martedì, Aprile 23

Banchieri, naviganti e una cappella in Notre Dame

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Tempo di lettura: tre minuti. Leggibilità ***.

Novella Duemila nel ‘500.

Nel 1486 nacque in Firenze Guidobaldo Gondi, così chiamato in onore del padrino Guidobaldo da Montefeltro Duca di Urbino.

Guidobaldo, da tutti conosciuto come Antonio il giovane, partì per Lione per lavorare nella Compagnia commerciale, il banco di famiglia che i Gondi possedevano insieme ad un altro potente banchiere fiorentino, Giovanni Vecchietti.

Il successo finanziario fu notevole, tanto che tra il 1510 e il 1521 il capitale del Banco Gondi salì da 7000 a 21000 Scudi Sole, moneta coniata dal re Luigi XI con l’effige di un piccolo sole sopra lo scudo di Francia.

Il 20 gennaio del 1516, Antonio sposò Marie Catherine de Pierrevive, figlia del “Maitre d’Hotel du Roi e General Des Finances de France en Lyon”.

Alla corte di Francia

Donna colta, aristocratica e molto ricca, Marie chiamata Marion, ampliò le relazioni del marito fiorentino, accompagnando Caterina dei Medici, sposa del principe Enrico di Valois, futuro Enrico II, nel suo ingresso trionfale a Lione.

Palazzo Gondi in Piazza San Firenze.

I Gondi furono così introdotti a corte. Marie Catherine fondò un salotto letterario molto famoso e promosse un raffinato gusto architettonico, attraverso la costruzione di due grandiose dimore “Le Gran Peron” e “ Le Petit Peron” in stile Rinascimentale fiorentino, oltre ai Palazzi di Lione e di Parigi nei pressi delle Tuilèries.

Il primogenito di Antonio e Marie Catherine, Alberto Gondi, nato in Firenze, divenne Duca di Retz e Maresciallo di Francia. Suo fratello Pietro fu Arcivescovo di Parigi. Entrambi sono sepolti nella splendida Cappella de Gondi nell’abside della Cattedrale di Notre Dame de Paris, per la quale il mondo intero assiste da ieri in ansia al furioso incendio che la sta divorando.

I rapporti tra le famiglie Medici e Gondi erano consolidati non solo dall’amicizia e dalle alleanze, ma anche dalla parentela. Caterina dei Medici era cugina di Cosimo I de Medici, la cui bisnonna era Maddalena Gondi Salviati.

Imprese rischiose

Il Banco Gondi di Francia lavorava a stretto contatto con la casa madre fiorentina. Realizzava profitti dalle commissioni bancarie e dalle transazioni commerciali, dedicandosi al recupero dei capitali dei fiorentini deceduti all’estero, alle anticipazioni di denaro alle amministrazioni delle città francesi e ai finanziamenti diretti alle case regnanti.

Statua nella Cappella de Gondi in Notre Dame

Non mancavano le imprese rischiose come la consegna a Giovanni da Empoli di 2500 scudi da impegnare a Calcutta o l’apertura di un Banco a Costantinopoli, ovvero il finanziamento dei viaggi transoceanici delle nuove esplorazioni.

Queste ultime operazioni riguardavano l’approvvigionamento di materie necessarie alle traversate o di oggetti quali pietre preziose, metalli, pellicce e legni pregiati da scambiare con le popolazioni indigene.

Giovanni da Verrazzano si rivolse alla famiglia Gondi per raccogliere l’ingente somma necessaria in qualità di “Capitano d’armata per l’India” designato dal re di Francia.

I Gondi, le cui terre confinavano con quelle della famiglia da Verrazzano a Greve in Chianti, già collaboravano insieme ai Vespucci con il Re Federico d’Aragona in operazioni finanziarie, politiche e mercantili tra Firenze e Napoli. La famiglia si stava ora preparando con grande entusiasmo alle nuove avventure oceaniche, per conto del re Francesco I.

Un regalo allora alla moda

La partecipazione dei capitali fiorentini all’impresa nel Nuovo Mondo fu predominante rispetto a quella francese, come mostra un contratto redatto il 23 marzo del 1523, conservato presso gli archivi Dipartimentali della Senna Inferiore che attesta la creazione della Compagnia di Antonio Gondi e di altri sei fiorentini.

Il denaro messo a disposizione della Compagnia risulta anche dai libri mastri di famiglia, nei quali si legge che Antonio Gondi era il maggiore investitore con 570 scudi, cui si sommavano il contributo di 100 scudi di Monna Maria de’ Gondi e quello di 30 scudi del fedele cuoco e servitore di Antonio Gondi, per un totale di 700 scudi.

Successivamente il capitale si accrebbe con Riccardo del Bene, mercante e collaboratore della Compagnia. La cifra complessiva in poco tempo arrivò a 3.400 scudi e il 17 Gennaio del 1524, Giovanni da Verrazzano salpò veleggiando verso ovest.

Il viaggio di Giovanni da Verrazzano, 1524

Dopo cinquantotto giorni raggiunse le coste del Nuovo Mondo, toccando l’odierno Cape Fear, nella Carolina del nord, da lui battezzato “Punta dell’Olivo”, probabilmente in ricordo delle sue terre natie.

Quindi la spedizione risali verso Nord.

La nave giunse alla foce di un grande fiume successivamente battezzato Hudson, scoprendo alcune isole, compresa quella di Manhattan sulla quale sarebbe stata edificata New York.

Per riconoscenza verso la famiglia Gondi, Giovanni da Verrazzano dedicò a Marie Catherine de Pierrevive una delle isolette all’imboccatura della Baia medesima e che, italianizzando il nome della sua sostenitrice, chiamò Isola di Pietra Viva. Oggi corrisponde all’isola di Dumpling Rock.

Ad accertarlo è una lettera scritta l’8 luglio del 1524 da Verrazzano a Francesco I.

In ricordo del coinvolgimento della famiglia dei Gondi nella scoperta del Nuovo mondo, nella famiglia c’è sempre un discendente di nome Amerigo.

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