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Smart working: Bechis, Bancaditalia e sindacati, tutti fuori tema

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Tempo di lettura 4’. Leggibilità **.
Sterile polemica.

Tra i problemi della fase 2, si segnala la tempesta mediatica che ha sconvolto i rapporti tra il Direttore de Il Tempo Franco Bechis (l’articolo è comparso anche su Italia Oggi), la responsabile della comunicazione di Bancaditalia e i sindacati dei dipendenti dell’Istituto di emissione.

E’ una piccola cosa se confrontata con ciò che drammaticamente ci attende per una effettiva ripartenza, ma è pur sempre utile per conoscere meglio i cambiamenti di cui avremo bisogno.

Insomma, Bechis ha tacciato i dipendenti di Bancaditalia di “fifoneria” per aver rimandato il rientro sul posto di lavoro a non prima di ottobre, con motivazioni che, anche nel confronto con i comportamenti di altre organizzazioni, sarebbero inaccettabili. Con pochi giri di parole ha parlato di privilegi, lasciando al lettore valutazioni fin troppo facili.

Istituzione e sindacati alleatisi in difesa della prosecuzione dello smart working si sono sentiti punti nel vivo, mettendo in campo risposte basate sulle modalità seguite nel lavoro a distanza, in parte già in essere prima del virus. Esse non avrebbero determinato disservizi, anzi avrebbero consentito di aggiungere altre iniziative a favore del bacino di utenti della banca centrale nazionale. Allo scopo, hanno snocciolato un elenco corposo (e un po’ noioso) di dati, atti, fatti, comportamenti amministrativi, svolti in regime di “lavoro agile”, che possono proseguire, senza il bisogno immediato di ritornare negli ambienti di lavoro.

Se è così, ha provocatoriamente concluso Bechis, che come ogni giornalista chiamato a respingere critiche è andato a nozze con la risposta piccata pubblicando i volantini dei sindacati e la lettera aperta della responsabile della comunicazione, bisognerà smantellare le infrastrutture della Bancaditalia, a cominciare dal palazzo simbolo di Via Nazionale 91, perché non serviranno più. Con demagogico sarcasmo ha aggiunto che così si risparmierà anche sul costo delle bollette.

Posto, per inciso, che vige sempre la regola secondo la quale ogni smentita o contestazione inviata ai giornali è una notizia che viene data due volte, noi non siamo interessati alla polemica.

Lo siamo invece agli effetti che potranno incidere sulle modalità di svolgimento di attività istituzionali di controllo in campo finanziario.

Le ispezioni di vigilanza, funzioni da modificare?

Facciamo due esempi di segno opposto, che possono essere ricondotti al tema del rapporto con il territorio delle autorità di settore, riferendoli alle attività di vigilanza su banche e altri intermediari finanziari e alla interlocuzione del cittadino con le autorità medesime.

La prima riguarda la vigilanza ispettiva, da esercitare logicamente e fattualmente in loco, cioè presso i locali delle banche. Ad essa  è affidata una parte rilevante di acquisizione e di valutazione delle informazioni prodotte dai soggetti controllati. È attività espressamente sancita dal Testo Unico Bancario. È stata opportunamente sospesa nella Fase 1 della pandemia.

Essa è impegnativa di risorse e più di recente necessitante di rafforzamento, visti anche i deficit manifestatisi nei confronti delle banche andate in default, dopo aver fornito informazioni da remoto distorsive della loro effettiva situazione.

La stessa funzione ispettiva è prevista per il controllo delle società di assicurazione, sotto l’autorità di settore dell’Ivass, svolta anch’essa dalla Banca d’Italia.

A queste sono da aggiungere le attività ispettive sempre di Bancaditalia per le verifiche in materia di trasparenza bancaria delle condizioni praticate alla clientela e di antiriciclaggio per i flussi di denaro dubbi o illegittimi, che prevedono estrazioni di dati e notizie con accesso diretto presso le banche.

Riprenderle non prima di ottobre potrebbe generare un gap informativo non da poco, dato che i rischi sono presumibilmente aumentati. Se non è possibile fare altrimenti, se ne deve dare conto in sede di rapporti della Banca d’Italia con il Parlamento, perché siano chiare le motivazioni delle scelte. I comportamenti di altre autorità nazionali come Consob, o quelli di altre banche centrali nazionali saranno un imprescindibile termine di paragone. La scelta di riprendere subito le attività ispettive verso le banche significant dipendono invece dalla Bce, che non sembra dell’avviso.

Va da sé che spostamenti e missioni sul posto del personale incaricato della richiederanno cautele e ristori che ci auguriamo allo studio da tempo.

Ci saremmo insomma aspettati dalla Banca d’Italia una risposta a Bechis d’ordine più istituzionale e dai sindacati una risposta più adeguata alle modalità di svolgimento dei lavori maggiormente esposti al virus al momento del riavvio.

Accesso alla Centrale dei rischi, abilità del cittadino da migliorare?

Il secondo esempio riguarda le informazioni che il cittadino ha diritto ad attingere alla Centrale dei Rischi sulla posizione debitoria in essere con le banche. Le richieste, come si legge nei documenti di azienda e sindacati, sono aumentate in misura rilevante, stante anche la precaria situazione finanziaria di molte attività economiche, impegnando massicciamente il personale da remoto. Si possono continuare a svolgere da remoto senza problemi.

