domenica, Luglio 21

Il senso di Apple e Amazon per il bundling

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Tempo di lettura: quattro minuti. Leggibilità **.

Un incerto debutto.

Nonostante l’ampia risonanza data alla ipo di Nexi, la più grande in Italia e una delle prime cinque in Europa per il 2019, per una capitalizzazione di Borsa di 5,7 miliardi, il mercato non ha reagito sul momento secondo le aspettative. Il prezzo del titolo è sceso sotto quello di collocamento.

Come noto, l’istituto di moneta elettronica Nexi è, insieme a Postepay, uno dei maggiori distributori e gestori di carte di pagamento in Italia.

Vi è chi dice che alcune cautele e tatticismi nell’annunciare la strategia futura della società non siano estranee alla freddezza con cui l’operazione è stata accolta nei primi giorni di quotazione.

Queste sono alcune delle affermazioni dei vertici aziendali riportate dalla stampa

“Adesso la strategia di Nexi resta la stessa: vogliamo continuare a fare innovazione e cambiare i metodi di pagamento degli italiani”.

“Siamo pronti a cogliere occasioni, ma per ora non ci sono progetti”.

“Non ci sono progetti se non di fare bene con il nostro piano”.

Ciò in risposta alle domande su alleanze tecnologiche e/o di business possibili, come con la società scandinava Nets o con l’italiana Sia (gruppo Cdp), con la quale si era ventilata fino a qualche tempo fa l’ipotesi di fusione.

Un’occhiata alle strategie degli altri

Anche non escludendo che che dette affermazioni siano state riportate decontestualizzate, sono opportune alcune considerazioni. Proviamo ad esporle, raccontando la storia più recente dei due giganti mondiali, Apple e Amazon, che si stanno invece sfidando a colpi di strategie dichiarate anche sul mercato dei servizi di pagamento. Esse sono riconducibili al bundling raggruppamento esplicito di due o più prodotti o servizi, da vendere in pacchetti a prezzo prefissato.

Analogie e differenze tra le strategie praticate ci faranno capire meglio l’importanza di quanto il potenziale di crescita, attraverso questa strategia commerciale, contribuisca alla valutazione di una società più degli stessi fondamentali. Ci aiutiamo con un articolo apparso in questi giorni su Medium.com.

La nuova carta di Apple, senza numero ne’ firma

Apple ha annunciato un’offerta congiunta di una carta di credito a basso interesse , un servizio TV in streaming e l’applicazione informatica, da tempo attesa, denominata Apple News+, creando una combinazione tra distribuzione di media e pacchetti di incentivi, diretta a spingere la gente a pagare un canone per quanto minimo per ricevere notizie. Un miliardo di iPhones nel mondo costituiscono la base tecnologica per un’offerta a pagamento più efficace di quanto non possa fare un mercato totalmente gratuito.

Il cavallo di Troia per ampliare i rapporti con la clientela nasce infatti con l’offerta, a prezzi molto bassi, per l’accesso ai quotidiani sia nazionali (Wall Street Journal) sia locali (Los Angeles Times) e anche a giornali di nicchia (New Yorker), a condizione di iscriversi anche ad Apple Care, di aggiungere Apple Pay allo smartphone o di acquistare un Apple Swatch.

Apple mira in definitiva ad offrire informazioni come parte di un pacchetto integrato di servizi, disegnato per rendere il sottoscrittore completamente dipendente dal proprio ecosistema.

Questa strategia di penetrazione, che fa leva sull’industria editoriale, potrebbe essere indirizzata sempre più decisamente ai servizi bancari, alle telecomunicazioni, al tempo libero, ai servizi professionali, al fitness e alla salute.

L’azione fortemente sinergica ha trovato una contro risposta da parte di Amazon, il suo principale competitor, analoga per quanto contraddistinta da importanti differenze nelle aree di business.

Anche Amazon sembra puntare nel medio lungo termine alla lucrosa industria della salute. Per il momento il punto di partenza è ancora una volta l’editoria, con pacchetti di servizi intorno ad Amazon Prime and Prime Video, per vendere anche i suoi ormai notissimi supporti tecnologici quali Kindle ed Alexa.

Questo secondo device può assumere un ruolo rilevante. Un futuro “dominato dalla voce”, secondo il quale, ad esempio,  Alexa legge ogni mattina i titoli delle notizie, adattate alle preferenze di ognuno, potrebbe infatti non essere lontano.

Tra i mezzi per costruire un’industra mediatica di successo attorno al proprio ecosistema, Jeff Bezos, il creatore di Amazon, sembra considerare anche la missione civica di rivitalizzare il Washington Post, schierato nettamente contro a Trump, e di puntare sui contenuti, rafforzando i rapporti con i maggiori editori di tipo tradizionale.

Appartengono tanto ad Amazon quanto ad Apple stentoree dichiarazioni in favore della libertà di stampa e della scelta di rendere le proprie organizzazioni del tutto trasparenti, collaborando ad ogni indagine, anche imbarazzante, che le possa eventualmente riguardare.

Spazi per iniziative di bundling

In questo articolo, non ci chiediamo se l’esercizio di un potere tanto grande e articolato possa generare il rischio di una sistematica manipolazione delle informazioni, quanto di porre in risalto le strategie di bundling che caratterizzano le attuali fasi di sviluppo delle società.

Noi abbiamo molti ritardi nei servizi a cominciare da quelli di pagamento. Vi sono nell’industria alcuni segnali favorevoli quanto all’ingresso di nuovi operatori non bancari di grandi dimensioni come abbiamo descritto nell’articolo su questa piattaforma  Imel, novità da conoscere.

Nessuno ha ovviamente le potenzialità dei colossi avanti citati. Ma è indubbio che vi possano essere spazi per strategie di bundling e di politiche di incentivazione anche per le nostre nuove realtà.

Conoscere queste linee di indirizzo serve indubitabilmente alla valutazione delle loro potenzialità, ma anche ad orientare il consumatore nelle proprie scelte di convenienza di fronte a pacchetti di servizi compositi.

L’offerta prevalente di strumenti stand alone, come avvenuto finora per le carte di credito o di debito, non ha invece portato a grandi risultati, come dimostra l’arretratezza nella quale si dibatte ancora il Paese nel confronto con l’Europa nei pagamenti diversi dal contante.

Più di recente questa linea di indirizzo sta generando politiche di prezzo che possono essere addirittura disincentivanti. Si cita la circostanza che alla riduzione della commissione di interchange tra operatori, che doveva tradursi in benefici per il merchant e per il consumatore, abbia fatto riscontro l’aumento a carico di quest’ultimo del canone per il possesso di carte.

Sollecitare da parte del mercato maggiore chiarezza in termini di strategie dei suoi campioni è un passaggio indispensabile per comprendere al meglio le prospettive della nostra industria dei pagamenti , avviandone una fase del tutto nuova, anche in termini di benefici per l’utente.

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