lunedì, agosto 20

Euro e N(on)euro, dialogo sui massimi sistemi.

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr +

Presentiamo l’intervista con un esperto di finanza che desidera l’anonimato sull’opzione Euro Sì, Euro No.

Professore, che cosa pensa delle tesi sostenute dal Ministro Savona sull’euro ?

Sono tesi di tutto rispetto. E’ un esercizio innanzitutto accademico. Ma l’ipotesi, per quanto remota, di uscita dell’Italia dall’Euro deve essere ben conosciuta dall’opinione pubblica. Intendo dire che la gente deve sapere le ragioni di un piano B. Di piani B a livello internazionale ne esistono tanti e circolano come ipotesi di studio tra politici, banchieri centrali, agenzie di rating, grandi banche. E’ normale simulare anche noi che cosa può accadere se si verificasse un evento di tale portata. Cioè l’abbandono dell’area della moneta unica di un paese di 60 milioni di abitanti, terza economia e secondo paese manifatturiero dell’Unione Europea, un paese appartenente al G7. E potrei continuare con altri riferimenti sul peso dell’Italia. Gli effetti sarebbero di vasta magnitudo sulle principali variabili economiche non solo nostre e sulla vita dei cittadini dell’Unione.

Professore, nel merito cosa pensa dell’euro?

Quel che ha scritto Savona (Come un sogno e come un incubo, Edizioni Rubbettino, 2018) e non solo lui. Il Nobel Stiglitz, in uno dei suoi ultimi libri intitolato semplicemente L’ EURO (Einaudi, 2017), ne traccia un quadro poco confortante, definendolo un esperimento riuscito male.

Perché?

E’ una moneta pensata per paesi economicamente molto forti e con equilibri finanziari di certo molto diversi dai nostri. E’ vero quando si dice che in Italia l’ingresso nell’euro doveva essere accompagnato da riforme strutturali, da attuare nel periodo immediatamente successivo alla firma del Trattato di Maastricht del 1992. Invece eravamo affascinati dall’ipotesi della moneta unica, piuttosto che dalla nostra impreparazione ad affrontarla. Dovevamo somigliare molto più ai tedeschi e ovviamente non ci siamo riusciti: la nostra storia va in altra direzione, da sempre. Ma due aspetti ci pongono in una condizione di debolezza. Non abbiamo sconfitto nè le rendite economiche nè abbiamo migliorato il nostro rispetto della legge, come dimostrano corruzione e altri fenomeni di illegalità. E pensare che proprio nel 1992/93 abbiamo vissuto i tragici assassini di Falcone e Borsellino e le dirompenti inchieste sulla corruzione pubblica. Non sono mancati nè lo sdegno popolare ne’ i tentativi di reazione, ma nessuno ha capito che dovevamo svoltare più nettamente, intervenendo sulle nostre infrastrutture civili.

Ha visto questo grafico pubblicato dalla Banca d’Italia? Praticamente dice che da Maastricht in poi siamo cresciuti in 25 anni di pochissimo (ultimi tre istogrammi del grafico). Molto meno che in tutti i precedenti periodi della nostra storia unitaria (dai primi cinquanta anni del Regno, al periodo tra le due guerre, senza citare gli anni del miracolo economico e seguenti) e soprattutto meno di tutti gli altri paesi europei nello stesso periodo.

Purtroppo è la verità.

Cosa pensa della fine del Quantitative Easing di Draghi?

E’ un corollario della Politica Monetaria in assenza di politiche fiscali comuni. Speriamo che non abbia creato dipendenza, dato che con i paradisi artificiali non si risolvono i problemi. Ha ad esempio cambiato il sistema bancario italiano che e’ pieno di soldi e non li fa girare.

Che cosa accadrà domani a un sistema bancario che è tuttora fragile e soggetto alle nuove regole europee a cominciare dal temutissimo bail in?

Dobbiamo capire meglio se e quali potranno essere i contraccolpi dalla fine del QE. Non mi sembra che si presti sufficiente attenzione a questo mutamento della politica monetaria europea, anche per quanto riguarda le sorti dei singoli intermediari finanziari.

Quindi niente uscita dall’euro e niente rinegoziazione del debito?

