domenica, Marzo 24

IL FILM DA VEDERE: Il Cile di Nanni Moretti

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Tempo di lettura: due minuti.

Il film di Nanni Moretti “Santiago Italia”, appena uscito, è uno straordinario e commovente affresco su uno degli eventi piu’ tragicamente simbolici della storia del Novecento. L’ascesa democratica e la successiva, drammatica caduta del Presidente cileno Salvator Allende, dichiaratamente marxista leninista, avvenute tra il 1970 e il 1973.

Nel nostro paese la generazione dai 50enni in su ha ancora il ricordo vivissimo di quel che accadde, come di un totem sanguinosamente abbattuto della cultura di sinistra del tempo. Il rischio per Moretti di un’operazione nostalgica è stato evitato con grande maestria e sensibilità. Egli privilegia un’analisi critica, profonda delle speranze e del malessere di quei giorni.

Il film si compone di tre parti, tra loro coordinate come capitoli di un romanzo.

La prima è la grande Utopia di Allende tesa a sollevare il popolo cileno da condizioni di vita miserrime. Destinata, tuttavia, a fallire proprio per la visione quasi messianica della sua politica. Provvedimenti di politica economica, pur giustissimi, diventano facili boomerang per il governo di Unidad Popular, perchè colpiscono gli interessi delle grandi corporazioni. Esse sono in mano agli americani che sfruttano da sempre gli enormi giacimenti di rame del Paese. Prima le nazionalizzazioni senza ristoro, poi l’introduzione del calmiere sui prezzi di beni essenziali sono i due interventi su cui il film si focalizza.

La grande Utopia suscitò la reazione durissima degli Usa.  Anche  il popolo cileno alienò al Presidente le simpatie. La gente vedeva sparire dagli scaffali carne, pane e zucchero dirottati a prezzi folli sul mercato nero. L’11 settembre del 1973 le forze armate cilene bombardano dal cielo la residenza presidenziale. Allende muore nel sospetto, mai dissipato, di un omicidio. L’avventura finisce e con essa la democrazia.

Il Cile instaura la brutale dittatura di Pinochet che si dedicherà in modo esplicito alla repressione dei principali esponenti della sinistra. E’ la seconda parte del film, ricca di testimonianze di coloro che subirono torture e incarcerazioni da parte della Giunta Militare, i cui componenti superstiti ancora oggi ritengono di aver agito per evitare la guerra civile. Infine, nell’ultima parte prende vita il ruolo della nostra ambasciata a Santiago. I nostri diplomatici dettero rifugio a molti cileni, aiutandoli poi ad espatriare in Italia, dove in molti hanno trovato lavoro e famiglia, inserendovisi profondamente. Una vicenda che conoscevo appena e può essere anche che essa sia il motivo principale del film di Moretti. Infatti, il regista ha più volte dichiarato di non condividere le politiche del Ministro Salvini di contrasto dei fenomeni migratori.

Tuttavia, io credo che il film non si limiti a questo, ma offra una lettura molto più complessa di fatti che allora affascinarono ed allarmarono l’opinione pubblica mondiale.

E’ una riflessione illuminante e amara sui profeti disarmati che possono soccombere proprio in ragione delle loro nobili idee, se non riescono a contrastare le inevitabili forze che vi si contrappongono. Film da vedere soprattutto da parte di chi crede che andare al governo significa anche saper governare in nome della giustizia sociale. Mi sembra che Moretti molto saggiamente voglia farci capire che la democrazia sia un bene capitale da non mettere mai a repentaglio, neanche per i progetti più generosi e lungimiranti. Figuriamoci per gli altri.

VOTO: 4,5/5

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