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EUR.BANK, non una nuova moneta digitale, ma una infrastruttura interoperabile di pagamento

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Nel Comunicato stampa del 3 giugno scorso, Bancomat ha annunciato l’ingresso di nove delle principali banche italiane alla fase di sperimentazione tecnica dello stable coin in euro, denominato Eur.Bank, facendo riferimento ai tempi, ai principali casi d’uso e alla infrastruttura di supporto.

Come si legge nel documento, “l’iniziativa EUR.BANK non si limita alla creazione di una stablecoin in euro, ma punta a costruire un ecosistema interoperabile, istituzionale e pienamente integrato con il sistema bancario. La stablecoin ne rappresenta il primo punto di accesso: uno strumento pensato per abilitare nuovi servizi digitali, in coerenza con le iniziative europee in corso e valorizzando il ruolo centrale delle banche. In questo modello, le riserve restano all’interno del sistema bancario, preservando la raccolta e rafforzando la tutela dei depositanti.”

I principali ambiti di applicazione in fase di test sono:

• la Tokenizzazione di strumenti finanziari, incluso il debito sovrano;

• i Pagamenti e regolamenti on-chain 24/7, a supporto di mercati digitali emergenti;

• il Supporto alla internazionalizzazione delle imprese italiane ed europee, semplificando i flussi cross-border.

Intendo soffermarmi sull’ultimo punto (last but not least), partendo da alcune considerazioni.

– Il costo invisibile dell’export italiano

L’Italia è tra i dieci maggiori esportatori mondiali, con un surplus commerciale che nel 2024 ha superato i 40 miliardi di euro, su un totale esportato superiore a un quarto del PIL. Eppure la struttura produttiva è dominata da imprese con meno di 250 addetti: le PMI rappresentano la quasi totalità del tessuto imprenditoriale e generano circa il 65% del valore aggiunto dell’export manifatturiero nazionale.
Questa combinazione — alto volume export, piccola dimensione media — genera una tensione strutturale raramente discussa nei tavoli di politica industriale: il costo e la lentezza dei pagamenti internazionali ricade in modo sproporzionato proprio sulle imprese che possono sopportarli meno. Il peso di questa condizione emerge dai seguenti dati indicativi:

2–3% COMMISSIONI MEDIE SU INCASSI INTERNAZIONALI EXTRA-UE
3–5 gg TEMPO MEDIO DI REGOLAMENTO SWIFT TRA BANCHE CORRISPONDENTI
€ 640 mld VALORE EXPORT ITALIANO DI BENI E SERVIZI

Per una PMI con margini operativi compresi tra il 5% e il 12%, cedere il 2-3% sull’incasso a titolo di conversione valutaria, commissioni di transazione e perdite da float significa erodere una quota non banale della redditività. E questo prima ancora di considerare il rischio di cambio, il costo del credito documentario e del capitale circolante, con conseguente bisogno di ricorrere al credito bancario a breve.

– Che cosa è uno stablecoin in euro e perché è diverso da tutto il resto

Uno stablecoin denominato in euro — nella terminologia MiCAR un Electronic Money Token (EMT) — è un’unità digitale il cui valore è ancorato 1:1 alla moneta fiat europea, garantita da riserve liquide di alta qualità, pari alla totalità del valore di token emessi, depositate presso istituzioni regolamentate. Non è criptovaluta speculativa (il valore non oscilla come nel caso dei bitcoin). Non è stablecoin algoritmico (il suo valore non è affidato ad un algoritmo, ciò che ha portato al default gli stable Terra/Luna). È moneta elettronica programmabile, basata su moneta fiat.

La prima conseguenza è che uno stablecoin in euro non aggiunge rischio valutario alla transazione: lo elimina. L’impresa riceve euro, paga in euro, registra in euro.

La differenza tecnica rispetto ai sistemi esistenti è sostanziale. Un bonifico SWIFT transita attraverso una catena di banche corrispondenti, ognuna delle quali applica commissioni, introduce latenza e richiede riconciliazione. Uno stablecoin si trasferisce su una rete blockchain — pubblica o permissioned — in modo diretto, con esecuzione quasi immediata e tracciabilità nativa.

