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Banche e servizi segreti

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Tempo di lettura: 4’. Leggibilità ***.

Un articolo del Corriere.

Alcuni giorni fa scrivendo su questa piattaforma una breve e generica riflessione sulle possibili conseguenze economiche della pandemia, senza disporre di notizie specifiche e tanto meno riservate, mi era venuto di trarre alcune conclusioni d’ordine logico e storico. Una di queste in particolare mi sembrava consequenziale, anche se davvero distrupting, come si dice. Quasi per prenderne io stesso le distanze, avevo intitolato il pezzo Proposta indecente, rifacendomi all’omonimo film, ovviamente in un contesto diverso.

Quando, aprendo oggi 25 aprile il Corriere ho letto l’articolo del bravo Francesco Verderami intitolato “Dossier sui rischi per Conte a settembre. I servizi temono una crisi stile 2008. Dai crediti deteriorati al risparmio, i segnali d’allarme inviati da Copasir”, sono rimasto non poco sorpreso, ritrovando una notizia molto simile alle mie conclusioni.

Essa riguarda i rischi individuati dal Comitato parlamentare sulla sicurezza, organo che controlla i servizi segreti, sulla proprietà di attività nazionali strategiche, derivanti dall’indebolimento della nostra condizione economica. Tra queste attività a rischio il Copasir colloca le banche e formula l’ipotesi che lo Stato ponga sul capitale di quelle più esposte o più organiche una golden share per evitare l’inserimento di investitori non graditi, se non addirittura illegali, pronti ad accaparrarsi quote rilevanti a prezzi di saldo.

La conclusione della mia Proposta indecente era se si dovesse pensare a forme di nazionalizzazione di parti del sistema bancario a tutela del risparmio degli italiani, un intervento che nella storia abbiamo visto applicare in altre situazioni di eccezionalità, come negli Anni Trenta.

La tutela del risparmio 

Ora questo interessamento del Copasir (ma in questi giorni riunioni sono state organizzate presso tutte le Prefetture con le categorie economiche sui pericoli di infiltrazioni, usura e disagio sociale) va in quella direzione, sollevando in chi legge una serie di domande d’ordine istituzionale ed economico.

In primis, l’organismo sembra sostituirsi alle autorità di settore che, per quanto audite, non hanno finora paventato pubblicamente rischi del genere. Il fatto che se ne occupi il Copasir ne fa problema non più di mercato, ma di Sicurezza Nazionale. Il Parlamento sarà il luogo dove questi timori potranno essere ufficialmente esternati, discussi, ovvero affrontati con opportune azioni di contrasto. Sul rapporto predisposto non circolano altre indiscrezioni.

Non si tratta più del libero gioco delle parti sul mercato, ma di tutela di un interesse nazionale, considerato a rischio. Siamo già nella condizione di statizzare una riserva fondamentale dell’economia nazionale come il risparmio?

Le condizioni delle banche 

Le considerazioni economiche prefigurano un forte deterioramento dei crediti, come quello avvenuto nella Grande Recessione iniziata nel 2008, che ha portato gli Npl italiani fino a 360 miliardi di euro, pari un quarto del totale degli impieghi bancari, e a oltre il 30 per cento degli npl europei. Ragione per la quale i valori di borsa delle banche sarebbero di nuovo sulla soglia di vistosi cali.

L’altra condizione e’ che molti crediti da erogare per la liquidità delle imprese avranno la garanzia statale. Ora, se questo può essere un argine alla diminuzione del valore dei titoli bancari, può anche rappresentare un incentivo a disfarsi delle azioni delle banche italiane accettando prezzi ancora convenienti, prima di subire la forte volatilità delle quotazioni. D’altro canto l’operare della garanzia statale sui fidi bancari prenderà tempo e sulle modalità di accesso alle quantità di liquidità aggiuntiva a favore delle imprese vi sono questioni interpretative ancora da chiarire.

Il rapporto rischio rendimento dell’investimento in titoli bancari subisce l’effetto della bassa redditività, che assume caratteri strutturali, data la scarsa attitudine delle banche a modificare i modelli di business. Altre componenti degli attivi bancari, tra cui i titoli di stato, non sono facilmente mobilizzabili, essendo stati in molti casi utilizzati come collateral per ottenere prestiti dalla BCE.

Resta il passivo cioè la raccolta di depositi e conti correnti della clientela, pari a 1600 miliardi, in forma liquida, perché l’offerta di credito è rimasta bassa per tutti gli anni della crisi. È a questa ricchezza finanziaria subito pronta che punterebbero gli operatori esteri. Cioè al risparmio delle famiglie italiane. Il vulnus sarebbe davvero esiziale, perché si tratta della risorsa più importante del Paese.

La questione delle priorità di investimento

La questione dell’accettazione dei meccanismi europei di intervento a sostegno di settori specifici, come la sanità, o generali a supporto dell’economia nel suo complesso, sono tuttora al centro di vivaci polemiche nazionali e di incertezze tra gli Stati dell’Unione quanto a decisioni definitive d’ordine tanto di principio quanto operative. A noi occorrerebbe invece far presto a stilare una strategia, fatta di un insieme di progetti di investimento, concreti e distintamente finanziati, avendo chiaro il percorso delle iniziative prioritarie, comprese le strategie di difesa di asset irrinunciabili.

La domanda è dunque se il settore bancario non sia, insieme alla sanità, il primo a dover essere protetto, dato che in caso contrario sarebbe davvero difficile farne la leva o il canale di trasmissione per risollevare l’economia reale.

Per evitare avvitamenti e circoli viziosi, bisogna stendere il filo rosso da seguire per recuperare progressivamente gli effetti economici della pandemia. All’uomo della strada, la matassa sembra invece ingarbugliarsi sempre di più.

 

 

 

 

 

 

1 COMMENT

  1. Caro Daniele,
    stimo la tua intelligenza per le sue analisi… sagge e lungimiranti.
    Gli economisti classici sono cronologicamente la terza scuola di pensiero economico, dopo il mercantilismo (e il cameralismo) e i fisiocratici, e sono considerati la prima scuola moderna, che fonda la scienza economica come la conosciamo oggi.

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