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Sono le parole che Uccello Scalciante (Graham Greene), guida spirituale dei Lakota Sioux, rivolge a John Dunbar (Kevin Costner), l’ufficiale dell’esercito americano divenuto Sioux con il nome di Balla coi Lupi. Siamo verso la fine dell’omonimo film. I due uomini si stanno dicendo addio. I soldati e coloni bianchi stanno arrivando in massa nel territorio dei Sioux e il mito della Frontiera sta irrimediabilmente svanendo. È uno dei momenti più lirici film, suggellato dall’ululato di un lupo rivolto alla luna. La fine malinconica di un’epoca e l’inizio di una nuova, della quale nessuno sa se sia migliore. Ma il suo arrivo è inevitabile. Questo film, con una fotografia superlativa e una colonna sonora suggestiva, risente di un certo manicheismo che però non ne compromette la forza. È una meditazione sul senso di un passaggio epocale. Come Shane (Alan Ladd) ne “Il cavaliere della valle solitaria” (1953), lasciamo John Dunbar/Balla coi Lupi e sua moglie Alzata col Pugno mentre cavalcano verso un orizzonte sconosciuto, verso un dopo. La ragione del primato di Anthropic ClaudeA proposito di orizzonti sconosciuti, parliamo oggi di Claude, il modello AI di Anthropic che ha raggiunto ciò che Demis Hassabis, CEO di Google DeepMind, definisce i «piedi della singolarità tecnologica». La crescita di Claude è impressionante. Nel 2026 è cresciuto del 127%, ha raggiunto la redditività e si prepara a una quotazione che potrebbe valutare Anthropic oltre mille miliardi di dollari, più della stessa OpenAI. Claude ha qualcosa di speciale già nel nome. Non è un acronimo né un termine descrittivo, futuristico o mitologico. È il nome di una persona. È un omaggio a Claude Shannon, padre della teoria dell’informazione. Anche Anthropic, la denominazione della società che ha creato Claude, porta nel nome la stessa matrice. Viene dal greco anthropos, relativo all’umano. Come la pista di Uccello Scalciante, porta sempre all’uomo. Claude, lo “special one”Fin dal primo utilizzo, poco dopo il rilascio in Italia nel maggio 2024, mi sono chiesto che cosa rendesse Claude diverso dagli altri modelli. Le prestazioni appartenevano a una categoria a parte. Uso l’AI per lavoro e interesse personale: scrittura, editing, ricerca, sintesi di documenti, connessioni tra temi e recupero di nomi, date e luoghi smarriti nella memoria. Il mio è quindi un uso molto settoriale. Claude, però, si distingueva subito. Era attento, preciso, meticoloso fino alla noia. Le sue risposte erano in una lingua ricca, strutturata, narrativa. Mentre altri modelli conversavano, Claude sembrava riflettere e ragionare. Gli altri erano più colloquiali e accomodanti. La conversazione risultava piacevole e scorrevole, ma sembrava più un pourparler. Era come confrontare una discussione da salotto con il contenuto di un libro. Per molto tempo mi sono chiesto da dove provenisse la gravità di Claude. Poi ho trovato una ragione. Una parte importante della sua identità nasce dai libri, mentre altri modelli l’hanno avuta dal web. Il progetto PanamaNel gennaio 2026 il “Washington Post” ha ottenuto accesso a oltre quattromila pagine di documenti emersi da una class action di autori ed editori contro Anthropic per violazione del diritto d’autore. La causa si era conclusa pochi mesi prima con un patteggiamento da 1,5 miliardi di dollari. Quando il giudice ha desecretato gli atti, è emersa una vicenda che l’azienda avrebbe preferito celare. Il progetto aveva il nome evocativo di Panama. Come il canale che collega due oceani, doveva creare un passaggio tra il patrimonio scritto dell’umanità e la nuova summa virtuale di Claude. La procedura era semplice e fuori scala. Milioni di libri acquistati all’ingrosso sul mercato