– Il framework regolatorio: il MICAR

Il Regolamento UE 2023/1114 (MiCAR), applicabile dal giugno 2024, ha creato per la prima volta un quadro giuridico armonizzato per gli EMT nell’Unione Europea. Gli emittenti devono essere banche o istituti di moneta elettronica, mantenere riserve segregate, rispettare limiti di concentrazione e requisiti prudenziali. È un framework esigente e proprio per questo credibile.
In Italia, la Banca d’Italia è l’autorità competente per l’autorizzazione degli EMT. Sul mercato si stanno già muovendo iniziative come Eur-Bank con FlowPay del gruppo Bancomat, che emetterà stable coin per la clientela delle banche aderenti al circuito, mentre il consorzio europeo Qivalis, che aggrega banche europee, tra cui UniCredit e ING, sarà sotto l’egida della Banca Centrale olandese. L’obiettivo di entrambe le iniziative è di emettere un euro stablecoin MiCAR-compliant entro il 2026.

– Cinque benefici concreti per la PMI esportatrice italiana

. Abbattimento del costo di transazione. Il trasferimento di stablecoin su blockchain elimina il ruolo delle banche corrispondenti intermedie. Le commissioni scendono da percentuali a pochi decimi di euro fissi per transazione, indipendentemente dall’importo. Per un’impresa che incassa 500.000 euro l’anno da clienti esteri, il risparmio può superare i 10.000 euro.
. Regolamento quasi istantaneo. La finalità del pagamento avviene in secondi o al massimo in pochi minuti, contro i 3–5 giorni lavorativi del circuito SWIFT. Per la PMI questo si traduce in minori necessità di linee di credito a breve termine e in un ciclo del capitale circolante più efficiente.
. Trasparenza e tracciabilità nativi. Ogni transazione è registrata immutabilmente on-chain. Addio a contestazioni del tipo “il bonifico non è arrivato” o simili e a lunghe riconciliazioni bancarie. La contabilità automatica è possibile tramite API, con integrazione diretta nei gestionali ERP più diffusi.
. Programmabilità: smart contract e pagamenti condizionali. Gli stablecoin sono programmabili. È possibile codificare condizioni di pagamento direttamente nel trasferimento: rilascio all’avvenuta consegna (integrato con sistemi logistici), pagamento rateizzato automatico, escrow senza intermediario bancario. Per le PMI che operano con lettere di credito, questo apre scenari di semplificazione radicale.
. Accesso a mercati con infrastruttura bancaria debole. In molti mercati di crescita per l’export italiano — Africa, Sud-Est asiatico, America Latina — le banche locali sono lente, costose e non sempre affidabili. Lo stablecoin aggira il sistema bancario locale: il cliente straniero acquista EMT in euro sul proprio exchange locale, li trasferisce all’esportatore italiano, che li riscatta in euro. Senza conto bancario in valuta estera, senza rischio di clearing.

– Il vantaggio competitivo sistemico

La vera disruption non avviene nei riguardi della singola transazione. È nei confronti del modello di business della PMI aperta ai mercati esteri:

  • Offerta di condizioni di pagamento più flessibili ai clienti esteri senza incrementare il rischio di liquidità
  • Riduzione del fabbisogno di factoring per anticipo fatture
  • Possibilità di fatturare in euro anche clienti abituati al dollaro, grazie alla liquidità dell’EMT sui mercati globali
  • Accesso a piattaforme di supply chain finance tokenizzata per la gestione del capitale circolante lungo tutta la filiera
  • Integrazione con sistemi di pagamento machine-to-machine (M2M) nell’ambito dell’Industria 4.0 e dell’IoT industriale.

– Il caso italiano: una struttura economica particolarmente adatta

Il modello produttivo italiano — distretti specializzati, filiere verticali, subfornitura capillare — è ideale per beneficiare degli stablecoin in euro. I pagamenti infra-filiera, spesso cross-border all’interno dell’UE, sono numerosi, frequenti e di importo medio-piccolo: esattamente il segmento dove il costo proporzionale dei sistemi tradizionali è più alto e dove la velocità di regolamento incide di più sulla liquidità operativa.

Possiamo fare esempi, riferendoci a distretti manifatturieri, in cui PMI vendono ad altre PMI della filiera, che a loro volta vendono a buyer tedeschi, francesi, americani. Oggi ogni anello della catena affronta la propria frizione bancaria. Con uno stablecoin in euro standardizzato, l’intero flusso potrà essere regolato in tempo reale, su un unico rail programmabile, con riconciliazione automatica.

