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Una banca particolare: la CSR dei dipendenti della Banca d’Italia

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CSR, una storia poco nota.

Si vota a giugno per il bilancio e per il rinnovo di Consiglio di amministrazione e Collegio sindacale alla CSR, meglio conosciuta come la banca dei dipendenti della Banca d’Italia. La sua storia è poco nota e merita qualche parola in più.

La Cassa di Sovvenzioni e Risparmio fra il Personale della Banca d’Italia S.c.r.l di Roma è diventata una delle più importanti banche popolari del paese, tra quelle non assoggettate alla riforma del 2016 (quasi 6 mld di attivo).

La particolarità di CSR è che può annoverare tra i soci e i clienti esclusivamente dipendenti di Banca d’Italia, in servizio o in pensione, e i loro familiari. Ha una base sociale e una clientela ristretta e quindi una capacità di crescita istituzionalmente limitata.

Essa nasce nel lontano 1902 grazie ad un gruppo di dipendenti della Banca d’Italia. Il motivo per cui venne creata era di garantire l’indipendenza degli impiegati; infatti, dovendo esercitare funzioni di interesse pubblico e di vigilanza sulle banche del sistema, si voleva evitare che si dovessero rivolgere a enti creditizi da loro sorvegliati per finanziamenti a scopo personale, stante anche il livello basso degli stipendi.

Questi all’epoca erano infatti inferiori a quelli, già miseri, degli impiegati statali. Nei primi decenni di vita, la CSR rimase di minime dimensioni: pochi gli impiegati che sceglievano di indebitarsi, forse anche per ragioni di onore, pochi i risparmi da depositare. La situazione andò avanti con buona pace di tutti, fino a quando, nel 1949, i dipendenti della Banca d’Italia non indissero uno sciopero ad oltranza per rivendicare aumenti salariali, sciopero che durò quasi due mesi. Gli scioperanti ne uscirono del tutto sconfitti e in condizioni finanziarie precarie non avendo percepito le mensilità corrispondenti alla durata degli scioperi. La CSR intervenne allora con sovvenzioni che, seppur minime, risolsero i problemi più seri. Da quel momento decollò, proprio nello spirito della mutualità di cooperativa, attenta ai tutti i soci e in particolare a quelli più deboli.

Le condizioni mutarono con la politica aziendale di Guido Carli e con i cospicui aumenti delle retribuzioni del personale della Banca d’Italia dei primi anni sessanta, proseguita con dinamiche più attenuate fino ad oggi, in nome della professionalità degli addetti. I sindacati del personale hanno fatto propria la conduzione della CSR, avvicendandosi al comando anche attraverso alleanze talvolta imprevedibili.

La CSR è a poco a poco divenuta banca di deposito alle migliori condizioni finanziarie dei propri soci.

I crediti sono diminuiti progressivamente rispetto alle attività finanziarie che oggi sono pari a 4 volte il volume delle sovvenzioni ai dipendenti. I titoli in portafoglio sono arrivati a 4 mld, incluse le partecipazioni in primarie società pari a 200 milioni (Enel, Terna, FCA, A2A) e la maxi quota per 225 milioni nel capitale di Bankitalia. I prestiti alla clientela sono poco più di 1 miliardo, 900 di mutui e il resto prestiti personali e cessioni del quinto. Un dato per tutti serve a fotografare la situazione della CSR, come si può notare dal grafico tratto dal bilancio 2019. In un anno i finanziamenti ai dipendenti e pensionati sono aumentati di appena 12 milioni di euro, mentre la raccolta è esplosa di ben 400 milioni.

Di tutta rilevanza, invece, la struttura patrimoniale che evidentemente risente poco delle dinamiche dell’intermediazione tipica di raccolta e impieghi. Il patrimonio è di 620 milioni con un requisito patrimoniale pari al 37%. L’utile netto ha superato quest’anno la cifra record di 52 milioni di euro, di questi tempi una vera manna che tutti invidieranno, volendo apprendere come si fa.

Se questa è una banca, per giunta cooperativa ?
Tre osservazioni sul bilancio 2019

La peculiarità di questi dati non ha bisogno di commenti.

