Mentre i mercati e gli esperti di questioni finanziarie sono concentrati sulla partita del risiko che interessa le grandi banche italiane, l’attenzione verso le banche minori è ridotta. Eppure la situazione qualche interesse dovrebbe suscitarlo, in specie considerando le criticità più recenti che riguardano le cosiddette “challenger bank”, un’etichetta sotto la quale sono contenute esperienze diverse, purtroppo accomunate da risultanze non positive sotto la lente della Vigilanza.
Il quadro di sintesi dei provvedimenti adottati o indotti da Banca d’Italia nel periodo 2023–2026 include commissariamenti, sanzioni pecuniarie, misure restrittive patrimoniali e non e interventi sulla governance, riferite a 8 banche, ora alle prese con piani di rimedio.
Si tratta di Banca Progetto, Smart Bank, BFF Bank, Banca Sistema, Cherry Bank, Banca Cambiano, Illimity, Banca IFIS.
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BANCA |
TIPO DI INTERVENTO |
STATO ATTUALE |
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Banca Progetto |
Commissariamento + sanzioni AML/gestionali |
● In a.s., cessione in corso |
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Smart Bank |
Commissariamento (dic 2023) |
● In a.s., vendita sbloccata dal CdS (lug 2025) |
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BFF Bank |
Divieto dividendi + sanzione pecuniaria Dimissioni CEO |
● Restrizioni rimosse (nov 2025) |
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Banca Sistema |
Divieto dividendi |
● Restrizioni ancora pendenti |
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Cherry Bank |
Sanzioni formali prudenziali + AML |
● Provvedimenti nn. 111–112 (aprile 2026) |
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Banca Cambiano |
“Removal” governance, ingresso socio bancario nel capitale, su prescrizioni BdI |
● Ricambio nella governance effettuato. Scelta nuovo socio bancario, in corso |
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Illimity |
Rettifica cartolarizzazione richiesta da BdI |
● Assorbita da Banca IFIS (ago 2025) |
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Banca IFIS |
Ispezione in corso, nessun prov. formale diretto |
● Operativa; profit warning giugno 2026, pesante effetto sulla quotazione di Borsa |
Fonte Registro provvedimenti sanzionatori BdI e Provvedimenti rilevanti (art. 145 TUB), notizie di stampa. SE&O.
La sfida gettata al mercato, sotto diverse prospettive, non è stata dunque finora vincente. Molte di esse sono nate soprattutto con il lessico dell’innovazione digitale, cresciute sull’onda degli incentivi pubblici e degli arbitraggi regolatori, ovvero di modelli di indipendenza non sostenibili, finendo oggetto di provvedimenti di vigilanza straordinaria. Tentando una sintesi, in queste esperienze è mancato il raggiungimento di un efficace equilibrio tra il genere di innovazione prospettata al mercato, la coerenza delle strategie per il loro perseguimento e l’adeguatezza della governance, anche per quanto attiene al rispetto degli obblighi della regolamentazione.
Diverso è il percorso di challenger banks estere in Italia, quali Revolut, Trade Republic, N26, Bunq, aggiungendo ad esse Satispay, Scalapay, facenti capo a operatori italiani, ma con forti connessione internazionali. Esse stanno conquistando milioni di utenti — con particolare intensità tra i giovani — grazie a modelli di business sostanzialmente innovativi.
Il confronto tra le due esperienze è un doveroso esercizio analitico, sul quale approfondimenti non possono che essere utili.
I. Il terreno comune
L’Italia rappresenta, paradossalmente, uno dei mercati più fertili d’Europa per le sfide digitali. Le ragioni sono strutturali: un sistema bancario tradizionale ancora costoso, con forte peso delle commissioni anche nella tenuta di conti, una popolazione relativamente giovane nella componente più istruita e digitalizzata, e una quota di mobile banking già dominante nelle abitudini di pagamento quotidiano.
I numeri dicono tutto. Nel 2025 la base clienti italiana di Revolut ha raggiunto i 4,6 milioni di utenti, con una crescita annua del 54%, uno dei risultati più elevati a livello globale per il gruppo. Le transazioni totali sono cresciute del 95%, i volumi complessivi dell’89%. Satispay, Imel con sede in Lussemburgo, conta oltre 5,3 milioni di utilizzatori in oltre 400mila esercizi. Trade Republic ha raddoppiato la propria base clienti nel 2024, arrivando complessivamente a 8 milioni con asset gestiti per 100 miliardi di euro; dal gennaio 2025 opera in Italia tramite una succursale con IBAN italiano.
È in questo contesto di crescita che le incertezze del modello challenger “italiano” diventano ancora più leggibili: non è il mercato ad aver deluso le aspettative. È il modello.
II. La differenza strutturale: dove nasce davvero l’innovazione
Il primo e più profondo divario riguarda l’origine dell’innovazione. Le challenger europee che crescono in Italia, sono state costruite intorno a una tecnologia proprietaria scalabile come asse portante del modello di business, non come dressing di operazioni bancarie tradizionali.
