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Banca Popolare di Bari: continua a piovere sul bagnato del risparmio tradito

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Tempo di lettura: 5’. Leggibilità ***.

Che cosa chiede il risparmiatore.

Per il lavoro che ho fatto sono in molti a chiedermi se i propri depositi sono più sicuri presso una banca o presso un’altra. Non si parla di convenienza: i tassi di interesse sono a zero, le spese di tenuta di ogni rapporto sono in crescita in tutte le banche e scegliere in base a queste differenze significa infilarsi in un bosco intricato dove non si viene a capo di nulla. Non resta dunque che scegliere la banca in funzione della sua solidità.

Le banche andate in default in questi ultimi anni sono tali e tante che è però sempre più imbarazzante rispondere.

Suggerire di ritirare i depositi da quella banca di cui si parla con preoccupazione da tempo può determinare una fuoriuscita di mezzi, aggravandone la situazione di liquidità.

Essere rassicurante, magari ricordando che fino a centomila euro i risparmi bancari godono di copertura assicurativa, è cosa ormai nota a tutti. Una banalità, con un pizzico di ipocrisia.

Le perdite infatti si concentrano nel valore delle azioni (popolari) e delle obbligazioni subordinate, che sempre risparmio sono e non certo investimento da misurare in termini di rischio-rendimento, come qualcuno, preso dal sacro fuoco della Educazione Finanziaria, vorrebbe sostenere.

I danni delle crisi bancarie 

Tutte le banche fallite hanno fatto uso spregiudicato del risparmio. La fiducia ha subito una ferita profonda.

Ma vi è un danno forse maggiore, di cui non si parla a sufficienza. È rappresentato dalla distruzione del patrimonio informativo accumulato relativamente alla clientela finanziata, che, al minimo discostarsi da qualche parametro, potrà essere messa  al più presto a rientro dei fidi ricevuti.

I patrimoni bancari non consentono eccessive tolleranze. Le crisi bancarie provocano così un impatto rilevante sull’economia. La banca che subentra nel portafoglio prestiti intervenendo a salvataggio della banca fallita sarà prudentemente restrittiva relativamente al credito alla clientela proveniente da quest’ultima.

Tutte le crisi sono uguali

Non ci si può rassegnare all’ennesimo commissariamento, questa volta della Banca Popolare di Bari che (ah crederci!) doveva diventare il polo di aggregazione delle poche banche ancora presenti in quella parte di Italia.

Non si tratta nemmeno di crisi improvvisa, che non è stato possibile prevenire. Si tratta, come in molti altri casi, di non averla saputa gestire, tenendola in piedi per anni, fino a quando non ce la si è fatta più ed è scoppiata. Alcune di esse hanno una storia decennale.

Se le istituzioni deputate ai controlli non sono mai state campioni di prevenzione delle crisi bancarie, possiamo dire che non sono state soprattutto campioni nella loro gestione. Questo sembra il vero punto dolente.

Le cause sono infatti sempre le solite: platee enormi di soci senza nessun potere effettivo, manipolate per ottenere plebiscitari consensi sulla promessa di sempre più effimeri risultati, banchieri al comando da anni (qui abbiamo addirittura una famiglia: un padre Presidente dal 1978! e due figli) e un manager plurisanzionato che entra, esce e rientra in posizioni di vertice, fino ad alzare le braccia. In un’intervista al Corriere di pochi giorni fa egli parla di scellerate operazioni compiute negli anni della sua temporanea uscita. Quando è tornato, la situazione era ormai compromessa e, siccome ad impossibilia nemo tenetur, ha gettato la spugna, forse a propria anticipata discolpa.

L’operazione di ricapitalizzazione è stata, come avvenuto in altri casi, bocciata dagli organismi europei per l’intenzione di usare allo scopo 400 milioni di DTA, palese aiuto di stato, all’interno di un piano di rilancio giudicato non sostenibile. Un ultimo tentativo disperato prima della implosione finale. Intanto, però proviamoci, sembra di sentirli quei banchieri, dovesse andar bene. Dopo tutto abbiamo un credito, per essere stati noi a prenderci il bubbone di Tercas, con le istituzioni a spingerci verso quell’intervento.

Quest’ultima operazione sembra che legittimi, oltre a un pizzico di vittimismo, anche qualche supponenza, come quella di tenere in vita l’opposizione alla trasformazione della Banca Popolare in questione in spa, così come vuole la legge. Sprezzante alterigia o segnale di crisi irreversibile?

Le ispezioni numerose e frenetiche degli Organi di controllo si sono chiuse con la definitiva e amara presa di posizione di Consob, che lamenta la mancata ricezione di informazioni importanti per la trasparenza dell’operato della banca. E così si va di corsa al commissariamento, con le inevitabili polemiche politiche, che arrivano al Governo.

E via anche con l’ ultima spiaggia dei soldi pubblici da immettere alla svelta e l’avvio della Commissione di inchiesta parlamentare. Essa, rinviata da oltre un anno, sarà la sesta, contabilizzando anche quelle regionali del Veneto (due), della Toscana e delle Marche. Forse ora si attiverà anche la regione Puglia. E così saranno sette! Con effetti finora nulli, ma con grande tributo alla demagogia e al mantenimento dello status quo istituzionale.

Si tratterà anche di centellinare le azioni di responsabilità verso amministratori, sindaci e direzione generale della Banca, in processi che dureranno anni. Una ben magra consolazione!

Conclusioni

Nell’ultimo decennio, nonostante l’avvicendarsi di governi d’ogni colore, non solo è mancata qualsiasi politica industriale, ma non vi è stata nemmeno una politica bancaria. E ciò nonostante la crisi economica più profonda e duratura del dopoguerra.

Non è saltata una banca, ma un’intera categoria di banche sulla quale si basava buona parte del finanziamento della PMI: la banca del territorio osannata come campione di virtuosità fino a pochi anni fa da insigni banchieri centrali è praticamente sparita.

Dei problemi bancari ancora aperti abbiamo fatto l’elenco più volte su questa piattaforma. Interi sistemi regionali del credito sono stati annientati.

Come è possibile che non vi siano responsabilità, che vadano oltre alle malefatte di banchieri che hanno fatto il bell’e cattivo tempo?

Non sono più soltanto episodi di delinquenza finanziaria, quelli accaduti in Italia, quanto gli effetti di una non adeguata strategia di vigilanza. È un punto di responsabilità che non possiamo continuare a ignorare.

Per far smettere di piovere sul bagnato, è necessario cominciare da un sostanziale avvicendamento nelle posizioni di vertice delle istituzioni deputate.

Non sarà sufficiente, ma almeno il risparmiatore avrà qualche elemento in più per capire chi avrebbe dovuto prendersi cura di lui.

1 COMMENT

  1. La sostanziale secolarizzazione della realta’ finanziaria italiana ha rappresentato un metodo deliberatamente scelto per valorizzare aspetti utili a consolidare lentamente dei privilegi di “pochi eletti” riconosciuti.
    Nel mondo bancario quanto e’ accaduto e accade forse e’ quindi solo corrisposto a un immobilismo artatamente creato che, con un “incantesimo politico” caratterizzato da un estremo permissivismo, ha concesso a specifici amministratori nominati di rimanere poco vigili.
    Soggetti, sempre cooptati dall’alto in maniera da poter tornare utili a particolari scopi e esageratamente remunerati per rimanere inattivi, sono stati mantenuti stabili ai vertici per poter far liberamente scorazzare taluni abilitati, nel west finanziario intanto reso “territorio legalizzato”.

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