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I viaggi di Georges Simenon

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Pochi giorni fa, e meritoriamente, Adelphi ha pubblicato del grande scrittore francese Europa 33, gli scritti di viaggio che egli ha compiuto in Europa tra il 1933 e il 1934. Non possiamo muoverci bloccati nelle nostre case ma questo libro ci consente di viaggiare nel tempo e in quella enorme fucina della storia che è l’Europa.Un disastro continuo, quando finita una guerra mondiale se ne sta preparando un’altra mentre precipita nel vuoto l’ex impero zarista e il nazismo si impadronisce del cuore dell’Europa. La scrittura è velocissima segue le istantanee che Simenon fissa nel suo sguardo. Un esempio di fotogiornalismo di altri tempi, in cui egli stesso faceva le foto che inseriva negli articoli destinati alle riviste francesi e che sono riportate nel libro.

L’occhio nudo e lucido di chi viaggia e vuole raccontare l’Europa. Eh già, ma cosa è l’Europa negli anni 30 ? Un crogiuolo di popoli e razze, tra povertà e fame, divorati da tentazioni nazionalistiche che stanno per esplodere. Una realtà geografica indefinibile che egli racconta nell’Europa al contrario. I francesi pensano che la Francia sia il punto di partenza dell’Europa quando è invece il punto di arrivo. Tutti dal Caucaso, dagli Urali in poi sono attratti dalla Francia e come in una terribile corsa campestre iniziano il loro viaggio verso Parigi. Tanti all’inizio, che via via si sperdono nel viaggio tra i villaggi ricchi solo di fango e pioggia. Arrivano in pochi. Ed ecco allora che i francesi sono felici di poterli includere ma non sanno nulla di quanti erano all’origine, alla partenza, e dei tanti rimasti indietro. Inutile sottolineare l’attualità di queste considerazioni sui fenomeni migratori che da sempre hanno attraversato la storia dell’umanità. Non esistono ricette facili e scontate tranne che per pochi gruppi, i più fortunati; gli altri, gli esclusi devono fare conto con le terribili difficoltà derivanti dalle proprie condizioni di partenza.

Altre pagine scavano nel dramma della Germania all’epoca del crollo del marco tra Düsseldorf, Monaco e Berlino. La sensazione della fine, della povertà estrema e la grande illusione del nazismo come scorciatoia per recuperare il proprio destino nella storia. “E per ritrovare la gioia e l’orgoglio di essere nati cittadini della Grande Germania” (p.108).

Molte questioni che Simenon racconta non sono affatto sopite ed è vano ed illusorio pensare che lo siano, ci sembra ammonire con sguardo paterno alla fine dei suoi viaggi. Eppure, la Francia è la Francia, dopotutto. Fa nulla se ha perso un pò della sua supremazia in Europa e nel mondo. Per quanto malconcia e ammaccata, non ha dissipato il suo stile di vita, l’amore per l’eleganza e i buoni vini al riparo da tutto con i suoi oltre duemila anni di storia.

Chissà se vale ancora e soprattutto se vale anche per noi.

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