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Anche noi abbiamo il nostro stretto strategico: il Canale d’Otranto

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La strategia del ritorno del Canale d’Otranto

Ci sono luoghi che la geografia trasforma in destino e il Canale d’Otranto è uno di questi. Per decenni è stato considerato una periferia del Mediterraneo, una semplice porta d’accesso all’Adriatico. Oggi, il suo valore strategico sta tornando al centro delle dinamiche internazionali, perché il sistema globale delle rotte energetiche, commerciali, logistiche e digitali sta attraversando una fase di profonda riconfigurazione.

Le tensioni tra Iran, Stati Uniti e Israele hanno riportato al centro della scena lo Stretto di Hormuz, uno dei principali colli di bottiglia energetici del pianeta. Ogni minaccia alla libertà di navigazione in quel tratto di mare genera immediatamente una ricerca di diversificazione delle fonti e delle rotte di approvvigionamento da parte dell’Europa.

Bab el Mandeb è l’altro collo di bottiglia.

Ed è qui che entra in gioco il Canale d’Otranto.

Il gas proveniente dal Caucaso e dal Mar Caspio raggiunge l’Europa attraverso il Corridoio Meridionale del Gas e il TAP, approdando sulle coste pugliesi dopo aver attraversato Grecia, Albania e Adriatico. Parallelamente, il Mediterraneo orientale sta assumendo un peso crescente grazie ai giacimenti energetici sviluppati tra Israele, Cipro ed Egitto e ai progetti infrastrutturali destinati a collegare tali risorse ai mercati europei.

Il Canale d’Otranto rappresenta il punto di convergenza di queste direttrici energetiche, ma la questione non riguarda soltanto il gas.

Il Canale costituisce infatti l’unico accesso marittimo ai porti italiani dell’alto Adriatico, ai Balcani e alle infrastrutture logistiche che collegano il Mediterraneo all’Europa centrale. In una fase storica caratterizzata dalla guerra in Ucraina, dal riarmo europeo e dalla crescente centralità del fianco orientale della NATO, il controllo delle linee di comunicazione marittime che attraversano l’Adriatico assume un valore strategico sempre maggiore. Esiste però una dimensione spesso trascurata e forse ancora più rilevante nel lungo periodo: quella delle infrastrutture invisibili.

Infrastrutture per l’energia e le comunicazioni 

Il Canale d’Otranto non è infatti una porta energetica, ma anche uno dei corridoi attraverso i quali transitano, linee elettriche e di comunicazioni tra il Mediterraneo orientale e l’Europa continentale. Attraverso questo spazio marittimo passano cavi sottomarini in fibra ottica che collegano l’Italia alla Grecia e alle reti digitali del Sud-Est europeo, mentre altre infrastrutture sottomarine connettono la penisola ai Balcani e al Mediterraneo orientale. Non è probabilmente un caso che l’Unione Europea abbia recentemente elevato i cavi sottomarini al rango di infrastrutture strategiche continentali, varando un piano europeo per la loro protezione dopo gli episodi di sabotaggio e danneggiamento registrati nel Baltico e nel Nord Europa. Oggi oltre il novanta per cento del traffico dati mondiale viaggia sui fondali marini e la sicurezza delle comunicazioni digitali dipende sempre più dalla protezione di queste reti invisibili. Abbiamo un rinnovato interesse internazionale verso alcuni punti chiave della sponda opposta dell’Adriatico, tra questi vi è l’isola di Sazan, posta all’ingresso della baia di Valona e situata esattamente sulla linea di passaggio tra il Canale d’Otranto, l’Adriatico e il Mediterraneo orientale. Per la sua posizione strategica, l’isola è stata nei secoli un avamposto veneziano, una base ottomana e una  installazione militare italiana, poi presidio navale durante la Guerra Fredda.

Sazan isola albanese dall’altro lato del Canale

Sazan è tornata al centro dell’attenzione internazionale attraverso importanti investimenti statunitensi che hanno riaperto il dibattito sul valore geopolitico di questo tratto di mare. Perché nella geopolitica le infrastrutture cambiano, le tecnologie evolvono, ma la geografia continua a mantenere la memoria delle proprie funzioni strategiche. Chi controlla il Canale d’Otranto osserva l’accesso all’Adriatico e chi lo osserva da Sazan controlla il passaggio da uno dei balconi naturali più importanti del Mediterraneo centrale.

La piccola isola di Sazan (Albania) a poche decine di miglia da Otranto

L’Italia si trova esattamente nel punto di intersezione di tre direttrici strategiche, l’asse est-ovest che collega il Caucaso e il Mediterraneo orientale ai mercati europei, l’asse nord-sud che collega il Nord Africa e il Medio Oriente con il cuore industriale del continente e la direttrice adriatico-balcanica che rappresenta la naturale porta d’accesso terrestre verso l’Europa centro-orientale.

Da questa prospettiva il Canale d’Otranto non appare più come un margine geografico, ma come uno snodo di connessione tra Mediterraneo, Balcani e spazio euro-atlantico.

Questo contribuisce a spiegare perché l’Italia sia destinata ad assumere una centralità crescente nelle strategie occidentali nel Mediterraneo e perché molte dinamiche diplomatiche, militari ed energetiche delle ultime settimane abbiano avuto il loro baricentro proprio nel Mediterraneo centrale.

Una nuova centralità per la penisola italiana 

Quando cambiano le rotte dell’energia cambiano inevitabilmente anche le gerarchie geopolitiche. Quando cambiano le rotte dei dati e delle comunicazioni cambia l’architettura stessa del potere.

Il Mediterraneo sta tornando ad essere il centro della competizione strategica globale e il Canale d’Otranto, ancora una volta, ne rappresenta una delle porte principali.

Forse è anche da questa prospettiva che vanno lette molte delle attenzioni internazionali rivolte oggi all’Italia: non soltanto per ciò che il Paese rappresenta, ma soprattutto per ciò che offre per i collegamenti.

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