domenica, Luglio 21

Autocertificatevi e moltiplicatevi, anzi no assottigliatevi

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr +
Tempo di lettura: due minuti. Leggibilità ***.

Calcoli che non tornano

Sembra che le domande per richiedere il reddito di cittadinanza siano state di molto inferiori rispetto alle previsioni.

Fonte Inps indica che “sono oltre 806mila le richieste per nucleo familiare arrivate attraverso i modelli presentati alle Poste, ai CAF e online; di queste, oltre 433mila sono di donne, ovvero il 54% del dato totale. Il Reddito di Cittadinanza è distribuito su tutto il territorio nazionale: il 25% delle richieste è stato presentato nelle regioni del Nord, il 16% in quelle del Centro, il 37% al Sud e il 20% nelle Isole. Le prime due regioni sono Campania e Sicilia; il Lazio è la terza regione, seguita da Puglia e Lombardia, poi Calabria e Piemonte”.

Le circa 800 mila domande presentate, se moltiplicate per una media di 3,5 persone per unità familiare, porterebbero ad interessare circa 2,6 milioni di italiani. Di contro l’Istat stima in circa 5 milioni circa i soggetti che vivono al di sotto della fascia di povertà assoluta (Fonte Istat: “Nel 2017 si stimano in povertà assoluta 1 milione e 778 mila famiglie residenti in cui vivono 5 milioni e 58 mila individui”). E’ da osservare che quest’ultima cifra ingloba i pensionati con redditi minimi ai quali verrebbe riconosciuta una pensione di almeno 780 euro.

Da ciò si potrebbe dedurre che molti soggetti inclusi nella stima Istat non siano sufficientemente documentati sulla possibilità di accedere al reddito di cittadinanza e/o che molti possano temere di  essere ascritti alla categoria degli evasori ovvero dei “finti poveri”.

Caccia al povero vero o a quello finto?

Quest’ultima considerazione fa emergere la necessità di individuare questi ultimi soggetti. Al riguardo ci si potrebbe inventare qualche stratagemma che, magari, nell’occasione degli accertamenti fiscali connessi al reddito di cittadinanza, consentirebbe di effettuare controlli a più ampio raggio.

Tutti ricordiamo come una delle forme più incisive nella lotta alla mafia ed alla malavita in genere non sia stato tanto l’aggravamento delle pene detentive, quanto l’aggressione dei patrimoni personali di provenienza illecita. Ma forse è un paragone esagerato da applicare alle nostre circostanze.

Un’operazione  di minor cabotaggio potrebbe nel caso assumere carattere educativo e indurre a rettificare i comportamenti civici nel rispetto dei doveri contributivi. Si potrebbe approfittare delle verifiche reddituali per procedere ad un controllo a campione delle “autocertificazioni”.

Se per un verso quest’ultimo istituto, come nel caso del “silenzio assenso”, ha accelerato i tempi amministrativi, è anche vero che una moltitudine di “autocertificazioni” attestano condizioni personali assolutamente false.

A ridurre drasticamente queste prassi “illegali” basterebbe infliggere ammende economiche progressive, in relazione alla capacità patrimoniale del soggetto che si rende colpevole di tale tipo di frode.

Un rafforzamento delle verifiche in tal senso farebbe anche bene all’occupazione, con il potenziamento delle forze deputate ai controlli.

Le maggiori entrate di cassa verrebbero generate in due modi: direttamente e indirettamente. Nel primo caso, con introiti delle ammende inflitte ai trasgressori, nel secondo caso per i flussi di imposte e tasse generati dalla maggiore fedeltà dei cittadini tutti nelle dichiarazioni fiscali.

E così forse ci scopriremmo ufficialmente anche meno poveri. E non mi si accusi di insensibilità verso i meno abbienti. Sarei oltremodo contento di essere rassicurato circa una minore povertà.

Big data all’italiana

Va da se’ che la lotta ai grandi evasori rimane al primo posto. La stima annua, fonte ministeriale, sfiora i 110 miliardi tra imposte e contributi evasi. Ma qui siamo sicuri che la lotta è ben più aspra e gli esiti, specie in campagna elettorale, si prestano, al di là di qualche dichiarazione di maniera, a dissolversi un po’ come nelle nebbie mattutine.

Sorge invece un dubbio. Nell’era dei big data, del “tutto si può numerare e misurare”, non è che per caso noi conosciamo ancora poco di noi stessi e della nostra società?

E non siamo forse un po’ patetici quando vogliamo dimostrare all’Europa, ai mercati e a noi medesimi che il nostro PIL salirà nel 2019 di ben lo 0,1 per cento? Se tanto mi dà tanto, chissà quanti errori statistici contiene un calcolo così raffinato! Ma, in cambio, non siamo in recessione tecnica. Ti pare niente?

A meno che la statistica, come fa il DEF, non venga dichiarata appendice inseparabile della politica. Perché allora tutto si tiene e il dato diventa per sua natura non falsificabile. Cioè vero ope legis. Fino alla prossima stima, beninteso!

In caso contrario, dovremmo parlare di incommensurabilità dell’italiano? Cioè che la sua creativa imprevedibilità lo renda impenetrabile a qualsiasi tentativo di misurarne i caratteri tanto apparenti quanto effettivi. Dalla statistica alla filosofia sociale il passo sarebbe davvero breve!

Ma quanti assurdi e confusi pensieri affollano la mente di un povero pensionato!

Share.

About Author

Leave A Reply