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Venezia, Firenze e il Covid spazza-turisti

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L’approdo per turisti in costruzione alle Fondamenta Nove, Venezia
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Venezia, la luna e tu. 

In questi tempi circolano statistiche sul turismo inquietanti, milioni di arrivi e di presenze che sono mancati e mancheranno. Da qui la necessità di far ripartire la giostra del turismo di massa, che negli ultimi venti, trenta anni ha stravolto il fragile tessuto urbano delle nostre città d’arte, risalenti al Medioevo e al Rinascimento.

Messe a ferro e fuoco da comitive che incessantemente vi affluivano anche per poche ore con tutti i mezzi di trasporto possibili. Si stima un contributo al PIL dell’Italia tra il 10 e il 15 per cento, che improvvisamente è venuto meno. In alcune città, complice una politica delle amministrazioni comunali, il turismo è l’unica attività che esiste e che investe oltre che nei trasporti, nell’agroalimentare, nella logistica e nella ricettività, oggi prevalentemente rappresentata da B&B, outlet, crociere.

La moneta cattiva scaccia quella buona, si dice. E così è stato, il turismo ha scacciato il tessuto industriale che sopravviveva tanto a Firenze e, non sembri strano, nella stessa città lagunare. Fino a qualche giorno fa nei due monumentali e emblematici centri storici non esisteva niente che non fosse legato al vociare dei turisti, provenienti da tutte le parti del mondo.

Queste vicende vanno, tuttavia, a finire perché l’ansia di ripartire, pure giustificata dai tanti posti di lavoro in gioco, si scontra con gli effetti della pandemia, che stanno emergendo in modo drammatico.

Il caso di Venezia lo dimostra. Alle Fondamenta Nuove accanto all’Ospedale Civile si sta costruendo un approdo riservato ai lancioni che trasportano i turisti per decongestionare l’area marciana, intasata come un’autostrada d’agosto. A nulla finora sono valse le proteste dei residenti e alla fine il manufatto verrà alla luce. Nel frattempo sono partiti gli esposti alla Soprintendenza.

Come ha scritto Andrea Zorzi “Oltre al pericolo per la stabilità degli edifici prospicienti le Fondamente Nove, si legge nella lettera, all’impatto estetico sui prospetti e all’inevitabile pregiudizio per il sotoportego, i cui reperti storici sarebbero ulteriormente danneggiati dal transito. la collocazione del pontile genererà nuovo traffico acqueo e moto ondoso in un punto già molto trafficato, all’imbocco di un rio (rio dei Mendicanti) a sua volta molto trafficato, con interferenza con il transito delle ambulanze». Si denuncia inoltre la creazione di «nuovo flusso turistico “mordi e fuggi”con trasformazione di zone della città ancora densamente abitate (Castello e Cannaregio) in nuove zone puramente turistiche, con inevitabile espulsione delle attività economiche non direttamente poste al servizio del turismo di massa».

Ma arriveranno per davvero le file di turisti da incanalare sulla riva dei Mendicanti che porta a Campo San Giovanni e Paolo, uno dei più belli della città?

Iniziamo a dubitarlo perchè in altra parte della città, al Lido, si vive una situazione opposta. Si chiude per l’intera stagione. Molti stabilimenti balneari hanno deciso scientemente di non riaprire. Sono quelli storici immortalati in quadri e romanzi di fama mondiale ad essere messi a riposo, tra erbacce e cumuli di sabbia che d’inverno servono a contenere le maree.

Impossibile capire i motivi e gli utenti locali dei servizi balneari ancora non si capacitano di tale scelta. Chiudere stabilimenti che hanno capanne a mare che per una stagione arrivano a 10.000 euro sembra un vero controsenso.

Ora invece la verità sta emergendo. La proprietà inglese del Des Bains Excelsior teme le responsabilità penali derivanti dalla riapertura. In poche parole, se un bagnante contrae il virus potrà chiamare in causa il proprietario per non aver vigilato e controllato a sufficienza le condizioni igienico sanitarie degli stabilimenti. Come le banche per i finanziamenti alle imprese, anche costoro invocano lo scudo penale.

