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Giuseppe Ferla. Architetto palermitano

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Per chi ritiene che l’età senile costituisce un peso per la società, come si usa spesso dire, l’architetto Giuseppe Ferla rappresenta la tipica eccezione che conferma la regola.

Bighellonando per i Cantieri Culturali alla Zisa con l’amico Salvo, durante una delle periodiche cacce fotografiche ci siamo casualmente imbattuti in Giuseppe Ferla, un affermato e prolifico architetto palermitano che, solitario, aveva appena aperto il suo stand dove erano esposte al pubblico le sue produzioni professionali in campo edilizio.

Con enorme gentilezza si offrì a parlare del contenuto dei vari pannelli che mettevano in mostra una serie di progetti e disegni che riguardavano edifici di genere vario. Erano in bella mostra i documenti inerenti a palazzi condominiali, strutture industriali, ville residenziali e tanto altro.

Nell’illustrazione dell’architetto Ferla c’era una esemplificazione dell’ampio raggio della progettazione di opere urbane ed extraurbane, con diversità dettate talvolta dal tipo di mandato ricevuto o dal fine realizzativo che gli era stato commissionato.

Come è noto l’architettura costituisce una forma d’arte a cielo aperto che si identifica con i periodi storici e questo, a prescindere dal genere, dalla destinazione sociale degli edifici realizzati e quant’altro.

Il Partenone, il Colosseo, Abu Simbel, le piramidi egiziane, quelle dei Maia e degli Inkas rappresentano ad esempio la testimonianze di civiltà passate che hanno saputo edificare manufatti monumentali; eccezionali se rapportati anche all’epoca della loro realizzazione.

In tempi più recenti in Italia il quartiere EUR di Roma, spogliandosi dai tanti preconcetti politici e al periodo storico cui lo stesso rimane legato, rappresenta anch’esso un importante complesso progettuale che, in modo completo ed esaustivo, ha costituito l’esaltazione architettonica di una certa idea di contesto.

In qualche modo, legati al ventennio fascista e ai successivi anni postbellici, si ricollegano pure i prototipi di villaggi modello di cui restano ancora diverse tracce nelle campagne siciliane e nell’Italia rurale. Al riguardo, una interessantissima opera editoriale, autoprodotta nel 2021 da alcuni fotoamatori dell’Associazione Le Gru di Valverde col patrocinio Fiaf, dal titolo “1925-1965 Borghi e Villaggi Rurali in Sicilia – Tutto Scorre” documenta e raccoglie una serie di belle immagini in bianco e nero integrate da scritte descrittive anche dei luoghi.

Come accade, purtroppo le esaltazioni e le decadenze culturali e politiche che si susseguono nel tempo condizionano, con pregiudizi che spesso non hanno nulla a che vedere con le soluzioni architettoniche in voga in particolari momenti temporali. Se poi risultano legate a scelte di soluzioni esclusive o popolari poco importa, perché in ogni caso hanno corrisposto a visioni sempre identitarie di luoghi e tempi.

Tornando alla ricca esposizione di opere dell’architetto Ferla è da dire che ammirare i tanti disegni predisposti per realizzare molteplici progetti, a noi prossimi e che ci circondano nel nostro quotidiano, veniva a suscitare un certo effetto.

Poter poi interloquire con colui che aveva ideato nel tempo gli edifici è poi stato come dialogare con la storia. Non ultimo, anche per i tanti aneddoti collegati ai singoli progetti, che talvolta aggiungevano narrazioni e raccontavano di personaggi che enfatizzavano maggiormente le originalità di alcuni manufatti.

Dalla raccolta proposta, un particolare aspetto artistico traspariva poi da alcuni schizzi estemporanei che l’architetto Ferla aveva disegnato nelle pagine di diari, che datavano così il concepimento della stessa idea creativa.

Nel volume “Diario di Viaggio” curato da Mariella Nacci, in una prefazione che intitola “Casa” e “Putia”, Leoluca Orlando sull’opera cinquantennale di Giuseppe Ferla scrive centrandone l’essenza che c’è la “missione di conciliare creatività e centralità dell’uomo con le strettezze delle normative e la disponibilità della committenza, evitando però di dar vita ad una edilizia massificata”.

Per non tediare oltre, invito il lettore ad approfittare di eventuali analoghe opportunità, nel caso gli venisse concessa l’occasione, per poter rivivere il proprio territorio sotto un aspetto che oltrepassa i connotati strettamente tecnici e scolastici destinati solo agli addetti ai lavori.

Per chi volesse conoscere di più sul personaggio casualmente incontrato rimando al citato volume, edito nel 2019 da Amici di Plumelia (costo 25 euro), dedicato alla sua ricca attività professionale.

Buona luce a tutti!

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