Non sembri fantaimpresa: è esattamente il modello che Visa, Mastercard e i grandi marketplace digitali stanno sperimentando grazie a stable coin già in essere come USDC di Circle e PYUSD di Tether.

La domanda per l’Italia non è se questo cambierà i pagamenti internazionali, ma se le PMI italiane entreranno nella nuova architettura per beneficiarne fin da subito.

– Il ruolo delle banche e dei fornitori di servizi di pagamento: disintermediazione o evoluzione?

Una certa narrazione vuole gli stablecoin come possibile minaccia al sistema bancario. È una lettura non corretta, come si ricava dal comuicato citato in premessa. Nell’architettura MiCAR, gli EMT sono emessi da istituti regolamentati: le stesse banche o istituti di moneta elettronica. La banca non scompare: si trasforma da gestore di transazioni a custode di riserve e fornitore di servizi a valore aggiunto.

Per le banche italiane di medie dimensioni — quelle più esposte alla clientela PMI — il rischio strategico non è quello di essere disintermediate dallo stablecoin, ma dall’assenza di una propria offerta in questo spazio, perdendo posizioni verso infrastrutture e strumenti creati altrove.

Qivalis e Eur-Bank rappresentano progetti di presidio europeo, in quanto emanazione di banche europee. La partita è aperta e il 2026 sarà l’anno in cui si definiranno le posizioni di mercato iniziali.

– Rischi e limiti da conoscere

Un’analisi equilibrata non può omettere fattori critici, quali:

Rischio di liquidità degli EMT: la convertibilità rapida in euro fiat dipende dalla profondità del mercato secondario e dalla solidità delle riserve. In scenari di stress, un EMT poco liquido può diventare un problema di tesoreria per l’utente. La crescita del mercato è un fattore di stabilità cui operatori e regolatori dovranno prestare attenzione.

Frammentazione degli standard: se proliferano stablecoin incompatibili tra loro, si ricrea il problema che si vuole risolvere. L’interoperabilità tra rail è condizione necessaria per i benefici sistemici, cui è necessario aspirare.

Digital divide delle PMI: l’adozione richiede competenze digitali e integrazione con i sistemi esistenti. Senza accompagnamento — da parte di banche, associazioni di categoria, professioni, consulenti d’impresa — le imprese più piccole rischiano di restare escluse. L’efficienza dell’ecosistema PMI sarà il fattore determinante per la diffusione dell’euro stable coin. Ragione per la quale è necessario che tutti i portatori di interesse comincino al più presto ad apprenderne opportunità e modalità di funzionamento.

Incertezza regolatoria residua: Molti dettagli attuativi del MiCAR Inorme AML/CFT, requisiti di reporting, regole di interoperabilità con TIPS e l’euro digitale) sono ancora in via di definizione.

In sintesi, una infrastruttura di pagamento al servizio dell’ecosistema PMI

Ricapitolando, lo stablecoin in euro non è strumento speculativo. È una proposta di trasformazione infrastrutturale dei pagamenti internazionali in chiave europea, costruita su regole prudenziali solide e tecnologia matura. Per l’Italia — paese manifatturiero, esportatore, con un tessuto di PMI che è al contempo il suo punto di forza e il suo collo di bottiglia — rappresenta un’opportunità di riduzione dei costi operativi e di accesso a mercati difficili che nessun’altra innovazione finanziaria degli ultimi decenni ha offerto con questa specificità.

La domanda non è dunque se gli stablecoin cambieranno i pagamenti cross-border. La domanda è se l’Italia e le sue PMI parteciperanno attivamente a costruire questa nuova architettura, anche per contrapporsi al predominio di altri standard.

Il 2026 è l’anno delle prime autorizzazioni MiCAR in Europa. Il momento per costruire posizioni, sviluppare competenze e definire strategie è adesso. Sarebbe riduttivo non vederne le implicazioni di politica industriale, da connettere anche alla esigenza di incrementare la produttività del sistema.

L’auspicio è che questa innovazione raccolga fin da subito il coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali e di mercato per una visione di sistema, rendendo più fluide e a maggior valore aggiunto le transazioni che regolano i rapporti del commercio internazionale dell’impresa italiana.
Bancomat e la sua controllata FlowPay, in procinto di diventare Imel per l’emissione di EMT in euro, hanno dato avvio a questo processo.

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