Trade Republic ne è l’esempio più nitido. È una banca tedesca, vigilata da BaFin e dalla BCE, che custodisce i titoli degli utenti presso depositari indipendenti come Deutsche Bank, HSBC e JPMorgan in dossier segregati. Dal gennaio 2025 opera in Italia tramite succursale con IBAN italiano e funzione di sostituto d’imposta, semplificando la dichiarazione fiscale degli investimenti per i clienti italiani. Il modello è semplice e replicabile: zero commissioni sui piani di accumulo in ETF, interessi sulla liquidità, carta di debito con cashback automaticamente reinvestito. Il valore per l’utente è immediatamente misurabile e non dipende da nessun arbitraggio regolatorio.
Revolut ha costruito la sua crescita italiana su una diversificazione multi-prodotto che nessuna delle challenger italiane ora in difficoltà ha mai raggiunto. Nel 2025 undici linee di business hanno superato ciascuna i 135 milioni di dollari di fatturato: abbonamenti, pagamenti con carta, wealth, cambio valuta, portafoglio prestiti. La strategia “multi-motore” — che Revolut esplicita nella comunicazione agli investitori — è esattamente l’opposto delle scelte monoprodotto che ha reso fragili BFF e Banca Sistema.
Le challenger italiane hanno costruito la loro offerta attorno a un’unica tesi di valore concentrata su un segmento di mercato (credito PA, NPL, garanzie statali) con scarsa diversificazione e forte dipendenza dal contesto regolatorio. Quando quel contesto è cambiato (definizione di default, calendar provisioning, stretta sulle garanzie pubbliche) la piattaforma tecnologica non ha potuto compensare l’inadeguatezza del modello di business sottostante.
III. La governance come vantaggio competitivo
Il secondo divario è forse il più sottovalutato: la qualità della governance come fattore di competitività, non solo di compliance.
Le challenger europee sembrano aver sofferto meno delle ambiguità di governance che hanno caratterizzato molti dei casi italiani.
Questo non significa che le challenger europee siano esenti da problemi di compliance. N26 è stata multata per 9,2 milioni di euro nel maggio 2024 dall’autorità tedesca BaFin per ritardi nelle segnalazioni di attività sospette. Nel 2022, Banca d’Italia aveva già imposto alla succursale italiana lo stop all’acquisizione di nuovi clienti, limite revocato nel 2024 dopo il miglioramento degli standard di conformità in materia antiriciclaggio. Revolut ha ricevuto una sanzione di 3,5 milioni di euro nell’aprile 2025 dal regolatore lituano per violazioni AML nelle sue operazioni europee.
Il punto discriminante non è dunque l’assenza di problemi, quanto la capacità di risposta. N26 e Revolut sembrano aver reagito alle contestazioni delle autorità con investimenti significativi nelle funzioni di compliance e, nel caso di N26, in una riorganizzazione profonda dei processi interni che ha consentito la revoca del blocco in due anni. Banca Progetto, per confronto, ha accumulato perdite non contabilizzate per oltre 110 milioni, mentre l’ NPL ratio saliva al 17%. La differenza non è di scala: è di cultura organizzativa e di velocità di risposta agli stimoli regolatori.
Un ulteriore elemento di governance strutturale riguarda il ciclo di vita manageriale. Le challenger europee operano con team giovani, spesso fondatori ancora attivi, con incentivi allineati alla crescita di lungo periodo e nessuna sedimentazione di potere ventennale. Il contrasto con Banca Cambiano (26 anni della stessa direzione generale e della stessa presidenza, un Consiglio e Collegio con minimi ricambi) sono emblematici delle resistenze al cambiamento, pur ponendosi come challenger per aver praticato (unica in Italia) la Way out, da cooperativa a società per azioni.
IV. Il segmento giovani
Verso di esso si gioca la partita decisiva ed è forse la più strategicamente rilevante per il sistema bancario italiano nel suo complesso.
Le challenger europee hanno conquistato la fiducia dei giovani italiani non con promesse di rendimenti straordinari, ma con l’accessibilità immediata a servizi che le banche tradizionali rendono ancora poco attrattivi: cambio valuta senza commissioni, investimento in ETF da un euro, piani di accumulo automatici, carte di debito con notifiche istantanee, IBAN europeo attivabile in dieci minuti. Tanto per citarne alcuni. È un’offerta di convenienza e trasparenza, non di rendimento.
Sul versante del credito al consumo giovanile, Scalapay, che ha rilevato il primo istituto di pagamento italiano fondato nel 2011, si è affermato nel Buy Now Pay Later, con integrazioni in e-commerce e fashion, e la chiave della sua crescita è la domanda dei consumatori più giovani, senza le frizioni del credito bancario tradizionale. Satispay, Istituto di moneta elettronica con sede in Lussemburgo, ha costruito la sua comunità di utenti intorno ai pagamenti quotidiani, diventando infrastruttura invisibile in centinaia di migliaia di esercizi commerciali. Questi modelli non richiedono arbitraggi: richiedono prodotto, distribuzione e fiducia.
