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Italo Calvino ha già scritto come sarà leggere nel Metaverso

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Marylin Monroe legge Calvino nel metaverso in un fotogramma ampiamente ritoccato tratto dal film “Come sposare un milionario” (1953). Marylin era un’ottima lettrice: la sua biblioteca conteneva 400 volumi di ottima qualità.

In questi giorni il bisogno di meta-verso cresce sempre di più alla luce di quanto sia diventato orribile e fosco l’uni-verso.

È bella l’idea che mettendo un paio di Ray-Ban, prodotti dalla nostra patriottica Luxottica, potremmo migrare in un mondo sì di finzione, ma pur sempre piacevole laddove potremo replicare tante belle azioni, tipo leggere un ottimo libro come Se una notte d’inverno un viaggiatore.

In quel “se” c’è tutta l’essenza del metaverso oltre che del libro stesso. Dipende tutto da quale metaverso sarà.

Che metaverso sarà?

Il metaverso non sarà certamente quello di Zuckerberg con i suoi tronchi e levigati pupazzoni. Sarà piuttosto quello di Hollywood. Se avete visto l’ultimo Batman sapete quello di cui sto parlando. Gotham City è già un metaverso che espande l’universo di New York in una dimensione finzionalmente distopica. Forse, per renderlo un luogo un po’ più desiderabile, dovrebbe piover di meno, ma piove tanto anche nella espansione immaginaria di Los Angeles in Blade Runner. Che ci sia tanta pioggia nel metaverso?

Nel metaverso non ci saranno però i pupazzi di Meta, ma ci saremo noi, ci saranno persone come ce ne sono nei film, anch’essi fatti peraltro di pixel. Non ci saranno gli edifici di plastilina e i rivestimenti di simil-formica. Ci saranno palazzi, strade, foreste e oceani e soprattutto ci saranno persone con sentimenti, storie e dolori come succede a Bruce Wayne o a Rick Deckard.

In effetti il metaverso lo ha già inventato Hollywood e prima di Hollywood la letteratura. Basta convertirlo in codice. Vi stanno già lavorando Apple, Sony e fors’anche Microsoft.

Stati di coscienza

Sony, attraverso H2L una start-up da poco acquisita, sta lavorando a installare degli haptic capaci di trasmettere la sensazione del dolore, per ora fisico, alla futura nostra doppia identità locata nel metaverso. Dice il fondatore di H2L, Emi Tamaki:

“La sensazione del dolore ci permette di trasformare il mondo del metaverso in un mondo reale, immersivo e presente alla coscienza. Così il mondo virtuale sarà percepito come verità”.

Anche la Apple sta lavorando su una tecnologia simile che è di là da venire. Presto, però, vedremo gli Apple Glasses e sono proprio gli occhiali connessi — e NON gli Oculus da palombaro (ricordate la scena della piscina de Il laureato?)—il veicolo chiave per trasportarsi nel metaverso.

È tutta questione di cinesica

Steve Perlman, un veterano che ha sviluppato QuickTime ed è stato responsabile scientifico di Apple e di Microsoft, si dice convinto che sia stata la capacità di ricreare le la mimica facciale e dare espressione all’emotività a rendere universali personaggi come Gollum o Benjamin Button nati dalla perizia dei creativi di Hollywood e scaturiti dalla immaginazione di J. R. R. Tolkien e Francis Scott Fitzgerald.

Sul primo c’è un bel film biografico, Tolkien, su Disney + e a noleggio sulle altre piattaforme. Su Fitzgerald c’è una serie in 10 episodi dal titolo Z: L’inizio di tutto (su Amazon Prime). La seconda stagione è stata cancellata.

Se avete visitato al Palazzo delle Stelline a Milano la mostra fotografica “John Malkovich” sapete quali vette si possono raggiungere con l’espressione facciale.

Saper ricreare questo complesso di artifizi emotivi nelle figurazioni del metaverso è la chiave per la sua adozione di massa. Però non ci si arriva dalla tecnologia come pensa Zuckerberg, ma dalla cultura. O meglio come dice Perlman dal “matrimonio tra tecnologia, immaginazione e cultura”.