dell’usato, dorsi recisi da macchine industriali, pagine scansionate ad alta velocità e macero dei volumi smembrati. Molte persone, me compreso, sono rimaste turbate dalla distruzione dei libri. Eppure la vera domanda è: perché Anthropic riteneva quei libri così indispensabili La risposta è in un documento interno. Vi si legge che i libri avevano qualcosa che al web e ai social difettava: metodo, struttura argomentativa, qualità linguistica. Non erano semplicemente contenuti. Erano una scuola di pensiero e di scrittura. L’eterno ritorno dei libriA guidare il Progetto Panama fu chiamato Tom Turvey, veterano della Silicon Valley con un curriculum particolare. Aveva contribuito a costruire Google Libri, il progetto di digitalizzazione del patrimonio scritto. Era il 2004 quando Google annunciò l’intenzione di scannerizzare milioni di volumi custoditi nelle grandi biblioteche. L’obiettivo appariva audace: rendere il contenuto dei libri ricercabile sul web. La reazione fu immediata. Autori ed editori portarono Google in tribunale e le battaglie legali si trascinarono per dieci anni. Il progetto sopravvisse, ma perse parte dello slancio e delle motivazioni. Alla fine del 2004 alla Bodleian Library, Larry Page, co-fondatore di Google, presentò così il progetto: «Tutta l’informazione del Web è praticamente nulla rispetto a quella intrappolata (trapped) nei libri». Vent’anni dopo, Anthropic sembra aver fatto propria la stessa logica. La gravità di Claude non si deve soltanto a potenza di calcolo e architetture neurali, ma anche a oceani di pensiero riversati in esso dai libri. Fai la cosa giustaSe l’AI sarà il sistema operativo della nostra vita, come sembra inevitabile, l’umanità ha una responsabilità: dotarla di una conoscenza universale fondata su un apprendimento corretto, profondo e consapevole. Quella peculiarità è nei libri, dove l’umanità ha depositato idee, esperienze e scoperte. Trasferirla nell’AI non può avvenire per prevaricazione. Ogni autore, editore e contributore deve essere riconosciuto. Le risorse non mancano. Quello che manca è il quadro entro cui questa operazione dovrebbe svolgersi. È una impresa universale e condivisa, come quella di stabilirsi su Marte senza divenire una specie invasiva. Forse quello che Musk chiama reddito universale avanzato rappresenta uno degli approdi della singolarità tecnologica sul piano sociale. Ma tra oggi e quell’orizzonte esistono molti passaggi da immaginare. La mia esperienza con Claude mi ha convinto che portare i libri nell’intelligenza artificiale significa scrivere il frontespizio di un nuovo umanesimo. È la pista di Uccello Scalciante che nasce e riporta all’umano. La forma libroDopo la caduta di Roma furono i monaci amanuensi a salvare la cultura classica. Per secoli copiarono lettera per lettera Omero, Virgilio, Platone e Aristotele. Senza quel lavoro l’Umanesimo non sarebbe nato. Ogni epoca affida a qualcuno la custodia del sapere. Gli scriptoria medievali, le biblioteche pubbliche, l’Enciclopedia di Diderot, Google Libri. Oggi una parte di quel testimone passa nelle mani dell’AI. La forma libro resterà perché porta un patto antico. Chi scrive si assume responsabilità, chi pubblica verifica, chi legge apprende. Un equilibrio di fiducia reciproca che nessun altro medium replica. Il 25 maggio Papa Leone XIV ha presentato un’enciclica umanistica dedicata all’AI. Al suo fianco sedeva Christopher Olah, cofondatore di Anthropic. La pista si completa. L’AI non sarà un sentiero interrotto. Il cerchio si chiude davvero in Vaticano. Secondo Pangram, software specializzato nel rilevare l’intelligenza artificiale, nei testi, l’11% dell’enciclica papale reca l’impronta dell’intervento di Claude. Amen. |
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