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Il maestro Manzi, l’alfabetizzazione e l’educazione finanziaria

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Never too late, ovvero Non è mai troppo tardi, la trasmissione degli Anni Sessanta del Maestro Alberto Manzi

Nell’articolo di E&FV si parla dell’iniziativa della Banca d’Italia di educazione finanziaria nelle carceri in Sicilia.
Ci si può chiedere perché si parla di “educazione” finanziaria e non di “istruzione finanziaria” considerata la materia oggetto di apprendimento.
La citata iniziativa dell’Istituto di emissione ha riproposto tale interrogativo.
In effetti, nel contesto degli istituti penitenziari si è indotti a pensare alla funzione “ri-educativa” della pena prevista dalla Costituzione e anche l’etimologia della parola porta a conclusioni analoghe (dal latino “éducere” che si traduce in “trarre o condurre fuori”).
Ma in generale perché si parla di “educazione finanziaria”?
In effetti, la spiegazione è probabilmente da attribuire alla tendenza oramai diffusa di italianizzare parole anglosassoni.

Nel Regno Unito la parola “education” ha in primo luogo il significato di insegnamento/apprendimento soprattutto scolastico (primary/elementary, secondary education).
Nell’uso italiano la parola, tuttavia, evoca contenuti e finalità ancor più elevati e nobili, in quanto richiama l’attività volta a trasmettere “principi intellettuali e morali diretti a formare caratteri e attitudini” (Dizionario Devoto Oli).
Quindi sembra un’attività augusta e più raffinata rispetto a quella orientata, più prosaicamente e banalmente, a “istruire” con nozioni e pur utili informazioni.
I soggetti, affidatari della cura di “educare”, acquisiscono di conseguenza una immagine di autorevolezza e indiscutibile prestigio.
In verità la stessa Banca d’Italia nell’ultimo report sul grado di istruzione finanziaria degli Italiani non usa mai l’espressione “educazione” finanziaria ma parla di “alfabetizzazione”).
L’indagine, va sottolineato, evidenzia peraltro ancora una volta l’insoddisfacente grado di conoscenza in materia esistente nel nostro paese, nonostante le innumerevoli iniziative formative “educative”.
Ci sembra di capire che l’obiettivo del “Piano nazionale 2021-2023” (consultabile in https://www.quellocheconta.gov.it/, anche in inglese of course!) volto a “innalzare le competenze finanziarie, assicurative e previdenziali… verso un valore tendenziale medio di 12,5, ovvero verso la media dei paesi OCSE di 13, sia ancora ben lontano.
Le cose cambierebbero se si passasse dall’educazione (Financial Education) all’alfabetizzazione (Financial literacy)? Al momento, non è dato saperlo.
Comunque, al di là delle denominazioni, saremmo ben lieti di passare da un aristocratico, ma poco efficace “modello educativo” a un “modello divulgativo”, meno enfatico, ma anche più concreto, alla maestro Manzi per intenderci.
Infatti, il “Maestro d’Italia” nel secondo dopoguerra, con quella che oggi definiremmo “didattica a distanza” (televisione), riuscì a insegnare a leggere e a scrivere a tantissimi adulti non alfabetizzati (si stima che con le sue lezioni circa un milione di persone conseguì la licenza elementare).
Una lezione che i nostri educatori ufficiali non dovrebbero ignorare.
Allora ”non è mai troppo tardi” (oggi diremmo “it’s never too late”) per cambiare?

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