Un dato cambia però la prospettiva con cui leggere la “preferenza giovanile” per le challenger. In Revolut gli over 35 rappresentano già il 40% della base clienti italiani. Questo significa che il fenomeno si va estendendo a fasce di popolazione con redditi e risparmi più consolidati.
Secondo McKinsey, il passaggio generazionale delle ricchezze potrebbe interrompere l’età dell’oro per le banche tradizionali: “le neobank come Revolut hanno superato la frontiera tra crescita e performance, riscrivendo le aspettative nei confronti degli operatori tradizionali”. La domanda è se i giovani che ereditano le disponibilità della boomer generation depositeranno la parte preponderante dei risparmi nella challenger bank su cui hanno già aperto il conto, o torneranno verso un attore bancario tradizionale.
V. Il paradosso regolatorio: chi subisce la vigilanza e chi la usa come leva
C’è un paradosso nel confronto tra i due mondi. Le challenger italiane hanno cercato di minimizzare l’interfaccia con la vigilanza — costruendo modelli che sfruttassero le zone grigie regolamentari, posticipando gli adeguamenti, resistendo agli inviti. Le challenger europee hanno usato la vigilanza come leva competitiva: la licenza bancaria completa, il fondo di garanzia fino a 100.000 euro, la trasparenza sulle strutture di custodia dei titoli sono diventati argomenti di vendita verso clienti che si chiedono se fidarsi di un’app per i propri risparmi.
Trade Republic comunica esplicitamente la segregazione dei titoli presso depositari terzi come garanzia di sicurezza patrimoniale in caso di insolvenza. Revolut ha investito anni e risorse per ottenere la licenza bancaria britannica e quella lituana, poi la francese per l’Europa occidentale, non perché fosse obbligata (per certi servizi di massa avrebbe potuto operare come istituto di pagamento), ma perché la licenza bancaria segnala ai clienti un livello di serietà che si traduce in fiducia e, alla fine, in depositi più alti.
Le challenger italiane in difficoltà hanno percorso un’altra strada: hanno costruito strutture societarie complesse, usato la garanzia pubblica come sostituto del presidio del rischio di credito, e considerato la compliance un costo anziché un investimento reputazionale. Il risultato è che, mentre Revolut raggiunge 4,6 milioni di italiani con una crescita del 54%, Banca Progetto viene commissariata e Illimity viene assorbita a condizioni di mercato sfavorevoli.
VI. Le zone d’ombra del modello europeo: ciò che resta irrisolto
Un’analisi obiettiva non può comunque ignorare le vulnerabilità strutturali dei modelli che stanno crescendo. Tre questioni rimangono aperte.
La redditività nel credito. Le challenger europee attive in Italia sono prevalentemente forti sui servizi di pagamento, investimento e risparmio, ma restano deboli sul credito, dove si determina, la redditività bancaria più cospicua.
Il rischio AML resta un problema sistemico. I casi di N26 e Revolut dimostrano che le carenze antiriciclaggio sono un problema strutturale delle piattaforme digitali che scalano velocemente. La soluzione, ancora una volta, è nella velocità e nella qualità della risposta di adeguamento alle norme.
La concentrazione su base giovanile e la dipendenza dai tassi. I conti deposito senza vincoli sono stati costruiti in un contesto di tassi elevati. Con la discesa dei tassi BCE, i rendimenti sui conti deposito diminuiranno e la fedeltà degli utenti (giovani, ancora con risparmi limitati) sarà messa alla prova.
Conclusione
Non è una gara di reputazione, è una gara di modelli.
Il confronto tra le challenger europee che avanzano e le challenger italiane che cedono terreno non è una storia di nazionalità, né di dimensione, né di capacità individuali dei management. È una storia di scelte su come costruire un’impresa bancaria nel contesto europeo contemporaneo.
Chi ha scelto di costruire piattaforme tecnologiche reali, governance trasparenti, vigilanza come alleato anziché come ostacolo e diversificazione dei ricavi come principio fondante (anche con errori lungo la strada) sta raccogliendo i frutti. Chi non lo ha fatto, ne sta pagando il conto.
Il sistema bancario italiano delle challenger si trova di fronte a un contesto su cui interrogarsi, contrassegnato da un lato, da una vigilanza più attenta e anticipatoria che sta accelerando la propria azione verso i modelli fragili; dall’altro, da una domanda di servizi digitali in crescita rapida che offre opportunità da cogliere. La sfida ha tutti gli elementi per essere raccolta.
Il paradosso di questa stagione è che l’innovazione bancaria più credibile, in Italia, non è al momento italiana.
Fonti consultate: dati Revolut Italia 2025, Trade Republic IBAN Italia 2025, Satispay community report 2025, registro provvedimenti sanzionatori Banca d’Italia, McKinsey Global Banking Annual Review 2026, MF-Milano Finanza, We Wealth.