È indubbiamente un segnale di benessere che a nessuno viene in mente di contestare. Quello che invece va osservato è se la mutualità cooperativa si sia conservata, considerato che lo scopo prevalente è sempre più marcatamente quello della remunerazione degli asset finanziari dei dipendenti sottoforma di interessi sui depositi a vista e a termine superiori al tasso medio degli impieghi (il margine di interesse è negativo per 5 mln), sulla remunerazione delle azioni (1,8% circa del valore del titolo) e sulla distribuzione di benefici assistenziali ai soci, con fondi da elargire per il 2020/21 pari al 60% dei dividendi da distribuire (5,4 milioni).

L’utile netto si è avvantaggiato del valore attribuito ai titoli in portafoglio (per alcune decine di milioni di euro), dei dividendi da partecipazioni azionarie e dell’assorbimento, in essere da sempre, dei costi del personale da parte della Banca d’Italia.

A proposito della quale, si legge dalla bozza di bilancio che una quota del capitale pari al massimo detenibile (il 3%, 9000 azioni del valore unitario e fisso di 25.000 euro) è stato acquisito dalla CSR negli ultimi due anni, fruttando nel 2019 un dividendo di 5,6 milioni. La CSR occupa ora l’undicesimo posto nell’elenco dei partecipanti al capitale della Banca centrale italiana.

Pur non rientrando direttamente nell’argomento di queste osservazioni, non si capisce perché la stessa apertura nei confronti del capitale della Banca d’Italia non sia stata finora riservata al Fondo pensione complementare per i dipendenti della medesima che ha la finalità esclusiva di erogare, ai sensi del D.lgs. 5 dicembre 2005, n. 252, un trattamento pensionistico, in regime di contribuzione definita, complementare dell’Assicurazione Generale Obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti a far tempo dal 28 aprile 1993.
Senza addentrarci in particolare tecnici, l’investimento del Fondo nel capitale della Banca d’Italia, come avvenuto per altri fondi complementari, contribuirebbe a ridurre la volatilità dei risultati che garantiranno le prestazioni future, stante la politica seguita dalla Banca centrale nella distribuzione degli stessi.

Tornando alla CSR, i dati citati non possono non portare ad alcune osservazioni, la prima delle quali è quella di un risultato d’ordine finanziario che pesa talmente su quello complessivo, da richiedere risorse notevoli per l’attenuazione della volatilità dei titoli posseduti e dei dividendi azionari.

E infatti la metà dell’utile (26 milioni) viene destinata alla riserva perequazione azioni e, in parte minore, ad alimentare il fondo acquisto azioni proprie che, tra parte libera e impegnata, ha raggiunto la consistente cifra di 200 milioni, un terzo circa dell’intero patrimonio.

La conclusione è che questi risultati assumono importanza prevalente rispetto alle abilità gestionali degli amministratori.

La seconda osservazione è se la dimensione e la configurazione assunta dal bilancio consentono il mantenimento del principio di mutualità e di solidarietà, o alimentino viceversa eccessive disparità tra le diverse condizioni finanziarie dei soci, consentendo anche arbitraggi a causa dei livelli dei rendimenti, nella distribuzione dei fondi di assistenza e, soprattutto, tra generazioni.

C’è anche una terza osservazione più generale che ha a che fare con la quota di capacità inutilizzata della banca, che non si accompagna alla massimizzazione dell’efficienza. Potrà sembrare un paradosso, ma la domanda è se non sia possibile ottenere risultati ancora migliori e soprattutto meno distorsivi, mediante una configurazione istituzionale più agile e distribuita tra intermediari specializzati.

Il futuro della CSR

Nei fatti un bisogno che occupa tutti, più abbienti e meno abbienti, giovani e meno giovani riguarda i servizi tra i quali al primo posto si collocano quelli di pagamento. Creando un Istituto di moneta elettronica e aprendo conti di pagamento si possono ottenere gli stessi risultati che offre una banca con un costo del capitale nettamente inferiore.

Lascia invece perplessi che finora la CSR non abbia sviluppato una propria riconoscibile strategia, ad esempio, offrendo pagamenti istantanei da regolare attraverso la piattaforma Tips, tra l’altro promossa e sviluppata dalla Banca d’Italia. Essa è di particolare utilità per i pagamenti minuti, i più ricorrenti delle famiglie, al cui settore economico appartengono istituzionalmente, come detto, i soci/clienti della Banca.