Sono leve macroeconomiche impensabili per il nostro paese. Anni per entrare nell’euro e se l’entrata e’ stata difficile, immaginate l’uscita. La rinegoziazione del debito non sarebbe sbagliata, visto che gli interessi sul debito ci stanno massacrando. Abbiamo uno dei più alti avanzi primari al mondo, ma gli interessi fanno continuamente crescere il nostro debito. Non appare verosimile nemmeno immaginarci un drastico taglio. Sarebbe socialmente e politicamente insostenibile, perché un taglio sul valore dei titoli non toccherebbe gli evasori fiscali e chi ha portato i soldi all’estero!

In realtà a distanza di anni che cosa è andato storto nella costruzione dell’euro ?

Un primo aspetto è sostanziale e concerne l’informazione economica e la comunicazione delle autorità al pubblico sin dall’epoca dell’ingresso dell’Italia nell’area euro. L’impressione è che la realtà rappresentata
dai numeri sia stata drammaticamente diversa dalla realtà percepita dai cittadini a partire dal tasso di cambio lira euro, insostenibile per le nostre imprese abituate a decenni di svalutazioni competitive. E qui vengo al
secondo punto. Questo disallineamento tra la realtà annunciata e quella vissuta dai cittadini e, a costo di ripetermi, esso è dovuto alle mancate riforme. La svolta epocale così propagandata dai governi tanto di centro destra quanto di centro sinistra non c’è stata e la gente si chiede sempre le stesse cose: perché è alta l’evasione fiscale, perché la giustizia civile non funziona; perché nella sanità si è arrivati al punto che la parte più povera della popolazione, pari a circa sei milioni di individui, spesso non si cura perché non ha da pagare il ticket.Il terzo punto rimanda ancora al pensiero di Savona e Stiglitz che giudicano imperfetto l’euro perché manca di una
politica fiscale comune, di un’ Unione bancaria completa e di una banca centrale che non è prestatore di ultima istanza.

Come vede il nuovo governo in materia economica ?

Bisogna dar loro fiducia. Oggi vedo due grossi fardelli. La gestione di Roma Capitale, un modello da evitare assolutamente e la demagogia di alcuni provvedimenti in cantiere quali il condono fiscale e la flat tax. Il condono fiscale sarebbe un pessimo esempio: si abbonerebbe il pregresso evaso e si regalerebbe agli evasori una tassazione del 15/20 per cento. Ai cittadini onesti invece quale beneficio andrebbe?

Che consiglio darebbe ?

È assolutamente indispensabile avviare una operazione verità: un po’ come fece Galileo che capì che era una questione di potere la scelta tra i due massimi sistemi solari e la denunciò apertamente. Il mondo
cambiò da allora in modo irreversibile. Lo stesso vale per l’euro. Partendo da questa considerazione bisogna raccontare agli italiani la situazione difficile in cui ancora si trovano, evitando l’ottimismo di maniera che ormai non giova più a nessuno. Il meccanismo dello sviluppo nell’ultimo quarto di secolo si è inceppato. E spiace dirlo, non abbiamo avuto ne’ sviluppo ne’ equità. Sulle banche, dopo tante inchieste e audizioni non sappiamo ancora quanto sono costati complessivamente i fallimenti di numerose di esse quasi in contemporanea. In queste condizioni, il risparmiatore e’ disorientato e la credibilita’ delle istituzioni scende di parecchio. Ha poco senso invocare l’educazione finanziaria per i piccini nelle scuole!

Queste cose vanno dette e ripetute. Poi possiamo anche concludere che l’euro per noi e’ il migliore tra i peggiori mondi possibili che ci meritiamo perché non abbiamo alternative.

Avrei tante altre domande professore. Dall’evasione dell’Iva, alla disoccupazione, agli effetti dell’aumento dei tassi bancari (riprenderanno a crescere le sofferenze bancarie?)

Non ho più tempo, mi scusi. Ma se coglierò segnali di miglioramento strutturale, le chiederò di intervistarmi ancora. Questa volta però la intitoliamo, sempre con Galileo, Nuncius sidereus, non più Dialogo sui massimi sistemi, perché potremo vedere il futuro grazie a un nuovo cannocchiale. D’accordo?

Share.

Leave A Reply