Firenze stanotte sei bella in un manto di stelle

In terra fiorentina si assiste al susseguirsi di proposte per riavviare la macchina in panne del turismo. Purtroppo è difficile non vederne la genericità. Come si può smantellare un modello che, mandato elettorale dopo mandato elettorale, ha guadagnato alle amministrazioni locali il voto di gestori di sempre più numerosi ristorantini, pizzerie, locali etnici, dehors, baracchine di street food, negozietti di cianfrusaglie, agenzie turistiche e di cambiavalute, punti di bagarinaggio per i biglietti di ingresso ai musei, lavoretti di camerieri, sguatteri, cuochi (spesso improvvisati), nonché di affittuari di camere (sovente a nero)?

La concentrazione delle attività economiche nel turismo di massa non può essere un vanto né della classe politica nè di quella imprenditoriale.

Cosi viene quasi da sorridere quando si legge che la fase attuale ha permesso di assumere piena consapevolezza della fragilità del modello di sviluppo turistico portato avanti in questi anni, per promuovere un nuovo patto di convivenza tra mondo turistico e città, contrastando la rendita improduttiva e rinnovando anche etica e cultura.

Verrebbe quasi da ringraziare il virus che ci ha aperto gli occhi e ci farà fare tutto questo! Senza nulla dire di slogan basati sulla rinascita. Ma si sa, citare il Rinascimento in terra fiorentina è sempre un richiamo formidabile.

Il Centro di Firenze con poche luci e deserto nel lockdown

A questo punto si declinano compiti di nuovi laboratori sociali con nomi di reboanti come Città policentrica, Nuovo storico nuovo, Vivere gli spazi urbani, Mobilità green, Cultura diffusa, Nuovo Welfare, nuova Casa, nuovo Lavoro, Smart city. Etc, etc, etc.

Di tutto, di più e tutto nuovo, per giunta. Chi potrà essere contrario a uno solo di questi nobili obiettivi?

Purtroppo, come in passato, sembra che si intenda agire senza priorità, senza selezionare programmi e progetti da avviare secondo tempi precisi, da controllare puntigliosamente nel loro avanzamento, tramite tecniche di project management, ancora poco diffuse. Le stagioni delle infrastrutture annunciate e mai avviate o rimaste incompiute sono a ricordarci impietosamente certi modi di agire.

Meglio un uovo oggi…

Un’economia fragile in quanto concentrata in servizi di bassa qualità, che il Covid ha spazzato via in tre mesi, richiede interventi strutturali da far tremare i polsi. Il mondo non si cambia alla stessa velocità con la quale il virus lo ha disastrato.

Oltre a essere convinti che fare elenchi ad ampio spettro accresca la probabilità che vincano la confusione, le polemiche, l’inerzia e la diffusione di pratiche distorsive, proponiamo una semplice e immediata politica pubblica di riassorbimento delle eccedenze di manodopera nel turismo.

Impieghiamo queste risorse a favore della qualità dei servizi urbani come la manutenzione di strade, l’educazione della cittadinanza alla raccolta differenziata e ad altre pratiche utili, oltre che nei lavori agricoli. Il tutto associato a intensi programmi di formazione e riqualificazione digitale, con adeguati controlli circa l’utilizzo legittimo di questa forza lavoro disponibile. Non sarà molto, ma è qualcosa. Il capitale umano è il primo investimento da non disperdere.

Detto con semplicità è meglio un uovo oggi che una gallina domani. In termini più aulici, dovremmo invece sapere che nel lungo periodo di ogni libro dei sogni esiste una sola realtà: quella di ritrovarci tutti morti.

1 COMMENT

  1. E’ proprio così! Svanisce in questi anni anche un’altra, più grande utopia, di cui La Pira, Primicerio e Bausi furono partecipi (promotori di progetti, e fortemente impegnati nell’Istituto nazionale di urbanistica): quella di una tutela del territorio negli anni della trasformazione; quella di un progresso che non fosse distruttore di equilibri e assetti urbani. Su questo aspetto, la tua testimonianza “contemporanea” è più eloquente delle cifre, e ad esse ci affideremo in modo insistito. E questo vale anche per la Città Lagunare.

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