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Conto di base, che vi sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa

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Il 5 agosto Banca d’Italia ha emanato nuovi Orientamenti di Vigilanza sul conto di base, partendo da un dato di fatto: il conto di base, in Italia, non è mai davvero decollato. Banche e Poste sono invitate a rimuovere gli “ostacoli ingiustificati” che ne scoraggiano l’accesso, specie per la clientela vulnerabile.

Il problema è la data di nascita dello strumento: la direttiva 2014/92/UE. Dodici anni durante i quali un prodotto pensato per l’accesso ai servizi di pagamento essenziali è rimasto un oggetto misterioso per chi avrebbe dovuto beneficiarne e la banca centrale lo dichiara ora pubblicamente.

I numeri sono eloquenti. A fine 2025 i conti di base attivi erano circa 180 mila, a fronte di un bacino potenziale di 7 milioni di persone: penetrazione sotto il 3%. Tra il 2016 e il 2023 l’Italia ne ha aperti 108 mila in tutto, ritmo paragonabile a Spagna e Belgio, ma pari a un terzo della Francia. Germania e Svezia, quest’ultima con un sesto della popolazione italiana, superano il milione di conti ciascuna: oltre dieci volte il dato italiano. Non è un ritardo fisiologico, ma uno scarto strutturale che dodici anni di direttiva non hanno scalfito.

Il valore del richiamo

Banche e altri prestatori di servizi di pagamento avranno tempo fino al 30 novembre 2026 per verificare, tramite Compliance e Internal Audit, le proprie procedure, produrre una relazione approvata dal CdA e, in caso di carenze, comunicarle a Bankitalia via PEC con un piano di rimedio. L’intermediario indaga se stesso, si autocorregge e alla fine informa la Vigilanza: autocertificazione come strumento di supervisione, per un deficit pluriennale.

Bankitalia ammette che l’accesso viene “talvolta… ostacolato o scoraggiato in modo ingiustificato”: sportelli che resistono, moduli smarriti, tempi dilatati, personale che orienta verso conti più remunerativi. Pratiche non nuove, semplicemente mai contrastate abbastanza da renderle sconvenienti.

Il conto che nessuno vuole vendere

Il conto di base nasce con alcune caratteristiche coerenti con lo scopo: è gratuito, o quasi, e dunque non redditizio per chi dovrebbe distribuirlo. In un sistema che remunera gli sportelli su margini generati, un conto senza margine finisce in fondo alla lista delle priorità. Bankitalia lo chiama “ostacolo ingiustificato”; un economista più smaliziato lo chiamerebbe razionalità di canale. Promuoverne la diffusione senza toccare gli incentivi equivale a chiedere a un venditore d’auto di spingere il modello su cui guadagna meno commissione. Eppure lo schema ESG sta diventando ingrediente per ogni minestra e la S, che sta per Social, non può non comprendere anche il conto di base, ammettendo quindi che l’unica misura non è sempre e solo la convenienza economica. E poi che peso economico avrebbe un milione di conti di base a fronte di profitti bancari multimiliardari? Lo 0,1%, forse.

Poste, il convitato di pietra

Interessante l’inclusione esplicita di Poste Italiane nel richiamo. Poste rappresenta il canale con la maggiore capillarità territoriale e la relazione più diretta con le fasce a cui il conto di base dovrebbe rivolgersi (pensionati, redditi bassi, aree interne scoperte dalla rete bancaria). Se anche il canale postale risulta parte del problema, l’esclusione finanziaria non è solo un fallimento del mercato privato, ma investe pure l’infrastruttura pubblica pensata per colmarlo. Le Poste che cosa dicono?

Il credito cooperativo e la vocazione social

Se c’è un altro segmento per cui il richiamo dovrebbe particolarmente pesare, è quello delle BCC, con un’identità di prossimità al territorio e di missione statutaria verso le fasce più deboli, sancita persino a livello normativo dal vincolo di destinazione degli utili e dalla mutualità prevalente.

Il richiamo di Bankitalia, formulato indistintamente verso “banche, Poste e prestatori di servizi di pagamento”, non contiene evidenza che le BCC abbiano fatto meglio (o peggio) dei gruppi commerciali. Il silenzio in materia, da parte di un movimento che non perde occasione per rivendicare la propria funzione sociale, deve essere considerato esso stesso un dato? E tutto ciò mentre pubblica bilanci di sostenibilità autocelebranti l’adesione ai principi ESG.

Una scadenza, non una soluzione

Il 30 novembre arriverà, gli intermediari produrranno le loro relazioni, qualche procedura verrà limata. Ma resta la domanda: È ragionevole aspettarsi un miglioramento marginale o una correzione strutturale? Se uno strumento di inclusione finanziaria richiede, dopo dodici anni e una direttiva europea disattesa, ancora un “richiamo” per essere offerto come previsto dalla legge, il problema non è la procedura interna di una singola banca. È che l’inclusione finanziaria resta un obiettivo dichiarato nei comunicati stampa (è social washing?) e perseguito con tiepidezza, dove si continua a misurare il successo di uno sportello in prodotti venduti, non in cittadini inclusi.

C’è però un ultimo strato, forse il più scomodo, che il comunicato di Bankitalia lascia intatto. Il conto di base non arranca per attrito di offerta, ma arranca perché misura un bisogno che si è già trasferito altrove? Come se, a inclusione telefonica avanzata, si continuasse a censire le cabine pubbliche: lo strumento resta impeccabile sulla carta, conforme alla direttiva 2014/92/UE, gratuito sotto soglia ISEE, portabile, mentre il bisogno che doveva intercettare trova già soddisfazione su rotaie diverse, come wallet prepagati, conti PSD2 di neobank, a costi irrisori, e sempre più prossimamente EMT e stablecoin-rail per chi è ai margini del sistema bancario, ma non della connettività digitale.

Qui il comunicato di Bankitalia nulla dice e “prende atto” del mancato decollo usando esattamente il framework che ha messo lo strumento al margine. Misura l’offerta di un prodotto pensato per un’infrastruttura, lo sportello, l’identificazione fisica, il conto tradizionale, che il resto del mercato ha già superato.

L’implicazione è più seria di una nota a margine sull’inclusione finanziaria. Se l’inclusione reale migra su rotaie tecnologiche mai pensate, né regolate, per svolgere quella funzione, chi controlla quelle rotaie (wallet dollar-pegged, grandi piattaforme di e-commerce con annessi servizi di pagamento, EMT extra-UE, stablecoin non euro) diventa l’attore che di fatto fa inclusione finanziaria, senza mandato ESG, senza obbligo di rendicontazione, senza vigilanza sociale di alcun tipo. L’infrastruttura non regolata assorbe silenziosamente la funzione sociale che il sistema regolamentato non presidia e che l’autorità, con il comunicato di cui si è detto, si affanna, con ritardo, a biasimare. E questa sarebbe davvero una misura di irreversibile insuccesso.

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