A proposito di immaginazione

Se intendiamo così il futuro del nostro doppio è anche possibile immaginare come potrà essere continuare a leggere storie nel metaverso.

Italo Calvino, che aveva delle capacità futurologiche formidabili e che aveva già intuito che la matrice è alla base di ogni realtà virtuale, lo ha descritto molto bene in uno dei suoi libri più stupefacenti e che ti punzecchiano a ogni riga, il suo Se una notte d’inverno un viaggiatore. Vi proponiamo un passo a cui c’è già veramente tutto.

Buona Lettura! Oh, è Calvino!

A sinistra il metaverso di Hollywood, a destra quello dei tecnologi. L’universo finzionale di Gotham City da un lato e dall’altro Horizon World l’universo burlesco di Meta. Facile immaginare quel che alla fine sarà.

Disconnettiti

Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti, Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. Dillo subito agli altri: «No, non voglio vedere la televisione!» Alza la voce, se no non ti sentono:

«Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!»

Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida:

«Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!»

O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace.

Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla  pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull’amaca, se hai un’amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga, Col libro capovolto, si capisce.

Rilassati

Certo, la posizione ideale per leggere non si riesce a trovarla. Una volta si leggeva in piedi, di fronte a un leggio. Si era abituati a stare fermi in piedi. Ci si riposava così quando si era stanchi d’andare a cavallo. A cavallo nessuno ha mai pensato di leggere; eppure ora l’idea di leggere stando in arcioni, il libro posato sulla criniera del cavallo, magari appeso alle orecchie del cavallo con un finimento speciale, ti sembra attraente. Coi piedi nelle staffe si dovrebbe stare molto comodi per leggere; tenere i piedi sollevati è la prima condizione per godere della lettura.

Bene, cosa aspetti? Distendi le gambe, allunga pure i piedi su un cuscino, su due cuscini, sui braccioli del divano, sugli orecchioni della poltrona, sul tavolino da tè, sulla scrivania, sul pianoforte, sul mappamondo. Togliti le scarpe, prima. Se vuoi tenere i piedi sollevati; se no, rimettitele. Adesso non restare lì con le scarpe in una mano e il libro nell’altra.

Aggiusta la luce e fai pipì

Regola la luce in modo che non ti stanchi la vista. Fallo adesso, perché appena sarai sprofondato nella lettura non ci sarà più verso di smuoverti. Fa’ in modo che la pagina non resti in ombra, un addensarsi di lettere nere su sfondo grigio, uniformi come un branco di topi; ma sta’ attento che non le batta addosso una luce troppo forte e non si rifletta sul bianco crudele della carta rosicchiando le ombre dei caratteri come in un mezzogiorno del Sud. Cerca di prevedere ora tutto ciò che può evitarti d’interrompere la lettura. Le sigarette a portata di mano, se fumi, il portacenere. Che c’è ancora? Devi far pipì? Bene, saprai tu.

Ora sei pronto

Ora sì. Sei tranquillo, apri il libro alla prima pagina, no, all’ultima, per prima cosa vuoi vedere quant’è lungo. Non è troppo lungo, per fortuna. I romanzi lunghi scritti oggi forse sono un controsenso: la dimensione del tempo è andata in frantumi, non possiamo vivere o pensare se non spezzoni di tempo che s’allontanano ognuno lungo una sua traiettoria e subito spariscono. La continuità del tempo possiamo ritrovarla solo nei romanzi di quell’epoca in cui il tempo non appariva più come fermo e non ancora come esploso, un’epoca che è durata su per giù cent’anni, e poi basta.

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1 COMMENT

  1. Bell’articolo che induce a riflettere. Al di la’ del genere e del contenuto, un libro che hai scelto di leggere costituisce uno dei pochi momenti di liberta’ rimasti. Lo scrittore, narratore o saggista poco importa, illustrerà di certo una sua visione del mondo, ma non potrà bombardare come i media. Chi legge filtrerà ogni cosa attraverso la sua cultura, cosa non sempre possibile nell’informazione altra. Potrà anche mettere a confronto autori e variare i temi, senza che essi vengano imposti. Libero arbitrio e democrazia insomma.

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