Con un minore impiego di risorse proprie (a che serve un requisito patrimoniale che sfiora il 40%?) si potrebbe inoltre ottenere una gestione professionale del risparmio, indirizzando i soci verso enti specializzati e seri del mercato italiano.

Per i crediti, come avvenuto nel caso dei mutui edilizi dei dipendenti affidati ad una convenzione con un Istituto a medio termine esterno, potrebbe essere seguita la stessa procedura, ricorrendo all’outsourcing.

Proposte immediate, da banca di famiglia a banca dei soci

Queste osservazioni sono alimentate solo da intenti costruttivi e traggono spunto anche dalla recente intervista rilasciata su Il Sole 24 Ore alcuni giorni fa dal Presidente della CSR che, con orgoglio, l’ha fatta conoscere al grande pubblico, soffermandosi sulla funzione importante per molti risparmiatori. Una banca di famiglia allargata che può evolvere in un modello da seguire ed imitare, ha concluso.

Noi abbiamo provato a sollevare ai suoi amministratori alcune domande che possono essere interamente rigettate se ritenute di scarso interesse o troppo lontane dal solco che si ritiene ben tracciato. Ben poche sono del resto le varianti che differenziano i programmi delle liste dei candidati alle cariche aziendali.

Il suggerimento ai soci è di leggere almeno i passi più importanti delle 200 pagine che compongono il bilancio, per farsi un’idea consapevole e informata. Se osservazioni verranno esposte mediante questo blog, le pubblicheremo senza indugio e proveremo a rispondere secondo la nostra ottica.

Ci si consentano due conclusioni. La prima è che cambiare è un atteggiamento che in questa stagione di pandemia è un obbligo per tutti, iniziando dalla valorizzazione del risparmio dei cittadini e dalla allocazione delle risorse verso impieghi produttivi. Tutti con fatica stanno cercando di cambiare: sanità, istruzione, trasporti, turismo e anche il reddito e le esigenze familiari muteranno radicalmente. La CSR deve essere in grado di esprimere la sua capacità di cambiamento, rivedendo criticamente come, nel tempo, si siano modificate le sue originali peculiarità di cooperativa senza finalità di lucro, e mostrando la capacità di formulare idee strategiche, attraverso un modello in grado di attenuare le sperequazioni intergenerazionali. Così facendo, potrebbe essere di utilità anche per il welfare aziendale di altre imprese.

Anche la comunicazione può essere migliorata affinchè i risparmiatori possano agire in modo informati. Depositanti o iscritti a forme di previdenza hanno bisogno dello intero spettro di informazioni per decidere e soprattutto per valutare le strategie di chi gestisce, a vario titolo, somme consistenti di denaro.

La seconda è che il bisogno di visibilità della Banca, ben rappresentata dal suo Presidente, si concretizzi con atti riconoscibili ed efficaci verso l’esterno. È il motivo per il quale siamo convinti di dover sollecitare un’azione improntata a maggiore generosità nella partecipazione al grave momento del Paese, devolvendo in beneficenza tutti gli utili derivanti dalla partecipazione nel capitale della Banca d’Italia, pari a 5,6 milioni, finalizzandoli a iniziative per la sanità. Dopo tutto è denaro pubblico, che tornerebbe al pubblico interesse. Le erogazioni in beneficenza per il Covid sono finora ammontate a 600 mila euro, pari a un mero 1% del cospicuo utile conseguito.

Aiuterebbe questa azione a far conoscere ancora meglio la CSR, evitando critiche che facciano riferimento alla condizione di enclave, termine che, tradotto, potrebbe significare una sola cosa: privilegio.

