martedì, dicembre 18

Luca Alinari: un artista tra gli artisti

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Economia&Finanza Verde®️ pubblica alcune brevi “incursioni” nelle emozioni che genera l’opera d’arte. Non è l’analisi di un critico ne’ di uno storico dell’arte, ma l’espressione di un artista che si rivolge a un altro artista, attraverso l’immediatezza dei sentimenti suscitati dalla osservazione della sua opera.

E’ difficile conoscere il perché di questi moti dell’animo. Se sia il bisogno della continua e lacerante ricerca dentro il mistero della creazione artistica o la richiesta silente di ispirazione e di condivisione delle scoperte altrui, o se si tratti della più disinteressata ammirazione.

L’artista che ha l’umilta’ di  mettersi a nudo davanti a un altro artista è il pittore Luca Alinari. 

Nato a Firenze nel 1943, egli scopre giovanissimo la passione per la pittura che diventa il modo di esprimere se stesso, fino quasi a sostituire la parola. Tuttavia non compie studi organici in quella direzione, preferendo letteratura e filosofia. Sarà redattore di riviste e recensore di testi di narrativa, lavorando anche nella comunicazione scritta e televisiva. Nel 1979 fonda e dirige la rivista d’arte “Signorina Rosina”.

Realizza la prima mostra di pittura nel 1969. Le sue sperimentazioni anticiperanno le idee di tanta pittura italiana sviluppatasi a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, come il movimento “Nuovi-Nuovi” e la “Transavanguardia”.

Alinari è un pittore che lavora a cicli di ricerca: il periodo delle fotografie ritoccate, quello dei grandi interni domestici, quello delle stelline, le fasi dei colori-paesaggio, dei giocattoli, delle sculture in plexiglass e di quelle in vetro. Negli anni Novanta inizia una lunga indagine sul paesaggio italiano, un concetto nuovo e problematico della raffigurazione visionaria di un luogo inesistente. Intorno al 2003-2004 avviene una metamorfosi spirituale profonda: comincia l’analisi delle proprie radici più segrete (la grande pittura italiana classica) e insieme continua con sperimentazioni nuove e vitali. Il risultato è uno smagliante ciclo che riassume un’intera esistenza di pensiero pittorico.

Scrivono estesamente di lui non solo i maggiori critici d’arte italiani e stranieri, ma anche poeti e scrittori quali Gatto, Sanguineti, Rea, Parise e il premio Nobel per la Letteratura Josè Saramago. Per una sua opera sulla pace, nel 2006 viene ricevuto da Papa Benedetto XVI.  Ha esposto alla Biennale di Venezia con padiglione personale nel 1982, vanta numerose partecipazioni alla Quadriennale di Roma e al Palazzo Reale a Milano e mostre nelle più importanti gallerie italiane e estereNel 1990, dipinge il Cencio per il Palio di Siena di agosto e nel 2013 disegna il Logo ufficiale per i Campionati Mondiali di ciclismo svoltisi in Toscana. Di recente ha organizzato una mostra di grande successo al Museo del Bardo a Tunisi. Il suo Autoritratto è  nella collezione dei ritratti nel Corridoio Vasariano degli Uffizi. 

Ecco le poche ma intense righe dedicate da Luca Alinari allo scultore Arturo Martini (1889-1947). Seguiranno altri interventi e filmati sulla sua visione artistica.

Econonomia&Finanza Verde®️ringrazia il maestro Alinari per il suo dono di Educazione Artistica.

 

SI FA PRESTO A DIRE QUELLO CHE SI PENSA

Tanto pensare si può. Esprimersi si può. Chiedere perdono si può.
Certo nel conto bisogna mettercele tutte. E cioè: Quello che pensi può non essere pensiero (piuttosto, ricordo), la tua espressione può essere solo dolore rappreso. Inutile dolore appiccicato alla bocca. Il perdono che chiedi può essere solo vanità.
E purtuttavia, ecco, tutto ad un tratto, da quaggiù lontano da casa, mi viene la botta di Arturo Martini.
Voglio dire: il pensiero che Arturo Martini è il più grande di tutti. Di tutto il novecento. Di tutti, di tutti: pittori, scultori, rompiscatole.
Europeo e di più.

Arturo Martini, I sogni della terracotta

Non c’è niente di simile ad Arturo Martini.
Per provare basta prendere una sua scultura e guardarla. Guardarla da due o tre parti diverse. Ecco, non è una scultura sola. Una scultura è molte, molte sculture.

Arturo Martini, I morti di Bligny trasalirebbero

, anche gli altri. Ma in Arturo Martini tutte sono capolavori della pasta, del magma irridente dell’autore. Sono tutti capolavori diversi. In uno stesso capolavoro unitario. È per via che Arturo Martini ha capito veramente come si muovono gli uomini. E le donne anche. E perché fanno così. E tutto il reticolo delle cose in un pathos irridente e solo.

Arturo Martini ha una grandezza tale che gli altri non hanno. Neanche i maggiori. Neanche quelli che amiamo di più.  L.A.

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