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Scenari africani della pandemia

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Nella fase iniziale della pandemia gli esperti ritenevano l’Africa al sicuro da un potenziale contagio, per due principali motivi: il relativo isolamento geografico del continente; il clima.

Il primo caso di Covid-19 è stato accertato in Egitto lo scorso 14 febbraio. Al 14 aprile 2020, i casi di contagio sono 10.789 e i morti accertati per Covid-19 sono 498 (di cui 313 in Algeria dove il tasso di mortalità è al 63%), mostrando una diffusione esponenziale della malattia, che oggi interessa 52 paesi del continente.

La World Health Organization (WHO) mostra ora preoccupazione per il diffondersi del virus che – in un continente già sottoposto a numerose e complesse emergenze sanitarie (polio, colera, HIV, ebola) – potrebbe causare la devastazione economica e sociale.

Le ragioni della preoccupazione

  1. La struttura socio-culturale del continente. La popolazione è  concentrata nelle grandi città, dove le condizioni e le consuetudini di vita non garantiscono l’efficacia di rigide misure di distanziamento sociale.
  2. I Flussi migratori. il blocco della mobilità inter-continentale di migranti e profughi ha causato l’assembramento alle frontiere di migliaia di persone che non hanno accesso ad alcuna assistenza sanitaria.
  3. La carenza di strutture sanitarie. La realtà africana – caratterizzata da grave carenze di laboratori di analisi, di kit per il test, di ospedali e di attrezzature mediche per l’emergenza – impedisce da un lato lo screening dei contagi e dall’altro lato il ricovero e la terapia dei malati gravi.
  4. L’indisponibilità di farmaci. L’Egitto ha avviato trial sulla clorochina, un medicinale per la malaria, ma occorre tempo per verificare che gli effetti sul Corona virus siano apprezzabili.

Dunque, come procedere?

La WHO sta mediando presso i governi affinchè adottino misure per consentire l’appiattimento della curva dei contagi (campagne di informazione sul rispetto dell’isolamento; tracciamento dei contatti) e, per quanto possibile, garantiscano la scalabilità delle strutture sanitarie. L’efficacia degli interventi è però messa a rischio dalla configurazione geo-politica del continente africano. La WHO propone un modello di azione decentrato, in modo che ogni provincia e distretto disponga, a livello locale, delle necessarie risorse, umane ed economiche.

Purtroppo, proprio questo è l’anello più debole della già debole catena: le risorse economiche.

I governi africani non dispongono di fondi e il reddito delle famiglie si sta ulteriormente assottigliando. Infatti, molte imprese estere hanno sospeso l’attività nel continente; gli emigrati africani in paesi occidentali colpiti dal virus hanno sospeso l’invio di fondi alle famiglie; gli abitanti dei villaggi non possono spostarsi per vendere la propria merce ai mercati.

Tutto è già perduto o resta una speranza?

Appellarsi alla generosità della comunità internazionale. Una benevolenza che deve andare ben oltre la (solita e scontata) cancellazione del debito. Servono medici e personale paramedico, attrezzature ospedaliere ma soprattutto respiratori e medicinali.

Diamo pure per scontata la generosità. Ma quale scenario è realistico prevedere per l’Africa, in un mondo dove i paesi più ricchi stanno combattendo la pandemia a casa loro e il sistema produttivo è bloccato?

 

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Laureata con massimi voti in Economia all’Università di Bologna e poi in Psicologia Evolutiva presso La Sapienza di Roma, svolgo attività di consulente in materia di business model bancario e innovazione finanziaria. Beneficio inoltre di una consolidata esperienza di lavoro presso organismi internazionali. Attualmente collaboro con una prominente università di Roma per la pianificazione di corsi e master in materie giuridiche e gestionali e partecipo come relatore a numerosi seminari presso le maggiori università italiane. Ho lasciato nel cassetto le abilitazioni a commercialista e revisore dei conti. Appassionata di psicodinamica, sono molto sensibile agli aspetti psico-socio-culturali di ogni evento e fenomeno, anche oltre i confini nazionali. Vivo il mio tempo con un approccio critico al mondo e un costruttivo spirito di cambiamento. Figlia di 3 figlie adolescenti, che mi hanno insegnato tutto della vita, risiedo a Roma da oltre 20 anni mal sopportando la noncuranza che l’avvolge. La mia capacità predittiva sugli eventi mi ha fatto guadagnare il soprannome (e il trattamento) di Cassandra 2.0

2 COMMENTS

  1. Per restare in tema del titolo dell’intervento “scenario realistico dell’Africa”, ciò che è veramente cambierà in noi sono le idee o i “valori”, che non c’è ragione di cambiare. E’ che prima vedevamo la vita come qualcosa di teso, combattuto e spinoso in cui dovevamo esercitare la nostra scelta del bene o del male, la nostra resistenza di nervi, ragionevolezza e ironia demistificatrice, e adesso invece la vediamo come uno spettacolo nelle grandi linee prevedibili e “rassicurate”, di cui vorremmo godere tutti i particolari, come qualcosa di comodo e ben fornito e stabile in cui sfogare la nostra fretta e rabbia.
    I nostri valori non cambieranno, cambierà il nostro modo di viverli: si percepisce, che essi cambieranno nella maniera più radicale, profonda e irreversibile. Indubbiamente, tra le maggiori organizzazioni economiche internazionali sono l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale (BM). … Il FMI ha come scopo principale la salvaguardia delle condizioni di stabilità del sistema finanziario internazionale. Ma la tendenza non sarà all’integrazione economica, sviluppatasi dopo la seconda guerra mondiale, che ha stimolato la nascita di forme diverse di integrazione (aree di libero mercato, unioni doganali, mercati comuni, unioni economiche). Ma all’esclusione, isolamento e marginalizzazione, poco si accorgono di questa radicalità “le maggiori organizzazioni economiche internazionali”: o meglio poco indugiano a riflettere su di essa e sulle sue conseguenze.

  2. grazie Ulderico per il tuo commento, decisamente ficcante e realistico, che, purtroppo, condivido.
    penso che il mondo occidentale abbia già abbandonato, di fatto, l’Africa (vedi Trump che proprio ieri ha sospeso i fondi per l’OMS) e che gli aiuti (comunque limitati) che la Cina sta inviando siano solo rivolti a creare o mantenere una sorta di prelazione nel momento in cui deciderà di distribuire massivamente i suoi prodotti. sono altrettanto certa che la distruzione che il virus porterebbe in Africa, non ci lascerebbe indenni ma tornerebbe a noi come un boomerang. bisogna solo pregare che il virus non si diffonda nel continente, dove, tra l’altro, si è notata una recrudescenza di ebola.

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