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La rivincita dei regionalismi

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La pandemia e la gestione della spesa sanitaria hanno avuto un peso determinante sulle recenti elezioni regionali. Pochi quotidiani lo hanno sottolineato.

I risultati più eclatanti sono ascrivibili a successi personali di De Luca, Zaia, Emiliano, che si sono presentati con liste proprie che hanno avuto un peso di rilievo, quando non preponderante, nella vittoria. Ci sarà una ragione di quanto accaduto. I neo Governatori incassano il tagliando della gestione dell’emergenza che li ha proiettati su un palcoscenico nazionale, anche per indubbie capacità comunicative. I vari leader nazionali sono corsi a metterci il cappello, ma non possono stare realmente tranquilli. La vittoria non è dei partiti, ma delle persone.

C’è poco da stare allegri per i partiti e per chi ne è a capo. Gli strappi ci saranno eccome, ma verranno non a livello degli antagonisti della politica nazionale, ma da chi ha avuto centinaia di migliaia di voti personali nella recente competizione elettorale.

Qualcuno si è autolodato, non avendo altro, per il risultato del referendum, ma il taglio dei parlamentari era già legge e per giunta votata da quasi tutti i partiti. In più va pure notato che i tre supervincitori quasi non si sono espressi ne’ sul si ne’ sul no. Avevano altro per la testa.

Le implicazioni sono notevoli per il nostro futuro. Il baricentro della spesa pubblica, soprattutto quella sanitaria, si sposta in modo frammentato sui territori. Sarà difficile per il governo respingere proposte di spesa da parte di un Governatore che ha vinto le elezioni regionali con percentuali bulgare. Chi lo ha votato pretende ora riconoscenza.

E’ forse una nuova fase della nostra storia repubblicana, una quarta Repubblica fatta di potentati locali e leadership personali. Le regioni sono diventate oggi la terza Camera.

Le capacità di coordinamento del Governo centrale per un coerente utilizzo delle risorse europee saranno messe a dura prova. La sua capacità progettuale con le centinaia e centinaia di progetti in lavorazione suscita più di qualche dubbio e non potrà essere la stessa in tutte le aree del Paese. Le motivazioni di questo probabile scenario sono i sette governi d’ogni possibile geometria politica succedutisi negli ultimi dieci anni, l’assenza di vera leadership nazionale che ha portato in pochi anni e in più di un caso a dissipare patrimoni di consenso rilevanti, un governo espressione di una maggioranza che nel paese non c’è più. Forse è ozioso interrogarci su tutto questo.

Ciò che dovrebbe essere più attentamente analizzato sono le conseguenze di quanto avvenuto in difformità agli altri paesi.

Lo slogan dell’Italia che deve tornare a crescere, dopo le elezioni regionali si sposta ancora di più nel mondo dei sogni, per entrare in quello della frammentazione e dei personalismi.

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