono ostacolate da depistaggi, false testimonianze, manipolazione di documenti. Nel corso del lungo e tormentatissimo iter giudiziario avviene di tutto: interruzioni del processo, trasferimenti di sede, fuga di imputati neofascisti, con la complicità dei servizi segreti, condanne emesse in processi di primo grado, annullate nei gradi successivi.

Il risultato: accertata la responsabilità dei gruppi neofascisti e dei servizi segreti, ma nessuna condanna.

… e poi di nuovo d’agosto sull’Appennino

Diversi attentati saranno sventati negli anni successivi, fino al maggio del 1974, quando una bomba esplode in piazza della Loggia a Brescia, nel corso di una manifestazione antifascista, provocando 8 morti e 94 feriti.

A distanza di pochi mesi un altro ordigno viene collocato sul treno “Italicus” Roma-Monaco. È il 4 agosto, domenica, giorno di grandi spostamenti; la tratta ferroviaria è una delle più frequentate di tutta la rete; la valigia contenente l’esplosivo è nascosta sotto un sedile, e la sua esplosione, mentre il treno sta uscendo dalla galleria che attraversa l’Appennino tra Firenze e Bologna, provoca 12 morti e decine di feriti.

Altri attentati colpiscono treni e linee ferroviarie sia negli anni precedenti che in quelli successivi alla strage di Bologna del 1980, fortunatamente senza gravi danni per le persone.

Ci prova la P2 e poi la mafia

Qualcosa di insolito

Nel luglio del 1981 è di nuovo una valigia che ci riporta sulla scena dell’attacco contro le istituzioni democratiche, iniziato alla fine degli Sessanta. Il suo rinvenimento avviene all’aeroporto di Fiumicino.

È una valigia portata Gelli Maria Grazia, proveniente da Nizza con un volo Alitalia. Il borsone aveva uno scomparto nascosto tra la fodera e il fondo. Lì c’erano 5 buste chiuse di varie dimensioni, una di queste conteneva di un plico sigillato indirizzato a “Dott. Licio Gelli -Villa Wanda – Arezzo”.

Il “dott. Licio Gelli”, oltre ad essere il padre di Maria Grazia, è il “maestro venerabile” della loggia massonica segreta “Propaganda 2”, nota come P2, un’organizzazione che ha lo scopo di condizionare il sistema politico ed economico italiano, facendo ricorso anche a strumenti illegali e azioni terroristiche.

“Rinascita democratica”

Villa Wanda è la residenza di Gelli, in provincia di Arezzo, dove, nel marzo del 1981, era stato rinvenuto, fra vari documenti relativi alla P2, l’elenco dei nomi di 962 iscritti, fra i quali figuravano 8 generali dei Carabinieri, 22 generali dell’Esercito, 5 generali della Finanza e 4 generali dell’Aeronautica e 8 ammiragli; un centinaio di uomini politici, fra cui alcuni ministri in carica; 8 direttori di quotidiani, 7 esponenti di rilievo della radiotelevisione; 6 dirigenti di società editoriali, 4 editori e alcuni industriali.

Una delle buste nascoste contiene il programma della P2.

Intitolato “piano di rinascita democratica”, esso era un progetto che prevedeva di ”infiltrare” iscritti alla P2 nelle più importanti istituzioni politiche e sociali, dal parlamento al governo, alla magistratura, alla stampa, all’esercito, ai partiti politici e ai sindacati.

Il piano aveva ottenuto l’adesione di personaggi influenti del mondo politico, economico e dell’informazione, nell’esercito e nei servizi segreti.

Ancora in dicembre

Alla fine del 1984, proprio quando la violenza terroristica sembra attenuarsi, un nuovo attentato semina terrore e morte.

È il 23 dicembre, di nuovo un giorno di grandi spostamenti, e ancora una volta valigie piene di esplosivo su un treno, il rapido 904 Napoli-Milano, su una delle tratte più frequentate di tutta la rete.

