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Complessità di una guerra e ‘irresponsabilità’ europea

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Il mondo in scivolamento 

Nelle ultime settimane ci sono state importanti trasformazioni geopolitiche mondiali a una velocità e una intensità che sembrano senza precedenti. E purtroppo senza orientamento e senza comprensione della complessità degli eventi, ogni popolo e’ perduto. 

Facciamo un salto indietro a novembre del 2020, quando si tenne il G20. Economia&FinanzaVerde pubblico’ un mio articolo con un titolo che parlava dì Papaveri Rossi, simbolo usato in occasione del Poppy day, la celebrazione da parte dei paesi del Commonwealth dei morti britannici di ogni guerra, che ricorre a partire dal 1915 ogni 11 novembre. 

In esso scrivevo che la inarrestabile ascesa dell’Asia poteva mettere alle spalle due secoli di predominio mondiale da parte del continente europeo e degli Stati Uniti d’America. Era proprio questo il  “gap” da chiudere, che avrebbe potuto mettere in contrapposizione i principali protagonisti della scena mondiale.

In quel momento la Russia stava cercando di recuperare la propria influenza in Asia centrale, approfittando di una certa “debolezza” occidentale. Il G20 era un test perfetto, per capire se, e come, Russia e Cina avrebbero cooperato con l’Occidente.

Il G20 del 2020

Ricordo che a pochi giorni dal G20, esattamente il 15 settembre 2020, con l’acronimo di AUKUS, si era costituito un Patto di Sicurezza Trilaterale tra Regno Unito, Stati Uniti e Australia, puntando alla condivisione di informazioni e alla cooperazione in aree strategiche tra i tre paesi.

Parole chiave ad alto contenuto ideologico: Persone, Pianeta e Prosperità, atte a produrre concetti altrettanto attraenti quali Innovazione, Responsabilità e Creatività. Praticamente un nuovo, anzi un vecchio asse tripartito nell’Indo-Pacifico, per rinsaldare l’alleanza anglo-americano-australiana e contrapporsi con decisione alla influenza cinese.

Le molteplici interazioni globali che momentaneamente stiamo osservando nello scenario di guerra tra Russia e Nato sono ancora poco definite nei loro sviluppi.  Il modo in cui la NATO gestirà la situazione con l’Ucraina si rifletterà su Pechino. Sarà il momento in cui comprenderemo meglio che cosa aspettarsi in caso di escalation intorno a Taiwan o nel Mar Cinese Meridionale.

L’Ucraina è un Paese nel quale la Cina ha i propri interessi. Ad esempio, l’iniziativa globale cinese Nuova Via della Seta (One Belt One Road) che include i porti commerciali ucraini di Čornomors’k e Odessa e tanto interessano ai russi all’avvio dell’escalation bellica, sono uno dei segni rilevanti dei loro interessi.
La Cina inoltre rimane costantemente il principale partner commerciale dell’Ucraina e Kiev è il più grande fornitore di grano dì Pechino.

Eppure Russia e Cina cooperano nel campo delle tecnologie aerospaziali, dell’industria petrolifera e del gas, della chimica e dell’industria aeronautica. Le società statali cinesi investono da tempo in asset energetici russi. Allo stesso tempo, c’è la cooperazione cinese-russa nel campo dell’e-commerce. Il volume degli scambi tra Russia e Cina da metà del 2021 a oggi è aumentato, raggiungendo il record di 150 miliardi di dollari.

La minaccia di SWIFT 

La Cina è il paese con il quale la Russia ha i maggiori interessi economici. Le eventuali restrizioni al sistema bancario e finanziario russo (in particolare, la disconnessione dalla SWIFT, Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication) colpiranno gli scambi commerciali e finanziari di entrambe le nazioni. Ma sarà davvero così?

Eccoci a un nuovo grande “gap”: la Cina ottempererà alle nuove sanzioni verso la Russia, creando a se stessa un danno, o cercherà una modalità alternativa per interagire con il proprio partner russo? C’è un altro modo di stabilizzare il ruolo di fornitore di beni dell’Ucraina che non sia la conquista con le armi?

L’obiettivo americano potrebbe essere proprio quella di dare un taglio a questo “esclusivo” club, e non sembri un ossimoro, del mercato “libero e aperto” tra i due maggiori stati autocrati, per contenere l’imperialismo del Dragone e non di meno per “rastrellare” materiali importantissimi per l’industria. 

