sabato, febbraio 16

La fotografia e il suo padrone

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Tempo di lettura: un minuto. Tempo sulle immagini, quanto desiderate.

Ero uscito di casa per andare a fotografare questo bel graffito che rappresenta in modo originale Santa Rosalia.

Andavo di fretta perchè la stabilità di questo tipo di street art è alquanto precaria. La tecnica realizzativa la pone a rischio di perdersi in breve tempo, per agenti atmosferici e non solo.

Coloro che non gradiscono, magari perchè ritengono che deturpi o buontemponi per semplice spregio, si alternano a strappare e imbrattare a più riprese le installazioni artistiche dei grafitari.

Fino a quando non avevo particolare interesse per la fotografia, i miei itinerari erano finalizzati al raggiungimento dei luoghi. I miei percorsi, infatti, non prevedevano la contemplazione, spesso nemmeno di sfuggita, di quanto potessi incontrare lungo il tragitto.

Con la nascita della passione per la fotografia, corroborata dalla senilità che avanza, è cambiato tutto.

Come ho avuto modo di scrivere in altre circostanze, l’occhio del fotografo invidia quello delle mosche, perchè vorticosamente gira e cerca con lo sguardo, aiutandosi con l’esperienza e la fantasia.

Per muovermi in città prediligo sempre percorsi pedonali e lungo il tragitto gli occhi e la mente si concentrano su tutto quello che incontrano.

Nella limitata esperienza da sub, ad esempio, avevo appreso che certi resti di molluschi costituivano indizi sicuri per individuare la tana di un polipo. Sapevo anche che in particolari anfratti si era certi di trovare murene, saraghi o cefali.

In fotografia è un pò la stessa cosa, perché ambientandosi nei luoghi si impara a capire cosa si potrebbe trovare dietro l’angolo. E la scommessa è spesso vincente.

Così come siamo portati a leggere quello che ci sovrasta lungo il cammino, ricerchiamo dettagli e tracce che suscitino interesse, siano essi scritte, resti di cartelloni pubblicitari, figure di personaggi. Insomma tutto quanto può contribuire a sollecitare il nostro istinto di cacciatori e raccoglitori di immagini. Come faceva l’uomo primitivo con il suo insopprimibile bisogno di cibo.

Certo, molto dipende anche dall’umore del momento, dallo stato d’animo con cui ti accingi ad approcciare ogni punto di vista.

Per questo, quando non si è in pace con se stessi, anche per il bene degli altri, è meglio restare a casa, magari dedicandosi alla “post produzione”.

Come è risaputo, la fotografia è qualcosa di indefinito che coesiste con noi e comprende tutto quanto incontriamo, cose o persone.

La sensibilità di ciascuno e l’esperienza di certo aiutano molto nel “mestiere”, ma resto fermamente convinto che il ruolo da padrone lo fa sempre il Fattore C, con la maiuscola.

La fotografia è la più potente messinscena del Caso! Mi viene spontaneo pensare.

Dopo che ho postato l’articolo, mi arriva il commento acuto del mio carissimo amico P. che mi piace condividere con chi sta leggendo.

“L’articolo sulla fotografia si può commentare con delle citazioni: “Non è la meta quello che conta, ma il viaggio “, “Il vero viaggio non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi “ oppure parafrasando “Ciò che fotografiamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo“, ferma restando naturalmente la famosa Fortuna con la C maiuscola!”

Quando si dice affinità elettive tra fotografi! Buona luce a tutti!

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