Il problema è perché per accedere a questa base dati ci sia ancora un così massiccio bisogno di intermediazione delle informazioni, con domande via mail o via posta alla Banca d’Italia e risposte agli interessati, previa interrogazione della Centrale da parte dei dipendenti della Banca medesima.

Se un accesso diretto con chiavi protette, come avviene per altre basi dati sensibili, come le posizioni previdenziali dell’Inps o quelle fiscali dell’Agenzia delle Entrate, è possibile, perché l’utente non vi ricorre?

Vi sarebbe risparmio di lavoro in Bancaditalia e maggiore efficienza complessiva, a parità di sicurezza per i fruitori del servizio.

Forse mediante il numero delle richieste CR ancora gestite secondo le farraginose suddette modalità andrebbe misurata non tanto la dimensione dei carichi di lavoro da casa, quanto l’efficacia dell’educazione finanziaria finora svolta in favore dell’autonomia dell’utenza.

La partita si gioca nel rapporto con il territorio

Da queste brevi osservazioni, sembra di poter ricavare due conclusioni

a) il virus produrrà un effetto consistente nel rapporto tra autorità del settore finanziario e intermediari, che, assumendo valenza istituzionale, sarebbe riduttivo lasciare alle relazioni industriali tra azienda e sindacati. Dovranno essere probabilmente riscritte norme secondo nuove prospettive anche europee,

b) ci sono campi su cui promuovere funzioni da esercitare direttamente dal cittadino, nel processo di familiarizzazione con gli strumenti digitali.

Di questi temi avremmo piacere che si occupassero da un lato chi ha responsabilità dirette, promuovendo riflessioni proprio sul cambiamento dei rapporti con le banche e con i cittadini, e dall’altro di chi ha la responsabilità dell’informazione giornalistica, volendo essere di stimolo al rinnovamento di quel rapporto. Ci sembra questo il vero contesto della partita da giocare.

Altrimenti sarà la solita un po’ confusa gazzarra, cui si partecipa anche per dimostrare con puntiglio di essere sempre al massimo della prestazione, qualsiasi cosa accada.

Probabilmente il virus segnerà un cambiamento anche nella cultura della autoreferenzialità aziendale. Ci auguriamo che nessuno, ostinandosi in difese di categoria, resti fuori della storia a venire.

4 COMMENTS

  1. Il titolo non fa giustizia del contenuto. Tutti fuori tema palazzo Koch, sindacati e Il Tempo. Leggendo pero’ si capisce che c’e’ chi e’ molto fuori tema e chi e’ meno fuori tema e anzi decisamente rimane in tema.Posso immaginare l’avvilimento del Governatore in questi frangenti. E’ finito ancora una volta nel tritacarne mediatico. Ma chi glielo fa fare ?

  2. Senza entrare nel merito della specifica vicenda, che giornali e giornalisti aggressivi possano anche esagerare, magari prendendo a pretesto soffiate di origine sconosciuta ma intuibili, può starci. Come si suole dire in questi casi, lo “sfruculiare” di taluni può far parte del gioco.
    E’ certo però che chi si ritiene nella ragione e ha ruoli istituzionali, prima di rintuzzare manifestandosi inutilmente stizzito, deve dar prova di avere analizzato con sufficienza gli attacchi e di sapere argomentare su ogni singola questione esposta a supporto delle proprie ragioni.
    Oggi, per come vanno le cose, la teoria del Marchese del Grillo non porta più tanto successo. Specie quando, un giorno sì e l’altro pure, si è attenzionati per i compiti svolti e ci si muove in un contesto sociale in cui sono molti quelli che vivono problemi, soffrono e magari sono anche per questo particolarmente stressati.

  3. Ricevo e pubblico, ringranziadolo, la seguente precisazione del sig. Fabrizio POZZI della Banca d’Italia.
    Salve, per far in modo che vengano riportate informazioni corrette mi preme informarla in riferimento a quanto ha scritto nell’articolo che da tempo la Banca d’Italia ha attivato una serie di servizi online accessibili tramite CNS e SPID (le chiavi protette di cui parla) fra cui anche la centrale rischi. Esiste anche una comunicazione in cui si invitano i cittadini impossibilitati a spostarsi causa lockdown di privilegiare questo canale. Questo è il link sul quale può trovare informazioni al riguardo. https://servizionline.bancaditalia.it/home. E’ un dovere di chi fa informazione verificare le notizie prima di pubblicarle.

  4. L’articolo, dr. Pozzi, si chiede in modo chiaro proprio questo. Se i carichi di lavoro per rispondere alle interrogazioni sulla CR sono sempre più pesanti e gli strumenti informatici ci sono, che cosa non funziona a dovere? Probabilmente vi sono spazi di educazione finanziaria per aiutare il cittadino a sollevarsi dalla sua ancora limitata consapevolezza. Economia&FinanzaVerde contribuirà, nell’ambito dei suoi limiti, a diffondere informazioni sulle modalità di accesso disponibili da remoto alle basi dati CR (del cui link la ringrazio), pensando di fare cosa utile. Quanto al lettore, ho sempre pensato che sia suo dovere leggere attentamente quello che decide di commentare.

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