Ancora una volta nulla di nuovo sotto al sole della storia, come quando alla vigilia della seconda guerra  mondiale, l’impero britannico aveva un ruolo dominante nel Sud e Sud Est asiatico. Governava l’India, la Birmania, la Malesia, Singapore, il Borneo britannico, Hong Kong e controllava una serie di isole minori. In aggiunta ai domini di Australia e Nuova Zelanda.

 

Nei primi sei mesi di guerra, Wiston Churchill non era riuscito a bloccare l’invasione giapponese, arretrando fino a trincerarsi in India. Al termine del conflitto il suo sforzo di riconquistare le aree d’influenza si era fatto insignificante, rispetto alla posizione raggiunta dagli Stati Uniti. Forse, uno degli errori geopolitici che il Primo Ministro fece fu quello di lasciare l’Australia nella sfera di influenza di Washington. Durante la guerra la pressione di una possibile invasione da parte del Giappone aveva fatto spostare l’asse di Canberra in favore dell’America. E così rimase la situazione anche dopo il conflitto.

ANZUS vs AUKUS

La linea della Casa Bianca era che l’Australia rafforzasse il proprio ruolo nel Pacifico del Sud. Nel 1951, sotto la Presidenza Truman, con l’inizio della “Guerra Fredda”, si arrivò alla ratifica del trattato ANZUS, il quale era un patto di sicurezza tripartito tra Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti, mentre più a Nord si combatteva la guerra di Corea.

Il patto rimase in vigore fino alla metà degli anni ’80, in funzione dichiaratamente anti-cinese. L’estromissione di Londra dall’Asia era oramai sancita e, a partire dagli anni ’60, il Regno Unito optò per una politica di ritiro coloniale ad Est di Suez, conclusasi dopo quasi quaranta anni, con il passaggio di Hong Kong alla Cina avvenuto nel 1997.

Il recente patto AUKUS, del quale fa parte anche il Regno Unito, non deve quindi far pensare al reinserimento del Regno Unito nella partita che si gioca oggi nei mari del Sud.

Oggi, all’AUKUS si affianca il Quad (Stati Uniti, India, Giappone e Australia che ricomprende accordi anche per la conquista dello spazio, dove si sta affacciando anche Pechino) a dimostrazione della continuazione della sovrapposizione statunitense agli interessi dell’ex impero di Sua Maestà Elisabetta II in Oriente.

E questo tanto per dire del peso della potenza europea di maggior proiezione internazionale.

L’influenza americana non si esercita ovviamente sotto la forma di un colonialismo ormai obsoleto, ma seguendo un pensiero asimmetrico, a geometria variabile, che agisce attraverso la cooperazione e la creazione di patti di “difesa collettiva” a più composizioni.

In questo scenario gli spazi di interazione europea sono quasi nulli.

Possiamo solo osservare che l’America di Biden teme che l’influenza cinese sia un pericolo nella Vecchia Europa. E ci avverte come un padre preoccupato. E’ un po’ poco per l’Europa per prendersi un ruolo.

Lo scenario che vediamo potrebbe essere il “grande gioco” del terzo millennio, cioè la partita tra Usa, Russia e Cina che si gioca dalla Ucraina fino all’estremo oriente e al sud Pacifico, passando per l’Asia Centrale, l’India e l’Australia e che, durando per anni come il suo omologo gioco ottocentesco tra russi e inglesi, cambi il destino di molte nazioni e aggregati sovranazionali.

Lo scontro geopolitico è quindi a 360 gradi e l’Europa dovrà decidere in fretta il suo posizionamento tra le superpotenze, perché fino ad ora ha strategicamente fallito. Il punto di osservazione è la politica energetica.

UE avanti in ordine sparso ovvero la diplomazia degli schiaffi (di Putin)

La Francia ha puntato sul nucleare, la Germania lo sta chiudendo e, pur avendo il carbone, ha sviluppato trattative separate e privilegiate con i russi sul gas, fino a costruire insieme a loro in gasdotto NorthStream2, con l’ex Cancelliere Schroeder consigliere di Gazprom.

L’Italia, senza carbone e senza nucleare, è il Paese che rischia di più e non a caso  Draghi ha chiesto che le eventuali sanzioni dell’Europa contro la Russia non colpiscano il settore energetico. Come fare, dovrebbe spiegarlo meglio a tutti. Alleati e avversari.

