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Unitevi alla battaglia per il Reddito alimentare

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Partiamo da due numeri: 5,6 milioni e 220mila tonnellate.

Rispettivamente numero di persone in Italia in stato di povertà assoluta, dunque non sempre in grado di poter accedere a pasti regolari, e la quantità di generi alimentari buttati via dai soli supermercati nel 2020.

Nonostante i grandi sforzi del Terzo settore queste emergenze non solo continuano ad esistere, ma sono addirittura peggiorate a causa della pandemia. In questo contesto, il volontariato da solo non può infatti fronteggiarle per risolverle, ma solo contenerne gli effetti. Per farlo, serve un cambiamento radicale: riequilibrare il rapporto tra Stato e Terzo settore, portando il primo non più a scaricare sul secondo quasi tutti gli oneri, ma a collaborare con esso fattivamente, mettendo a disposizione risorse e rete.

Lo strumento è il frutto di questo cambiamento. Stato, Terzo settore e privati collaborano infatti per garantire alle persone che hanno bisogno non un sussidio monetario, bensì il diritto ad accedere a dei pacchi alimentari.

I beneficiari, attraverso una semplice app, potranno infatti prenotare quei pacchi per poi ritirarli in uno dei centri di distribuzione oppure farseli consegnare a casa, se categorie fragili. 

L’organizzazione della filiera sarà gestita da ambedue i soggetti. Il Terzo settore metterà infatti a disposizione volontari, locali e soprattutto esperienza; lo Stato altri locali, le risorse per un partner logistico che dovrà fare i ritiri e consegne da supermercato a centro e da centro a domicilio che il Terzo settore non potrà fare, nonché quelle per aiutare i volontari a coprire le spese principali (carburante per le consegne ad esempio), e infine l’infrastruttura digitale, ossia la app. La regia del progetto sarà poi in capo ad un Tavolo nazionale che vedrà tutti i partner coinvolti.

Il Reddito alimentare funziona perché si mettono a rapporto mezzi, esperienza e risorse, arrivando così a creare una macchina efficiente per fronteggiare sul serio le due emergenze.

Allo Stato conviene perché lo strumento ha costi molto bassi, ma al tempo stesso aiuta la popolazione e fa risparmiare sullo smaltimento dei rifiuti. Parliamo infatti di un onere di pochi milioni di euro l’anno, tra partner logistico, risorse per i volontari e gestione dell’infrastruttura digitale.

Per il Terzo settore, il vantaggio è invece quello di vedere – finalmente – che lo Stato non lascia più i volontari soli nella gestione delle emergenze, anzi li sostiene fattivamente in un rapporto alla pari, senza inglobarli, ma collaborando con loro mettendo a disposizione risorse concrete.

Infine, per i supermercati il vantaggio è quello di poter ottenere maggiori vantaggi fiscali, dato che grazie alla legge antispreco del 2016 donare consente di ottenere diversi benefici. Prodotti che se buttati rappresenterebbero dunque una perdita totale, con il Reddito alimentare possono essere donati per contenere le perdite. A fronte di un impegno minimo, ossia la sola disponibilità al dono, i privati ci guadagnano.

Il Reddito alimentare si realizza con un emendamento alla Legge di Bilancio che modifichi il Reddito di cittadinanza, integrandolo appunto con quello alimentare. La platea di beneficiari è infatti molto simile e lì bisogna agire attraverso un emendamento ad hoc che stanzi le risorse necessarie. Successivamente, per tramite di decreti attuativi sarà possibile strutturare l’intero progetto, anche per tramite di un Tavolo nazionale dedicato che veda lì seduto Stato, Terzo settore e distribuzione.

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