 

 

 

5 COMMENTS

  1. Ho letto l’interessante articolo che ha sollecitato alcuni spunti e delle considerazioni. Al riguardo chiederei agli autori un aiuto per miei dubbi e, nel caso, correggere possibili errori.
    Dall’esame del bilancio, osservo che il conto economico 2019 presenta un risultato che va a raddoppiare l’utile d’esercizio dello scorso anno (oltre 52,6 mln rispetto ai 20,5 mln dell’anno precedente). Rilevo pure che i rendimenti complessivi assorbono integralmente il margine d’interesse negativo dell’anno (per 5,5 mln circa) e, quindi, rettificano un evidente sbilanciamento fra gli interessi attivi incassati e i rendimenti riconosciuti alla clientela.
    La natura dell’utile 2019 palesa, quindi, le caratteristiche di un risultato derivante essenzialmente da operazioni attinenti all’area “finanza”, piuttosto che essere riveniente dall’attività prudenziale connessa allo scopo principale della Cassa.
    La voce 100 del conto economico indica un utile in aumento del 24,2% (+10 mln circa in valore assoluto), riveniente per lo più da “attività finanziarie valutate al fair value con impatto sulla redditività complessiva”.
    Lo sbilanciamento costi/rendimenti riflette la consistenza delle voci di stato patrimoniale e le relative politiche di sviluppo. All’aumento del 10% circa della raccolta da clientela nell’anno non corrisponde analoga crescita degli impieghi. Non si comprende fino a che punto questo è coerente con un eventuale piano industriale della banca (anche per la politica dei prezzi praticata).
    Spicca inoltre, oltre l’ammontare delle Riserve, asceso a oggi ben sei volte quasi l’ammontare del Capitale sociale, l’annotazione riportata nella sezione riguardante le “grandi esposizioni” (che hanno fortemente contribuito ad assicurare gli alti rendimenti), la dove viene esplicitamente indicato un avvio delle iniziative necessarie a ricondurre almeno un valore entro i limiti “previsti dalla normativa prudenziale”.
    In relazione a quanto rilevato mi domando quanto nella gestione CSR resti ancora ispirata all’intento sociale primario, all’indirizzo mutualistico dell’attività cooperativistica d’origine.
    Un’altra considerazione, magari questa più frivola, porterebbe a chiedersi quanto prudente e opportuna possa tornare un’intervista al Sole 24 Ore (edizione 31 gennaio scorso), attese le evidenti criticità di bilancio presenti.
    Tralascio ogni considerazione sulla quota di utile che è stata destinata all’emergenza Covid, perché nel caso si entrerebbe anche nella sfera etica degli amministratori di una “scrl”.
    Ringrazio anticipatamente per le delucidazione e i chiarimenti che intenderete dare.

  2. Mi trovi d’accordo. E’ il bilancio di una finanziaria che si alimenta con fonti di reddito esterne, non prodotte attraverso l’attività caratteristica di depositi e impieghi. Inoltre, la struttura dell’intermediazione è evidentemente riduttiva ed inefficiente. Non sfrutta le tante risorse disponibili (patrimonio e raccolta) e lo vedi da un ROA da brividi, appena l’1 per cento nel 2019. Ciò’ significa che il valore aggiunto di chi amministra è marginale e si limita a distribuire le risorse e non le valorizza in termini economici. Il rilievo che fai sulla scarsità delle erogazioni per la pandemia (600.000 euro su oltre 50 milioni di euro di utile) è un esempio, a tacer di altro, di come malamente sono allocati i nostri soldi. Per il futuro va cambiato parecchio e credo che anche l’attuale CDA farà’ fatica a farsi riconfermare. Poi sai bene che a molti piace credere che gli asini volano.

  3. Sono d’accordo con i problemi che evidenziate. Inoltre, dovendo votare come si fa a scegliere tra le tre liste ? E’ singolare come si presentano. Uno vale uno. I cv sono tutti brillanti e splendenti. Nessuno di loro hai mai lavorato in una banca commerciale ne’ e’ mai stato un banchiere. Tutti sono sponsorizzati dai sindacati. E’ una fiera delle vanita’ dove chi vince lo fa non sui programmi o sulle risposte alle vostre domande. Vince perche’ molti hanno paura di perdere la gallina dalle uove d’oro, un privilegio che oggi e’ senza senso.

  4. Caro Prof. ha ragione. In passato ho avuto rapporti con la CSR per motivi di lavoro. Riescono a supplire a eventuali carenze professionali (nessuno e’ stato un banchiere) perche’ hanno alle spalle Bankitalia. Facile cosi’. E il fisco che ne pensa di una banca cosi ?

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