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La grande fuffa di Facebook, di Trump e della Brexit. E noi?

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Il film

The Great Hack (Privacy violata) è un film in streaming su Netflix, di quasi due ore. Si può vedere dal 24 luglio. Questo mio articolo non è solo una recensione a questo interessantissimo docufilm. E’ quello che ho capito e che lascia senza parole perché sovverte il mio modo di pensare e di vivere in democrazia.

Ho sempre ritenuto che i pericoli derivanti dall’uso dei social fossero un pò esagerati. Pensavo che in fondo non erano in grado di condizionare la mia idea di democrazia e spingermi a votare per questo o quel candidato. Inoltre, li uso davvero poco e per motivi esclusivamente professionali. La mia è una visione riduttiva che il film fa a pezzi.

Come persona posso anche aver maturato degli anticorpi a fronte di certe notizie ossessivamente ripetute dai media per indurre a votare per un determinato candidato. Ero convinto, sbagliando, che chi ha un certo grado di istruzione è immune dalla psicologia di massa del consumismo. Come accade con la pubblicità di beni e servizi che senza tregua ti spinge a consumare anche cose del tutto inutili.

Non è questo il punto perché io come altre persone non interessiamo minimamente ai manipolatori del web.

Il film racconta le tante inchieste che hanno coinvolto Facebook e Cambridge Analytica in USA, in UK e a Bruxelles.

La manipolazione delle elezioni

Cambridge Analytica era una società di consulenza britannica attiva nelle campagne elettorali, fallita nel 2018.

In quell’anno, il quotidiano The New York Times e il periodico The Observer informarono il mondo dell’uso, nel 2016, da parte dell’azienda di informazioni personali acquisite su ben 87 milioni di statunitensi iscritti a Facebook.

Nessun utente aveva autorizzato una iniziativa del genere. The Guardian ha inoltre riferito di come Facebook fosse al corrente di questa violazione della riservatezza già da due anni e di come non avesse fatto nulla per proteggere i suoi utenti né per informarli dell’accaduto.

Questi sono i fatti ma la questione, in termini sostanziali, è molto più grave.

I nostri profili su Facebook hanno informazioni che sono una miniera perché fanno capire che tipi siamo: aggressivi, riflessivi, apatici, estroversi, ecc. Sono quindi degli asset che hanno un valore monetario. Furono venduti alla società Cambridge che ha organizzato la campagna elettorale di Trump del 2016 e il referendum sulla Brexit.Queste sono solo le due votazioni più famose, ma molte altre sono state le attività a favore di certe posizioni politiche: in Brasile, Nigeria, Romania, Trinidad e Tobago.

I manipolatori non hanno come target tutti coloro che usano Facebook, forse non potrebbero sono miliardi nel mondo. Solo alcuni sono oggetto di attenzione, poche migliaia che sono definiti in termini psicologici i persuadables.

Gli indecisi, i vulnerabili e coloro che non votano di norma sono prima individuati sulla base dei loro dati personali e poi bombardati con notizie esagerate o false per spingerli a votare in una determinata direzione o a non votare affatto. Nelle ultime elezioni in USA poche migliaia di persone in 3 o 4 Stati (detti swing States tra cui il più famoso è l’Ohio) in bilico tra Repubblicani e Democratici avrebbero assicurato con queste tecniche la vittoria di Trump per qualche decina di migliaia di voti.

In altra direzione, queste modalità di manipolazione sono state usate dai militari americani per convincere giovani indecisi nel mondo arabo a non arruolarsi per l’ISIS.

Vero o falso? E da noi?

Finora gli sforzi delle moderne società erano diretti a scovare le fake news, ma le rilevazioni del film rendono vani questi tentativi. Poche migliaia di elettori in una competizione elettorale, opportunamente manipolati, possono determinare l’esito finale soprattutto quando il risultato è incerto. La manipolazione è una arma letale per la democrazia.

Credo che i problemi giuridici e politici siano enormi a iniziare dai diritti di proprietà dei dati personali sui social. Di chi sono? Chi li può vendere?