L’esplosione avviene nella stessa galleria degli Appennini, dove, 10 anni prima, era stato compiuto l’attentato del treno Italicus, e provoca 16 morti e quasi trecento feriti. I processi e la Commissione parlamentare d’inchiesta individueranno come responsabili esponenti della criminalità mafiosa.

La strage del rapido 904 segna così il passaggio dagli anni di piombo alle stragi di mafia, un violento attacco frontale contro lo stato, sferrato da “cosa nostra”, dopo l’emissione di 500 mandati cattura emessi nel settembre 1984 dai giudici Falcone e Borsellino.

L’arma del terrore

Dalla Palestina

L’impiego di bagagli per il trasporto di armi ed esplosivo, per compiere stragi indiscriminate sui mezzi di trasporto o nei luoghi legati alla mobilità, non è prerogativa solo del terrorismo di destra.

A partire dagli ultimi decenni del Novecento il terrorismo palestinese prima e quello islamico poi compiono numerosi attentati di questo tipo, specialmente contro aerei e aeroporti.

Dopo la dura sconfitta inflitta da Israele a Egitto, Siria e Giordania nella guerra dei sei giorni del 1967, vari paesi arabi iniziano a sostenere i gruppi armati palestinesi, che compiono azioni terroristiche su scala internazionale.

Di nuovo a dicembre: a Fiumicino

Tra il 1968 ed il 1986 il terrorismo palestinese colpisce 565 volte fuori dai confini di Israele (in Italia, Francia, Germania occidentale, Grecia, Gran Bretagna).

Gli attentati sono diretti principalmente contro mezzi di trasporto, in particolare aerei. Le prime azioni terroristiche iniziano nel 1968 e diventano sempre più frequenti a partire dall’anno successivo, quando viene dirottato un aereo della TWA decollato da Fiumicino per Tel Aviv.

Seguono numerosi dirottamenti aerei e altri attentati, che complessivamente provocano 498 morti e 1.783 feriti.

Una delle stragi più sanguinose – 32 persone uccise e 15 ferite – è compiuta a Fiumicino nel dicembre del 1973, ad opera di un commando di terroristi palestinesi, scesi da un aereo proveniente da Madrid, con armi ed esplosivi contenuti nei loro bagagli a mano.

… e nei cieli della Scozia

Nel 1988, quando il terrorismo palestinese ha rallentato la sua attività su scala internazionale, si consuma una delle stragi più gravi mai avvenute in Europa.

Il 21 dicembre un aereo della Pan Am, partito da Londra e diretto a New York, viene fatto esplodere poco dopo il decollo.

L’ordigno esplosivo è nascosto in una valigia Samsonite nel vano bagagli. Nessuna delle 259 persone che si trovano a bordo si salva e i rottami dell’aereo si schiantano sulla cittadina scozzese di Lockerbie, provocando altri 11 morti. Condannato per l’attentato sarà un ex agente dei servizi segreti libici.

Il numero 11 della vergogna

A partire dagli anni Novanta del Novecento sono i gruppi fondamentalisti islamici che avviano la loro attività terroristica a livello internazionale. Dirottamenti aerei, attacchi ad ambasciate, attentati contro diplomatici, politici, turisti, spedizioni suicide semineranno vittime fino ai nostri giorni.

Molte azioni terroristiche coinvolsero mezzi di trasporto. La più sanguinosa – quasi tremila morti e diverse migliaia di feriti – fu quella dell’11 settembredel 2001, quando due aerei di linea vennero fatti schiantare contro il World Trade Center di New York, uno sul Pentagono di Washington e un quarto, dopo la rivolta dei passeggeri, precipitò nella campagna in Pennsylvania.

E ancora il terrorismo islamico fu responsabile degli attentati di Madrid nel 2004. Era la mattina dell’11 marzo, in un orario e su una rete ferroviaria di traffico particolarmente intenso per gli spostamenti dei pendolari.

Borse e zaini pieni di esplosivo vennero fatti scoppiare in prossimità di alcune stazioni. Tragico il bilancio: 192 morti e migliaia di feriti.

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