Home Educazione Finanziaria L’importanza di chiamarsi “e”

L’importanza di chiamarsi “e”

2635
0
Tempo di lettura: 4’. Leggibilità **.

Premessa.

Una piccola “e” messa all’inizio di tante parole diventa vitale nelle moderne economie: e-money, e-banking, e-commerce e così via sono sinonimi di digitale, on line, Fintech. In una parola di progresso e di modernità.

Si tracciano filiere virtuose, riempiendo dibattiti, dissertazioni, convegni prima e dopo la pandemia. Molte parole sono diventate ben presto di moda nel linguaggio comune, tanto per parlare in modo informato.

Nel settore della finanza e delle banche “e” ha un valore aggiunto sempre più decisivo. Segna il passaggio, lo spartiacque tra il vecchio e il nuovo mondo. Questa premessa, forse un pò lunga, è necessaria per parlare di un manuale edito in questi giorni da Bankitalia che fa il punto sui pagamenti elettronici in Italia, I pagamenti nel commercio elettronico:una mappa per orientarsiChiunque può scaricarlo gratuitamente dal sito dell’Istituto.

Una quarantina di pagine utilissime per inquadrare carte di pagamento, bonifici e altre utili modernerie nel mondo del commercio elettronico e soprattutto nel contesto della normativa europea. Normativa che non è nuova, ma che risale ai primi anni del secolo in corso e che è periodicamente aggiornata per tener conto dell’innovazione tecnologica dei pagamenti digitali.

L’autorevolezza dell’istituzione che lo ha pubblicato è, però, il vero fattore di novità. A mio ricordo, non era mai accaduto di poter leggere il punto di vista della nostra banca centrale in modo così chiaro e netto. Certo, in varie occasioni vi erano state autorevoli pronunce del suo vertice per una decisa e rapida digitalizzazione dell’economia, ma poi tutto finiva lì.

D’altronde ciascuno difende il proprio orticello e per la Banca d’Italia ciò significa produzione di banconote e tolleranza verso la conservazione di alcune specialità italiane, come una serie di strumenti di pagamento bancari e postali che hanno circolazione solo nel nostro mercato interno: le ricevute bancarie o Ri.Ba, con l’ibridazione del credito salvo buon fine, i bollettini postali, i MAV (pagamenti mediante avviso) e altro ancora, pressochè sconosciuti negli altri paesi.

Il segnale non va lasciato cadere come una delle tante, forse troppe, pubblicazioni di Bankitalia da mettere sullo scaffale in bella mostra. I  motivi per discuterlo, analizzarlo e farne oggetto dei programmi di educazione finanziaria sono essenzialmente due.

Il primo è che abbiamo terribilmente bisogno di incrementare i pagamenti elettronici e non solo nel commercio a distanza, siamo da anni la pecora nera tra i paesi sviluppati. Nonostante le tante guerre (a parole) al contante e le tante sporadiche iniziative, da quando esistono le statistiche in materia, siamo gli ultimi quanto a utilizzo di carte di pagamento e altri servizi di pagamento non in contante. E’ una barriera insormontabile e per certi versi inspiegabile. Periodicamente compare il problema, se ne parla a livello politico, si arrangiano poi delle misure di contrasto e infine, come un fiume carsico, il fenomeno diventa sommerso fino alla successiva dotta dissertazione. Una vera foglia di fico per coprire forse quel che si vuole nascondere.

Il secondo aspetto, come dimostra il manuale, è che abbiamo tutto quel che serve in termini di sicurezza degli strumenti, di convenienza e di misure a tutela del consumatore. La normativa europea è tra le più avanzate in materia ed è recepita compiutamente in Italia. Gli strumenti di cui si illustrano le caratteristiche sono quelli che circolano in Europa, il più grande e ricco mercato del mondo con i suoi 500 milioni di cittadini, il quale dal 2014 forma, per una parte di esso relativo ai pagamenti in euro, la SEPA.