Tuttavia, la questione di fondo è come impedire che le manipolazioni raccontate nel film possano ancora avvenire. Non vi sono allo stato antidoti efficaci. Anche le sanzioni pecuniarie sono poca cosa rispetto a multinazionali che fatturano centinaia e centinaia di miliardi.

Tutto falso quel che racconta il film? Questo mondo parallelo è emerso grazie a insider che hanno iniziato a parlare. Sono credibili? O sono in cerca di facile pubblicità e di soldi? Può essere del tutto casuale quanto accaduto?

In fondo, poi i media hanno sempre influenzato i risultati elettorali e quindi niente di nuovo. Già alle presidenziali USA del 2000 George W.Bush vinse la partita finale per un pugno di voti (poco più di 500) in Florida. E come non ricordare le tecniche di manipolazione del consenso delle dittature passate e più recenti.

E’ probabile, ma il valore monetario dei social è funzione quasi esclusiva del numero di utilizzatori  e dei dati che essi spostano.Intorno a questo mondo si è creato un business planetario di migliaia di miliardi di dollari. Se è una bufala è ancora più interessante!

Il modo con cui i manipolatori controllano che l’esperimento stia avendo successo è il numero di like che una notizia ha in poco tempo. Hillary Clinton è stata presentata all’elettorato come una donna corrotta, per rimanere nell’ultima campagna presidenziale americana. Questa informazione, vera o falsa che sia, se inizia a raccogliere consensi, orienta ovviamente chi andrà a votare. E ovviamente la leva sono i sentimenti più estremi, non certo sottili distinguo.

Vedendo scorrere i titoli di coda del film, un altro pensiero mi è venuto in mente con inquietudine. E noi in Italia, siamo ancora tutti liberi di andare a votare o c’è chi va a votare perché spinto da chi i risultati li prepara a tavolino grazie ai dati dei social? Iniziando poi a fomentare l’odio verso determinate classi sociali o gruppi di persone, non ad essere convincenti sulle soluzioni da dare ai problemi complessi? Che elezioni saranno…le prossime?

Da ricordare che le nostre democrazie sono fondate sul diritto di voto e che non abbiamo altro.

 

3 COMMENTS

  1. caro Gerardo, pur non avendo visto ancora, il film,sicuramente interessante, concordo in pieno con le tue considerazioni. In altre occasioni ho avuto modo di descrivere, minuziosamente, ad esempio , come funziona la “Bestia”, di Morese, braccio destro di Salvini, ove lavorano giovani informatici, tutti rigorosamente preparati,pagati profumatamente, che utilizzando ed analizzando i flussi internet, riescono a captare ciò che agli italiani interessa, e li mettono in rete, che si tratti di fake news o altro poco importa. L’importante è arrivare primi, al fine di manipolare qualsivoglia dato.

    • ENRICO Gotti ha scritto “Gli ingegneri del caos” di Giuliano da Empoli (uscito il 2 maggio) dà molti spunti interessanti, approfondendo anche meglio le dinamiche moltiplicatorie e il nuovo schema di gioco della politica. Nuovo scenario e nuove regole del gioco, ignote a gran parte dei commentatori politici, che hanno un’idea della comunicazione politica che ha ben poca corrispondenza con la realtà di oggi, e sono anch’essi gestiti dalla”macchina” dalle molte facce “ tutti-i-gusti” che guida sia forze di governo che di opposizione dove le fa più comodo. Se questa lettura viene ancor più “italianizzata”, con la lettura di “L’Esperimento” e “L’Esecuzione” di Jacopo Iacoboni, tutto è molto chiaro, con una visione di un processo iniziato come riflessione circa trent’anni fa e applicato con successo nell’ultimo ventennio. Ora appunto, siamo alla “Esecuzione”, con troppi spettatori disinformati e passivi. Basterebbe leggere questi tre libri pieni di fatti e analisi, ma, per gran parte dell’opposizione il don Ferrante manzoniano è purtroppo il prototipo di riferimento, e seguono giorno per giorno quel che accade, incapaci di cogliere i nessi di una logica fredda e “analitica” (appunto) sottostante.

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