mercoledì, Agosto 21

Un film che ricorda Proust: Dolor y Gloria

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Tempo di lettura:due minuti. Leggibilità ***.

L’ultimo bellissimo film di Almodovar in concorso a Cannes è diverso da tutti gli altri. Racconta di sè, della sua infanzia e della innocenza perduta per amore del cinema.

E’ lo straordinario Antonio Banderas che si prende in carico l’intero film di quasi due ore. E’ l’alter ego del regista. Un racconto della maturità dunque di un regista e di un attore, grandissimi. Ci tocca da vicino o meglio tocca una generazione, la mia anche se gli eventi si snodano nella Galizia spagnola del dopoguerra per approdare nella Madrid di oggi.

E’ la poesia di un mondo che abbiamo conosciuto da vicino. Il seminario se vuoi studiare e se la famiglia non ha i soldi per mantenerti a scuola. La fatica di vivere dei genitori e soprattutto della mamma troppo bella e generosa per essere dimenticata quando non c’è più.

I ricordi incastonati in oggetti che oggi non dicono niente: l’uovo di legno per rammendare i calzini. Il profumo inebriante che ha il pane e cioccolata a merenda. I fuochi d’artificio che catturano l’immaginazione dei ragazzi. La scoperta del sesso e del cinema cui il regista spagnolo dedicherà la sua vita. La caduta nella dipendenza dall’eroina per sentirti a posto quando  sei travolto dal malessere della vita.

Cinema, teatro, letteratura sono i migliori antidoti contro i guai e i malanni della vita.

Il protagonista è un regista in crisi, Salvador Mallo, che si è chiuso in casa da quando la sua creatività è terminata. Egli è vittima dell’acufene e di forti mal di testa. Il film racconta la sua vita a partire dall’infanzia negli anni ’60  con i suoi genitori (la madre è Penélope Cruz).

E ancora il suo primo amore da adulto nella Madrid degli anni’ 80 per naufragare nel dolore della rottura di questo amore. Trascinarsi poi nell’impossibilità di scrivere e girare ancora. Attraverso il viaggio nel passato qualcosa alla fine si salva, riaffiorano vecchi sentimenti, grandi sentimenti e altrettanto forti delusioni. Su tutto vince la lucidità di quello che si è perso e forse si può ricostruire.

Un film intimista, costruito con la minimalità di tanti episodi,  che ci cattura perchè ripensiamo a noi stessi e alla nostra vita. Non è solo questo, tuttavia. Non è solo una operazione nostalgia. E’ una indicazione molto potente per i ragazzi di oggi. Per avere successo non vi sono solo Erasmus e i social. Il mondo europeo, Spagna o Italia che sia, è ricco di stimoli culturali, di prospettive che affondano le radici nei millenni passati. Questo mondo è in grado di offrire ancora una vita interessante se ci mettiamo impegno e studio, proprio come è capitato ad Almodovar e a tanti altri di quella generazione.

Come Proust ci ricorda nel suo monumentale romanzo, il tempo passato non è perduto, se sappiamo ritrovarlo per avere speranza nel futuro! Non tornano gli amori di ieri ma l’amore per la vita ci puo’ essere ancora.

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