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Amaro olandese

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Le notizie dei media e le dichiarazioni pubbliche di queste ore ci aggiornano sui faticosi negoziati in corso per addivenire un accordo tra i Paesi UE sulle modalità di finanziamento delle emergenze sanitaria ed economica.

La stampa nazionale dà evidenza della tignosa posizione dell’Olanda (ma anche i giornali tedeschi non scherzano) che si oppone alle proposte dei paesi del sud, tra cui l’Italia, mettendone in evidenza per screditarci (la relativa) importanza economica in Europa (quinta, il Belpaese è terzo), il numero di abitanti (pari a “soli”17 milioni, siamo oltre sessanta ) e, soprattutto, sorvolando sull’egoistica (e quindi antieuropea) fiscal competition attivata per attirare multinazionali (a partire dalla ”Fiat Chrysler Automobiles”), a scapito delle finanze delle rispettive nazioni di origine.

Qualche organo di stampa non ha mancato di sottolineare le “parole di disprezzo” che il ministro delle finanze di quel paese avrebbe avuto per il sistema sanitario italiano. L’elenco potrebbe continuare, ma non vogliamo alimentare ulteriormente i pur comprensibili sentimenti di orgoglio nazionale.

Infatti, il buon senso ci porterebbe a dire di applicare il vecchio principio valido in tutte le trattative difficili e cioè che ognuno dovrebbe sforzarsi di mettersi nei panni dell’altro, tenendo presente, da un lato, l’interesse dei Paesi nordici a non mettere in grave difficoltà la terza economia europea, nonché loro importante partner commerciale e, dall’altro lato, la necessità di mostrarsi credibili nel garantire la sostenibilità del proprio non trascurabile, per usare un eufemismo, debito pubblico.

In ogni caso, non possiamo nascondere una piccola soddisfazione nello scoprire (Sole 24 Ore del 7 aprile) che un gruppo imprenditoriale italiano che produce il Vecchio Amaro del Capo e l’Amaro Borsci, avente sede in una delle tanto bistrattate regioni meridionali, ha acquisito in questi giorni da una multinazionale, il famoso amaro olandese Petrus Boonekamp, che molti ricorderanno per il motto pubblicitario “l’amarissimo che fa benissimo”, accompagnato dal pugno chiuso in un’armatura, che si abbatteva sul tavolo con ineluttabile vigore assertivo.

Nel merito si potrebbe obiettare che l’operazione di acquisizione è da considerarsi l’eccezione che conferma la regola, o la rondine che non fa primavera e che sono le imprese italiane ad essere di solito preda di altri interessi a causa dei fattori di debolezza produttiva, finanziaria e patrimoniale, pure da noi evidenziato qualche tempo fa (cfr. Na tazzulella ‘e cafè).

Qui ci limitiamo ad aggiungere che l’immagine pubblicitaria del Petrus degli anni settanta sembra richiamare il braccio di ferro in atto tra i paesi comunitari, solo che stavolta l’armatura non è più olandese e l’amaro, anzi “l’amarissimo”, si spera che lo beva qualcun altro… o almeno che, auspichevolmente, lo si divida in qualche modo con soddisfazione e nell’interesse di tutti.

Per ora, nella partita dei Corona bonds, viene in soccorso lo slogan di un altro liquore un tempo altrettanto famoso e tutto italiano. Se la vostra squadra ha vinto, diceva, brindate con Stock84, se ha perso, consolatevi con Stock84.

Alla luce del compromesso di ieri nell’Eurogruppo non sappiamo quale sentimento debba prevalere. Se dobbiamo brindare o consolarci. Noi non l’abbiamo capito. Proverà a spiegarcelo la solita rissosa propaganda politica. Non quella commerciale. Per ora conviene sospendere il giudizio.

A proposito. Negli ultimi anni la Stock è diventata di proprietà di un fondo mobiliare americano e ha delocalizzato la produzione da Milano alla Repubblica Ceca.

1 COMMENT

  1. Un tempo, in questa confusa contesa, si sarebbe potuto dire in termini campani: “facite ammuina”. Ma la regola comune che nel mercato europeo attuale prevale sembra essere un detto siciliano: “futti futti ca diu pirduna a tutti”. I paesi dell’Europa del nord e quelli dell’est sembra che si siano adeguati velocemente alla globalizzazione, “nazionalista” però. Sigh!

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