Un pò di numeri

Siamo ultimi in Europa nei pagamenti con carte, bonifici e addebiti diretti.Lo siamo in modo irreversibile, nel senso che non potremo cambiare in poco tempo la nostra posizione. Con molta ipocrisia ci accorgiamo di questa situazione ogni anno. Quando dobbiamo fare manovre di bilancio e imputiamo al contante tutti i peggiori mali della nostra società. Ah se avessimo, come negli altri paesi, tanti pagamenti con carte potremmo combattere l’evasione fiscale, il riciclaggio e gran parte dei mali del mondo!

La ridda di proposte di questi giorni, dal piano Colao agli altri ripetitivi programmi di Comitati di esperti, ne è la plastica rappresentazione. Di solito alla fine succederà poco o nulla e tutto svanirà.

Il denaro e’ un ottimo capro espiatorio in un paese a matrice cattolica e comunista. E’ peccato per i primi, è un furto per i secondi, se ne possediamo tanto. E quindi imponiamo limiti, divieti come in uno Stato di polizia.

Nel frattempo Paesi come la Grecia, il Portogallo e la Spagna ci hanno abbondantemente superato in poco tempo per numero di transazioni con carte pro capite. Eravamo penultimi qualche decennio fa e ora siamo ultimi. Un primato di cui non andare fieri.

Guardiamo il nostro sistema bancario e non capiamo perchè ha installato la più vasta rete di POS al mondo. Il governo Renzi aveva poi reso obbligatori i POS per gran parte dei commercianti. Da allora il numero di macchinette installate, già molto alto, è letteralmente esploso: da 1,5 nel 2015 a quasi 4 milioni del 2019. E le operazioni continuano a latitare. Il motivo sono le elevate commissioni bancarie che rendono conveniente al dettagliante accettare contante. Padoa-Schioppa la raccontava così: è come aver costruito una efficiente rete ferroviaria sulla quale non passano i treni.

Le contraddizioni non finiscono qui. Le limitazioni imposte alle transazioni in contante oscillano in modo quasi surreale: dai 10.000 euro di qualche anno fa ai 1.000 euro di oggi con vari passaggi intermedi che sono del tutto inutili ricordare in questo breve articolo perché privi di qualsiasi efficacia.Nessuno capisce i motivi di questi furori. Presto i limiti alle transazioni in contante saranno portati a 2.000 euro.

Per concludere

In questo nostro mondo, irto di contraddizioni, di divieti inutili e di incentivi buttati a casaccio, riusciamo a capire meglio il valore della silloge sui pagamenti elettronici. Per orientare le nostre abitudini di pagamento, per pagare da casa tutto quel che ci serve dagli ospedali ai libri, per lasciare la traccia di quel che è accaduto, per consentire a persone disabili di accedere a servizi essenziali della nostra società. Scontato poi sottolineare che in periodi di pandemia i pagamenti elettronici sono diventati essenziali per tutti. Per il consumatore tuttavia è necessario fare un piccolo sforzo di apprendimento, imparare a usare questi strumenti non in contante e a difendersi nelle opportune sedi dell’Arbitro Bancario e Finanziario e dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, in caso di controversie e di frodi.

In definitiva, di sicuro non abbiamo il migliore sistema bancario in Europa, ma certamente abbiamo una ponderosa regolamentazione europea che, se capita e analizzata semmai con l’aiuto proprio degli esperti in materia, ci aiuterà senz’altro.

Purtroppo, finora, sono stati proprio gli esperti a latitare, mentre le norme si accatastavano l’una sull’altra e si lasciavano miseramente a riempirsi di polvere. Oggi finalmente si vedono all’orizzonte dei segnali concreti di speranza che qualcosa cambi nella italica vetusta industria dei pagamenti non in contante. Basta anche un libro, tanto per cominciare. Farà aumentare la nostra visione d’insieme.

Buona lettura a tutti.

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here