Home Imprese&Lavoro Pagamenti transfrontalieri interoperabili, nuova linfa del commercio internazionale

Pagamenti transfrontalieri interoperabili, nuova linfa del commercio internazionale

70
0
Screenshot

In uno studio pubblicato sull’ultimo bollettino economico della BCE dal titolo Unlocking trade potential: the benefits of improving cross-border payments (Massimo Ferrari Minesso, Laura Lebastard and Olga Triay Bagur) viene affrontato il tema dei pagamenti transfrontalieri, partendo dal fatto che essi restano lenti e costosi. La rete dei banche corrispondenti — il meccanismo tradizionale per regolare le transazioni internazionali — accumula strati di intermediari, commissioni e frizioni operative. Per quasi un terzo dei pagamenti cross-border i costi superano il 3% del valore transato, e solo il 40% delle transazioni B2B si regola entro un giorno lavorativo. A peggiorare il quadro, i servizi di corrispondenza bancaria si sono ridotti del 20% rispetto all’inizio degli anni 2000, lasciando alcuni corridoi di pagamento di fatto scoperti.

La soluzione tecnologica per sbloccare questo rilevante potenziale del commercio internazionale è vista nella interconnessione dei sistemi di pagamento rapidi o istantanei.
Oltre 80 paesi hanno già sviluppato sistemi di pagamento istantaneo domestici (TIPS in area euro, FedNow negli USA, Pix in Brasile, UPI in India). Interconnettere questi sistemi consente a banche di paesi diversi di regolare i fondi tramite le rispettive infrastrutture nazionali, eliminando i livelli ridondanti della corrispondenza bancaria. Esistono già circa 500 connessioni globali tra fast payment system, ma la frammentazione rimane elevata e le grandi economie dipendono ancora dal modello tradizionale.

L’analisi  compiuta dallo studio (modello gravitazionale su 84 paesi e 531 link di pagamento, 2021–2024) stima che l’interlinking aumenti il commercio bilaterale di circa il 4%. È un effetto pari a circa la metà del beneficio commerciale derivante da un accordo di libero scambio e a un quarto dell’impatto di un’unione monetaria, ed è un risultato economicamente significativo, ottenuto anche tra paesi già ben connessi ai mercati globali. L’effetto più forte si ha in due circostanze:
∙ per i Sistemi che includono il regolamento wholesale (non solo retail): il commercio aggregato è trainato da transazioni di grandi importi che eccedono i limiti dei sistemi retail-only.
∙ per Regioni con costi di pagamento cross-border elevati: il guadagno proviene principalmente dalla riduzione delle commissioni bancarie, confermando che l’interlinking agisce come alternativa a metodi di pagamento più costosi.

I risultati sostengono la G20 Roadmap for enhancing cross-border payments e rafforzano le iniziative dell’Eurosistema (collegamento con UPI indiano, esplorazione di link con la Svizzera e con Nexus Global Payments). Oltre ai benefici di mercato, emerge la necessità di coordinamento multilaterale su standard tecnici, interoperabilità e barriere legali-regolamentari (finalità del regolamento, protezione dei dati, gestione delle frodi) che ancora ostacolano l’integrazione transfrontaliera.​​​​​​​​​​​​​​​​

Ciò detto, ci dobbiamo interrogare se questa visione strategica sia condivisa tanto sul piano delle istituzioni che degli operatori di mercato europei e nazionali. Nei fatti emergono altre istanze che appaiono più difficili da mettere a terra. Ci si riferisce alle azioni intraprese sul fronte delle valute digitali (euro digitale e stable coin in euro), i cui obiettivi dichiarati sono la riduzione del grado di oligopolio in mano alle grandi corporate dei pagamenti americane e le linee di innovazione che vanno genericamente in direzione dei pagamenti retail tout court o che non distinguono a sufficienza tra questi e i servizi di pagamento a vantaggio dell’impresa. L’articolo avanti citato è meritorio perché fa il focus sui benefici macroeconomici di servizi di pagamento piu efficienti a sostegno del commercio internazionale.

Per un paese come l’Italia, la prospettiva principale dell’ammodernamento della industria dei pagamenti dovrebbe essere a maggior ragione proprio questa, partendo dalla nostra conformazione industriale (quasi 5 milioni di PMI) e dal grado di apertura verso l’estero della nostra economia (valore export secondo ultimi dati Istat 643 mld, pari a oltre il 30% del Pil, in aumento del 3,3% rispetto al 2024, e con un saldo attivo della bilancia commerciale pari a 50 miliardi circa). Applicando le stime dello studio, vi sarebbe un risparmio del costo commissionale dei pagamenti transfrontalieri italiani non inferiore ai 15/18 miliardi, senza considerare l’effetto dei minori ritardi degli incassi, con conseguenze positive in termini di gestione della liquidità delle imprese. I vantaggi strutturali sarebbero dunque cospicui, sul piano della competitività dell’industria italiana.
Queste rapide considerazioni dovrebbero aiutare a comprendere il nostro più immediato interesse per un sistema integrato di pagamenti, a vantaggio dell’impresa, accrescendo l’interoperabilità di circuiti, piattaforme e sistemi.
Anche l’ampliamento del novero dei mezzi di pagamento come l’euro digitale o le stable coin in euro va letto misurandone i vantaggi per l’apparato produttivo, piuttosto che per un generico fruitore retail. Ci sembra che questo indirizzo di fondo finora manchi, prevalendo lo sforzo di superare le resistenze del sistema bancario che dalle nuove monete digitali vedono a rischio la prerogativa di emettere moneta, tramite i depositi. D’altro canto, lo stesso sistema bancario, non solo nazionale, non ha colto altre opportunità di efficientamento dei servizi di pagamento, come quella dell’open banking, che offre vantaggi in termini di velocizzazione, sicurezza e economicità delle transazioni. L’open banking è tuttora una risorsa negletta, da cui ci si attenderebbe la valorizzazione da parte del mercato.
E’ davvero singolare costatare che alcuni punti di resistenza al miglioramento dei servizi di pagamento in Italia provengano dal sistema bancario, che dovrebbe viceversa farne strumento di punta delle proprie prerogative di intermediazione, investendo più massicciamente in tecnologie innovative e adoperandosi per dare sempre maggiore stabilità di governance (alcuni recenti avvicendamenti lo confermano) a tutte le componenti che partecipano all’industria dei pagamenti nazionale.
La visione della BCE descritta nello studio Ferrari Minesso-Lebastard-Bagur è tecnicamente impeccabile, ma la sua realizzazione richiede un cambio di paradigma: i pagamenti non devono più essere visti come una “utility” da cui estrarre commissioni, ma come l’infrastruttura abilitante del commercio internazionale. In Italia, finché il sistema bancario non percepirà l’efficienza dei pagamenti B2B come uno strumento di un più profondo rapporto con il cliente impresa e non come una minaccia ai ricavi da commissioni, resteremo ancorati a un modello di corrispondenza bancaria che appartiene al passato.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here