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Dante e le pagine che scorrono nella nostra storia

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Esce in questi giorni per Salerno Editrice (65 euro per 750 pagine), l’opera monumentale di Enrico Malato su l’Inferno. Fa parte di un progetto che si sviluppa in più anni e in più opere volto a offrire un commento alle opere del Poeta. Si resta senza parole di fronte a un lavoro del genere e il libro si apre con emozione per la densità del sapere che è insito. Un toccasana dello spirito che va di pari passo con l’obiettivo del grande dantista di darci una visione esaustiva delle terzine dantesche, di tutte le esegesi possibili. Abbandoniamo le suggestioni scolastiche perchè questa opera scava nel profondo del mondo medioevale e va alla genesi della lingua italiana che nella Commedia esplode per durare nei secoli fino a noi. A dire del prof. Malato, nessuna lingua è stata in grado di sopportare l’usura dei tempi, tranne l’italiano grazie a Dante. Oggi possiamo leggerlo e comprenderlo, una magia.

Eravamo fermi al 1921 in occasione del Sesto Centenario della morte di Dante quando un gruppo di studiosi coordinati da Michele Barbi pubblicò Le opere di Dante. Testo critico della Società Da testa Italiana. Oggi il curatore dell’opera si propone con uno sforzo culturale notevole di portare Dante ad oggi, dentro la nostra società così frettolosamente ignava del passato, ibernata dentro una pseudo cultura plasmata dai social.

Come è scritto nella Premessa, il libro non chiude la partita di un testo e di un commento definitivi della Commedia – obiettivo non raggiungibile – ma serve a creare un rinnovamento degli studi danteschi e l’avvio di una nuova stagione di approfondimento del messaggio del massimo Poeta nostro (e di tutte le letterature), fondato su un terreno dissodato in profondità.

Una delle tante chiavi di lettura, che mi ha spinto a prendere con entusiasmo il libro è il viaggio che promette in un mondo lontano e magico fatto di pagine che pure scorrono veloci nonostante siano composte da una, due terzine per poi lasciare la mano al commento dei curatori. Fitto, denso scritto con il carattere tipografico Dante forse ai limiti della leggibilità ma espressione della volontà di compattare nello spazio della scrittura tutto quel che il poeta ancora ci dice e di cui ci parla.

Non sembri solo una opera di erudizione in quanto si va alla ricerca delle risonanze nei versi e l’esteso commento non è la somma di chiose ma una parafrasi continua del testo che ci accompagna in tutto lo svolgimento della narrazione poetica.

Buona lettura. Dimenticavo, si dice Vita Nuova e non Vita Nova. Non lo sapevo, nonostante i miei studi classici. E’ una importante e piacevole scoperta, il desiderio, per noi forse inimmaginabile, del grande Poeta di creare allora la lingua che oggi usiamo e forse un pò anche maltrattiamo.

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