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La fiera di Trento dell’Economia

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L’accostamento con l’immagine in alto mi è venuto naturale dopo aver ascoltato da casa alcuni interventi del Festival dell’Economia di Trento. In anticipo, in un recente articolo avevamo svolto delle considerazioni sulla difficoltà di capire di cosa si parlasse. Scontiamo qualche riserva personale sui megaconvegni con tanti relatori e tante giornate, oggi finalmente in presenza seppure in parte.

Confesso che lo streaming andava e veniva e forse qualcosa l’ho persa.Parto dall’incipit di Tito Boeri, per l’occasione anche direttore scientifico del festival, che presenta così il mainstream delle quattro giornate di Trento dedicate al Ritorno dello Stato.

Un giorno che ci eravamo svegliati rosso intenso, mi è capitato sotto casa di imbattermi (nel senso letterale del termine) in un giovane signore con due mascherine e un fazzoletto al collo che scrutava in modo compulsivo il contapassi che aveva in mano, al punto da inavvertitamente franarmi addosso. Ricevute le sue scuse, non ho resistito dal chiedergli le ragioni di questo suo strano comportamento. “Se cammino devo mettere la FP2, se cammino veloce posso concedermi la chirurgica, se corro posso limitarmi allo scaldacollo. Ma come faccio a capire se sto camminando piano o veloce o se sto quasi correndo?”.

Chi stabilisce come comportarsi, sottintende il professore ? In realtà, è impossibile dirlo se non il buon senso dell’individuo, di ciascuno di noi. Più che una domanda da policymaker è una simpatica boutade.

Quanto ai relatori che ho potuto seguire, essi si dividono in tre categorie: ministri e politici che fanno propaganda, economisti di professione che si battono per principi così ampi da essere condivisi da tutti gli uomini di buona volontà (più Stato o meno Stato? Bah un pò è un pò per non rovinarsi la vita, transizione ecologica e rispetto dell’ambiente) ed economisti/consulenti del governo che promettono una severa legge sulla concorrenza (e chi non la vorrebbe anche se in alcuni settori le stesse autorità hanno spinto per salvataggi bancari che hanno di fatto ucciso la concorrenza).

Eppure nelle stesse ore nel bacino di San Marco alle 5 del mattino si ripresentava dopo un’assenza di 17 mesi la Costa Crociera Orchestra, un colosso del mare di quasi 300 metri tra le proteste dei residenti e il giubilo di chi lavora nel settore. Come fare, chi decide, lo Stato o i privati volendo richiamare la metafora delle due mascherine ? Nell’attesa di stabilirlo tutto comincia come prima ma a Trento non lo sanno.

In tanto dibattito politicamente corretto, non mancano delle analisi o considerazioni pregevoli che tuttavia si perdono appena escono dalla bocca dei relatori. Federico Rampini ci ha raccontato che gli USA nonostante la pandemia non sono mai stati in recessione se non per pochi mesi e sarebbe il caso di domandarsi cosa e perchè è accaduto da noi in Italia, con il massimo della caduta del PIL e dei morti, purtroppo. Chi i responsabili di quello che è stato ? Forse la causa sono i tanti governi che vanno e vengono, a proposito dei principi di buona governance, invocati come la pietra filosofale che nessuno sa bene cosa sia. Evidentemente non siamo interessati a questi aspetti.

O quando il prof. Piketty ha espresso molti dubbi sulla tassa sulle multinazionali, decisa in questi giorni dal G7. Si è fatto poco (dal 12,5 al 15 per cento), genera ineguaglianze (con le pmi che pagano le tasse), pone problemi di implementazione (ci vorranno anni per realizzarla).

Nonostante i toni trionfalistici sul modello Italia, qualcuno si è meravigliato per i tanti entusiasmi suscitati dal piano nazionale che promette riforme a go-go, per ora soltanto sulla carta. Sono una cinquantina, per i prossimi anni fino al 2026.E qui la discussione poteva essere interessante. Se c’è’ un paese al mondo che oggi può dire con dovizia di dettagli gli effetti dell’intervento dello Stato nell’economia, quello è l’Italia. Con un rapporto debito\PIL che viaggia senza controllo verso il 160 per cento e oltre, siamo in grado di far vedere a tutti le conseguenze perverse di una tale invadenza destinata non allo sviluppo economico ma a salvare tutto e tutti. Questo sul piano economico, senza peraltro trascurare l’altro e micidiale corno della questione, vale a dire ciò che accade sul piano finanziario. In un contesto a guida BCE dove i tassi di interesse sui depositi sono negativi, 0.50 per cento, lo Stato italiano è spinto ad emettere titoli di Stato a tassi superiori allo zero, drenando risorse al sistema per attribuirle ai detentori di titoli. A margine, va pure notato che molti relatori, semmai i più illustri, hanno avuto le mani in pasta per anni nella nostra spesa pubblica. Sono, cioè, attivamente titolati a parlarne.

L’impressione che si ricava è che ci consideriamo i più bravi perchè siamo quelli che spendono di più, a debito ovviamente, come in un commedia di tanti anni fa di Peppino e Luigi De Filippo dove il garzone un pò tonto diceva al cliente mi pacate domani.

Sarebbe stato un interessante dibattito, anche in prospettiva futura per capire come ripagare l’extra debito che stiamo facendo nonostante una evasione fiscale da record. La risposta che ci arriva dal governo degli esperti è una parola molto semplice che pone rimedio a questa incresciosa situazione, la crescita che faremo coi soldi europei, che comunque in larga parte vanno restituiti.

Mi auguro che qualche uditore più attento di me possa smentirmi a proposito di queste mie breve considerazioni. Di sicuro il modo di fare economia deve cambiare per tener conto dei problemi reali delle persone e, quanto ai festival e ai balletti vale la pena di lasciarli ai cantanti e ai ballerini.

 

Ps. Postilla dedicata al dr. Visco che ha parlato da ultimo e della qualunque, forse sentendosi gia’ parte della prossima compagine governativa. Ma non dovrebbe occuparsi di banche?

 

 

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