Queste differenze che vengono liquidate come interessi di singoli paesi possono più propriamente essere bollate come manifestazioni di irresponsabilità o di impotenza dell’Unione Europea.

Le politiche monetarie e fiscali europee dovranno continuare a essere espansive per permettere lo sviluppo in base alle fonti di energia disponibilità. Se la Bce decidesse di alzare il prezzo del denaro, non solo raffredderebbe l’economia, provocando una maggiore disoccupazione post-covid, ma i fallimenti potrebbero creare un effetto domino catastrofico.

Ecco in che cosa si manifesta il primato della politica: quello di evitare di essere un gigante economico (forse a rischio di un’altra recessione) e un nano politico nello scenario internazionale in pericoloso slittamento.

L’Europa per la prima volta dopo Maastricht deve assolutamente rivedere le sue regole, cioè, come auspica Angela Merkel, deve cominciare a forgiare da sola il suo destino, per non rischiare di soccombere.

Altrimenti sarà fuori da ogni gioco, grande o piccolo che sia. E dovrà puntare il dito contro sé stessa piuttosto che impartire lezioni di civiltà e progresso democratico agli altri.

La ‘diplomazia degli schiaffi’ appioppati da Putin a tutti i leader europei è davanti agli occhi di tutti. Speriamo bene!

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3 COMMENTS

  1. Un mio commento all’interessante articolo di Elena Tempestini postato su LN.
    Si parla tanto di SWIFT in questi giorni e della volonta’ di bandire le banche russe dal sistema. Eppure SWIFT e’ molto diverso da quel che noi possiamo pensare. Innanzitutto, non e’ un sistema dei pagamenti nel modo piu’ assoluto. E’ una infrastruttura tecnologica per trasferire in modo sicuro ordini di pagamento, cioe’ messaggi standard, tra banche e operatori finanziari in tutto il globo. Ove non disponibile, si usano altre modalita’: conti di corrispondenza tra banche o sistemi di pagamento fuori dall’Europa e dagli USA. E’ come fare un po’ di solletico a un elefante, si incazza ma poi trova i suoi rimedi. La misura sa tanto di pannicello caldo o di grida manzoniane.

  2. Sull’efficacia della proposta di espellere la Russia da SWIFT, fatta propria dal Governo italiano, i dubbi sono più che fondati e nascondono scarse conoscenze sulle modalità di riorganizzare rapidamente il sistema dei pagamenti internazionali da Russia, Cina, India, Emirati Arabi ed altri. E poi rischiano tutti gli altri paesi, noi compresi, di farsi del male. Per non rischiare sterile e demagogica propaganda, si scelgano altre azioni, se ne siamo capaci.

  3. Penso che il principale vulnus del nostro tempo sia quello di anteporre il nostro pensiero e il nostro modo di intendere a modello di convivenza.
    Da sempre l’equilibrio politico è instabile è legato a opportunità e opportunismi che poi il più forte ha sempre legittimato e storicizzato.
    Quanto sta accedendo in Ucraina è l’ennesima prova di violenza politica e reale sfuggita di mano ai tanti esponenti concentrati nel bla, bla, bla continuo denunciato da Greta Thumberg.
    Le realtà sono molto più complesse e sfaccettate, interpretate e riflesse secondo il posizionamento del momento, tanto che visioni contrapposte possono paradossalmente essere proposte come fossero equivalenti e veritiere.
    La verità è però una sola. Quella che la guerra produce morte e distruzione arbitraria, che colpisce più il popolo rispetto a oligarchi in genere (oriente o occidente non fa differenza) e non è più uno strumento politico adeguato ai tempi.
    Le opinioni e gli schieramenti del resto sempre più si basano su preconcetti, con la follia diffusa in ogni parte e schieramento di voler esportare un proprio modello sociale spacciandolo per una vera “democrazia” di comodo.
    Il cono di luce oggi illumina l’Ucraina, nell’indifferenza di tante altre guerre attive sparse nel pianeta, vissute e pilotate da chi più conta come fossero delle vere e proprie scacchiere politiche.
    Altro che innalzamento della temperatura del pianeta ….. ormai i secondi piatti sono stati consumati, ora si è passati al dolce o, per chi preferisce, siamo alla frutta.

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